(Sesto Potere) – Forlì – 23 marzo – “La parte dell’Italia che è andata alle urne ha scelto in maggioranza di votare ’no’ alla riforma della giustizia. Lo ha fatto con cognizione di causa? Crediamo di no. Questa è l’Italia che si lascia convincere da martellanti bufale ideologiche, spesso tanto inverosimili da apparire ridicole, spese in quantità da politici, giornalisti, docenti, sindacalisti, gente dello spettacolo di sinistra. Basta vedere la manifestazione indecorosa di magistrati super politicizzati di sinistra che ballano e cantano a Napoli per una vittoria che, in realtà, è una sconfitta per una giustizia giusta e trasparente. Uno stop forse irreversibile perché anche l’Italia possa contare su un sistema della giustizia simile a quello delle altre grandi democrazie europee e mondiali che prevedono tutte la separazione delle carriere. Ha vinto l’Italia del ‘no’ perchè chi sosteneva il ‘sì’ ha puntato su una campagna che andava nel merito della riforma, con argomentazioni tecniche, senza strumentalizzazioni ideologiche”.
Così in una nota il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna.
“Nel quadro deludente – commenta – emergono tuttavia i risultati molto positivi di Veneto, Lombardia e Friuli e quello sostanzialmente in equilibrio del Trentino. Territori produttivi e strategicamente avanzati dove governa la Lega. Anche in Romagna, dove la sinistra ha la prevalenza, abbiamo alcune buone sorprese in provincia di Forlì-Cesena dove il sì vince in 12 comuni su 30, per esempio a Cesenatico, e in provincia di Rimini dove prevale in 14 comuni su 27, per esempio Riccione e Bellaria-Igea Marina”.
“Forse – commenta Morrone – l’Italia del ‘sì’ non ha creduto fino in fondo che dall’altra parte, dalla parte del ‘no’, si sarebbero usati cinicamente tutti i mezzi possibili, irrazionali, strumentali, ideologici, pregiudizievoli, falsi, con un uso calcolato e manipolatorio delle emozioni per portare alle urne di tutto, di più. È quasi penoso, infatti, vedere esponenti della sinistra che festeggiano con la Costituzione in mano per la sconfitta di una riforma che mirava a superare il modello organizzativo della magistratura in essere durante il fascismo. Ha vinto l’Italia del ‘no a prescindere’, ma in realtà hanno perso tutti gli italiani che vorrebbero un Paese più moderno, più democratico, più credibile, più consapevole, più colto e si ritrovano, al contrario, in un’Italia mediocre, divisa, bloccata dai poteri forti che ostacolano ogni cambiamento e da una sinistra del ‘campo largo’ che guarda al passato”.

