venerdì, Marzo 13, 2026
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Panathlon Club Forlì: serata dedicata alle donne: ospite d’onore la calciatrice Alice Pignagnoli

(Sesto Potere) – Forlì – 13 marzo 2026 – Il Panathlon Club Forlì ha dedicato una serata alle donne: ospite d’onore Alice Pignagnoli, calciatrice  professionista con il ruolo di portiere, che vanta una lunga carriera con un importante palmares: uno scudetto, una supercoppa italiana e la partecipazione alla Champions League.
Il giornalista Stefano Benzoni, nel presentare Pignagnoli, ha evidenziato quanto sia stata difficile la carriera di questa calciatrice, visto che le donne nello sport hanno dovuto scalare una montagna per essere accettate e considerate, tanto è vero che ancora non sono ritenute del tutto alla pari degli uomini.
Pignagnoli è oggi una madre, una moglie ma soprattutto è un simbolo, perché lottando è riuscita ad affermare i diritti delle donne e in tal modo ha mostrato la strada che le sue colleghe dovranno seguire.
Benzoni ha poi formulato la prima domanda all’ospite, chiedendole come fosse da bambina.
“Da piccola ero già molto determinata”, ha risposto Alice. “Io volevo giocare a pallone, ma i maschi non mi facevano mai partecipare alle partite. Solo quando qualcuno si faceva male potevo prendere il suo posto. A me non è mai interessato quello che dicevano gli altri e tante volte mi hanno chiesto se ero un maschio o una femmina.”
Ma la prima difficoltà era in famiglia.
“I miei genitori – ha spiegato Alice – non volevano che io giocassi a calcio. Secondo loro, non era una disciplina sportiva per femmine. Papà e mamma temevano che io soffrissi. Adesso sono madre anch’io e di sicuro darò ai miei due figli la possibilità di praticare tutti gli sport che vorranno.”
Pignagnoli ha poi proseguito rivelando quale sia stato il suo mentore.
“Mio zio, fratello di mia madre, mi ha avviato al calcio. Quando ero ancora bambina giocavamo insieme. Per fortuna, con i miei genitori le cose ora vanno meglio, c’è una sorta di armistizio: non vengono allo stadio e non guardano le partite in TV, ma il mio percorso di mamma calciatrice è  stato possibile grazie alla disponibilità di entrambi di occuparsi dei miei bambini.”
Benzoni ha poi domandato ad Alice quando ha capito di avercela fatta.
“Non basta arrivare alla serie A per dire che ce l’hai fatta. Nel calcio maschile le cose sono diverse, in quello femminile non ci sono tanti soldi, io, per esempio, ho avuto un procuratore solo a partire dal 2019, prima dell’avvento del professionismo molte società davano solo un rimborso spese. Quando, però, a Napoli ho fatto un gran campionato sono stata chiamata dalla Torres e solo a quel punto ho realizzato che era arrivata dove volevo.”
Pignagnoli si è laureata nel 2011 con una tesi sulla rappresentazione della donna nei media. “Oggi molto è cambiato – spiega Alice – nel 2023 ho scritto un libro da cui è stata tratta la trama di un film documentario sulla mia vita sportiva che stiamo girando in questi ultimi mesi. Spero che per il pubblico sia un prodotto importante.”
Perché ha scelto il ruolo di portiere? “Prima ero centrocampista, sono diventata portiere perché la titolare si era rotta il crociato. Ho provato, mi è piaciuto e ho continuato.”
Ma la vicenda più importante di cui si è parlato è quella del licenziamento di Alice perché incinta.
“Nel 2019 gioco per il Cesena. In una partita disputata a Roma prendo una botta e svengo. Mi portano in ospedale e scopro di essere incinta di 6 settimane. Il Cesena chiama la federazione e chiede cosa fare. La federazione dice di rescindere il contratto. Alla fine ci siamo accordati: non percepivo lo stipendio ma ero sempre vicina alla squadra e mi davano un rimborso spese. Il Cesena mi ha poi stupito perché mi ha rinnovato il contratto per la stagione successiva e così sono rientrata dopo appena 100 giorni dal parto. Prima le calciatrici temevano di rimanere incinte, dopo la mia storia sono mutate tante cose.”
Pignagnoli ha sempre avuto il supporto del marito: “È stato al mio fianco in ogni situazione, prima invece ero sola. Quando abbiamo scoperto che ero incinta mi ha detto che dovevo continuare a giocare.
Per la seconda gravidanza la situazione è stata diversa: la Lucchese, squadra in cui giocavo, mi ha licenziato e non mi ha pagato nemmeno gli arretrati. Sono stata addirittura espulsa dalla chat di Whatsapp della squadra. Ero incinta da tre mesi, è  stato il periodo più  difficile della mia vita sportiva. Mi è stato pagato solo una parte del mio contratto e non mi hanno mai reintegrata.”
“Cosa mi dà fastidio? Il fatto che la gente mi dica che devo smettere di giocare perché sono madre. Io non mi sono mai pentita di lasciare i miei figli a mio marito o ai miei genitori. Mia mamma diceva sempre che aveva lasciato la carriera per stare con i figli, io non la penso come lei.  Per essere serena devo essere realizzata per ciò che ho fatto. Un esempio? Alla fine della prima partita dopo il parto tutte le calciatrici, avversarie comprese, mi hanno abbracciato. È stato un momento bellissimo.”

Da sinistra nella foto: Ivan Balelli, Milva Rossi, Alice Pignagnoli, Marilena Rosetti e Stefano Benzoni.