(Sesto Potere) – Modena – 23 marzo 2026 – Promuovere una riforma organica della legge quadro nazionale sulla Polizia locale, risalente al 1986, per adeguarla alle trasformazioni del contesto sociale e alle crescenti esigenze di sicurezza urbana. È quanto chiede la mozione proposta da Maria Grazia Modena, approvata dal Consiglio comunale nella seduta di lunedì 16 marzo con il voto favorevole di Modena per Modena, Pd, Avs, M5s e Modena Civica, e quello contrario di FdI, Lega Modena e Modena in ascolto.
La proposta sollecita l’adozione di una nuova legge quadro capace di definire in modo più chiaro ruolo e funzioni della Polizia locale, garantire standard uniformi su formazione, dotazioni e organizzazione, rafforzare le tutele giuridiche e professionali degli operatori e migliorare il coordinamento con il sistema nazionale di sicurezza pubblica. La mozione chiede inoltre che la riforma valorizzi le esperienze regionali più avanzate, come il modello di sicurezza integrata sviluppato dall’Emilia-Romagna, e prevede la trasmissione del documento a Governo, Parlamento, Regione e Anci.
Insieme alla mozione è stato approvato anche un emendamento, proposto sempre da Modena per Modena, che chiedeva una modifica nel testo della mozione volta ad aggiungere un riferimento esplicito al testo del Disegno di Legge governativo oggi al vaglio dei lavori parlamentari in materia di riforma della legge quadro del 1986 sulla PL. L’emendamento è stato approvato con il voto favorevole di Pd, Avs, M5s e Modena Civica, e quello contrario di FdI, Lega Modena e Modena in ascolto.
L’approvazione del documento è stata anticipata da un dibattito aperto da Fratelli d’Italia, con Luca Negrini, che ha riconosciuto il valore strategico della Polizia locale ma ha definito la mozione poco incisiva, perché “richiama temi già oggetto di confronto a livello nazionale”. Il capogruppo ha criticato in particolare il riferimento al modello regionale e l’emendamento, ritenuto “peggiorativo e paradossale”, sostenendo che il percorso di riforma sia già avviato dal Governo, richiamando inoltre le criticità locali, dalle dotazioni agli organici, sottolineando come il documento “non dia risposte concrete alla realtà modenese”. A sua volta Ferdinando Pulitanò ha rivendicato l’azione del governo nel riformare una normativa ferma da decenni e nel destinare risorse alla sicurezza urbana, sottolineando la necessità di dotare gli agenti di mezzi adeguati come il taser, ribadendo che senza riforme concrete si continuerà a non affrontare davvero il problema della sicurezza. Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha giudicato superflua la mozione alla luce del percorso già avviato a livello nazionale. Il consigliere ha ribadito l’importanza della Polizia locale nel contrasto alla criminalità e la necessità di aggiornare una normativa ormai superata, ma anche invitato a evitare contrapposizioni politiche, sottolineando come il tema richieda un approccio condiviso e un riconoscimento più adeguato del ruolo degli agenti.
Per il Pd, Stefano Manicardi ha evidenziato l’urgenza di riformare una legge quadro “superata sotto alcuni punti di vista”, criticando la scelta del Governo di accentrare l’iniziativa legislativa, sottraendo spazio al Parlamento, e apprezzando l’emendamento come strumento per provare a riequilibrare il processo. Il consigliere ha rimarcato la necessità di rafforzare il coordinamento tra Stato ed enti locali e di garantire agli agenti dignità professionale e adeguati strumenti operativi. Anche Diego Lenzini ha sottolineato la centralità del tema, ricordando il divario esistente tra Polizia locale e altre forze dell’ordine: “Svolgono attività analoghe senza avere le stesse tutele”. Il capogruppo ha richiamato questioni come lavoro usurante, previdenza e accesso alle banche dati, auspicando una riforma condivisa che superi le differenze, insistendo infine sulla necessità di riportare il confronto in Parlamento e di costruire una convergenza politica basata sui bisogni concreti degli operatori.

