(Sesto Potere) – Forlì – 31 marzo 2026 – Non è solo un comparto storico, ma il vero cuore pulsante dell’economia romagnola. Il settore primario nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna si conferma il volano della crescita territoriale, superando sistematicamente le medie regionali e nazionali. I dati del Rapporto sull’Economia 2025, presentati dalla Camera di Commercio della Romagna e Ravenna-Ferrara, delineano un quadro ad alta vitalità che spinge la FAI CISL Romagna a chiedere un cambio di passo nelle relazioni sindacali.
Sui numeri interviene Roberto Cangini, Segretario Generale della FAI CISL Romagna, con una posizione netta: “Questa solidità economica deve diventare la base per un rilancio della qualità del lavoro. Se il settore corre, devono correre anche i diritti e le garanzie contrattuali dei lavoratori”.
Forlì-Cesena: il gigante della produzione e della zootecnia
La provincia di Forlì-Cesena si attesta come un territorio dal peso specifico agricolo eccezionale. Il settore genera qui il 4,2% del valore aggiunto provinciale, un dato nettamente superiore alla media dell’Emilia-Romagna (2,3%) e a quella nazionale (2,2%).
L’impatto sociale è ancora più evidente sul fronte occupazionale: l’agricoltura impiega ben il 13,6% degli addetti totali, una quota che polverizza il 5,7% regionale e il 5,3% nazionale. “Siamo di fronte a un pilastro occupazionale insostituibile: in questa provincia quasi 14 lavoratori su 100 operano nella filiera agricola”, dichiara Roberto Cangini. “I dati 2025 sono entusiasmanti: la Produzione Lorda Vendibile (PLV) ha raggiunto i 545 milioni di euro (+12,9%), (Ricordiamoci che questo settore è fortemente legato a quello della trasformazione che in Romagna cuba diversi miliardi di euro),trainata da una zootecnia soprattutto avicola che cresce del 21,7%. Questi record non sono casuali, ma frutto del sacrificio dei lavoratori. È il momento di investire sulla stabilità dei contratti e sulla sicurezza, trasformando i profitti in benessere per le famiglie”.
Rimini: avanguardia del Bio e resilienza del Mare
Anche il territorio riminese si conferma un’eccellenza, puntando su qualità ambientale e innovazione. Con il 15,0% di aziende agricole biologiche, Rimini supera ampiamente la media regionale (11,4%). La Produzione Lorda Vendibile ha sfiorato nel 2024 i 127 milioni di euro.
“Rimini è la terra del biologico, un modello che genera l’1,1% della ricchezza provinciale e impiega il 2,7% degli addetti”, prosegue Cangini. “Nonostante le difficoltà della pesca, il comparto rappresenta ancora il 12,2% degli addetti del settore agricolo riminese. I mercati ittici di Rimini e Cesenatico, che insieme muovono oltre 17 milioni di euro di prodotto, ci dicono che la filiera del mare è viva. La nostra sfida è garantire che l’eccellenza delle orticole e l’economia blu siano sinonimo di lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito”.
Ravenna: potenza industriale e record di Export
Ravenna si posiziona come un colosso a livello nazionale, occupando il 30° posto in Italia per peso del valore aggiunto agricolo. Il settore genera ben 640 milioni di euro, pari al 4,7% del valore aggiunto totale della provincia (più del doppio della media nazionale del 2,1%). A trainare la crescita è un export clamoroso: nei primi nove mesi del 2025 ha segnato un +21,7% per un totale di 185 milioni di euro, con le colture permanenti (frutta e vite) che corrono a un ritmo del +28,6%. “A Ravenna l’agricoltura è una realtà industriale che produce ricchezza vera”, afferma il Segretario FAI CISL. “La capacità di conquistare mercati come Germania, Polonia e Regno Unito dimostra la dedizione di chi coltiva queste terre”.
L’occupazione ravennate, dopo la flessione degli anni precedenti, è risalita nel 2025 a 13.706 addetti, rappresentando l’8,5% della forza lavoro provinciale. “Notiamo con favore la ripresa occupazionale, ma questo dinamismo deve tradursi in attrattività per i giovani, che oggi guidano solo il 3,5% delle imprese. Dobbiamo garantire tutele che permettano un ricambio generazionale nei cuori pulsanti di Ravenna (1.541 imprese) e Faenza (1.232 imprese)”.
La sfida della FAI CISL Romagna: dalla crescita ai diritti
Per Roberto Cangini, i Rapporti 2025 delle Camere di Commercio devono segnare l’inizio di una nuova fase di confronto con le parti datoriali. Il sindacato chiede che il successo economico diventi il motore per un rinnovo della contrattazione provinciale che metta al centro la persona. “I dati ci dicono che l’agricoltura romagnola non solo tiene, ma cresce a doppia cifra”, conclude Cangini.
“Chiediamo che questa ricchezza prodotta sul territorio rimanga sul territorio, sotto forma di maggiori tutele, formazione continua e salari in grado di proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori agricoli e della pesca. Vogliamo rendere questo settore più attrattivo in una fase in cui l’agricoltura e la trasformazione soffrono di una scarsa reputazione tra i lavoratori. Dobbiamo incidere maggiormente anche sui servizi, ad esempio sugli asili e sul problema abitativo, che spesso impedisce l’arrivo di forza lavoro da fuori territorio. Se le nostre province sono ai vertici della produzione, devono esserlo anche nella dignità del lavoro”.

