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Forlì, la Federazione BCC dell’Emilia-Romagna a confronto con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani

(Sesto Potere) – Forlì – 21 febbraio 2026 – Un impegno da parte del Governo a tutelare in Europa l’unicità, l’importanza e la capacità di risposta ai bisogni dei territori che la cooperazione di credito esprime: è questa la richiesta che i vertici della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna e una delegazione di rappresentanti delle Banche di Credito Cooperativo che operano in regione hanno presentato al vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani questa mattina all’Hotel Globus di Forlì, nell’ambito di un momento di confronto dedicato al ruolo del Credito Cooperativo come strategica infrastruttura economica e sociale dei territori.

Nel corso dell’incontro, al quale ha partecipato anche il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, sono stati presentati a Tajani i principali dati del sistema BCC in regione: 9 BCC aderenti348 sportelli (pari al 16,5% degli sportelli bancari regionali), presenza in 162 comuni e 9 province, con 14 comuni in cui le BCC rappresentano l’unica presenza bancaria; una base composta da 155.017 soci e oltre 2.800 dipendenti.

“In Emilia Romagna dal 2019 al 2024 sono stati chiusi 414 sportelli bancari e altri 37 hanno seguito lo stesso destino nei primi 9 mesi del 2025 – ha spiegato Mauro Fabbretti, presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna -. Le BCC sono andate in controtendenza con due nuove aperture di sportelli anche nel 2025 e nuovi progetti per tutelare e presidiare le aree interne e periferiche. I dati che abbiamo condiviso oggi raccontano un sistema bancario cooperativo solido e profondamente radicato. In Emilia-Romagna le BCC continuano a presidiare i territori, a sostenere l’economia reale e l’impresa diffusa, e a rafforzare la propria presenza anche dove altrove si arretra. È un modello che tiene insieme solidità, responsabilità e vicinanza: una banca di comunità che non abbandona le persone e che, nelle emergenze come nella quotidianità, continua a dare risposte concrete a famiglie, imprese e territori. Siamo orgogliosi che il valore di questo modello virtuoso sia stato riconosciuto dalle Istituzioni, non ultimo in occasione della recente Legge di Bilancio. È fondamentale continuare a valorizzare il nostro modello di banche di comunità, che non possono essere equiparate negli adempimenti legislativi e burocratici ai grandi gruppi. Questa specificità deve essere sempre più acquisita anche a livello europeo, dove prosegue il nostro impegno per la proporzionalità delle norme”.

“In questo senso – ha aggiunto il presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagnachiediamo al Governo un impegno affinché la revisione del quadro normativo bancario, avviata dalla Commissione UE con la consultazione dell’11 febbraio 2026, per renderlo più coerente e funzionale agli obiettivi di competitività e complessità europea, si muova in direzione di associare alla ricerca della proporzionalità, anche la preservazione e l’incremento della biodiversità nel sistema bancario europeo. Una maggiore proporzionalità permetterebbe di superare l’attuale disparità di trattamento rispetto ai modelli di organizzazione diffusi in Germania e Austria e consentirebbe alle singole BCC di non essere penalizzate nel loro operare. La cooperazione di credito a mutualità prevalente, nonostante lo sforzo profuso anche dalle autorità del nostro Paese, dopo dieci anni dalla riforma del credito cooperativo purtroppo non ha ancora trovato adeguato e appropriato riconoscimento nell’orientamento Europeo. La richiesta e quindi, da una parte, quella di estendere le semplificazioni e le misure di proporzionalità strutturali che si andranno costruendo nei prossimi mesi anche ai Gruppi bancari cooperativi italiani che risultano originali e ‘atipici’ rispetto ad altri modelli bancari europei e, dall’altra, il contestuale riconoscimento del modello”.

“Le BCC sostengono i territori e le comunità locali permettendo innanzitutto alle micro, piccole e medie imprese di accedere al credito – ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani –, quindi per noi è fondamentale dare sostegno e pieno riconoscimento alla specificità di questo mondo. Siamo pronti ad organizzare un incontro a Bruxelles per supportare la richiesta di riconoscimento della proporzionalità delle norme bancarie a livello europeo. Dobbiamo evitare tentazioni stataliste contrarie alla nostra impostazione culturale, per questo confermo il mio impegno a favore del pluralismo economico e della biodiversità bancaria che le banche di credito cooperativo garantiscono nel Paese”.

“Riconosciamo al ministro Tajani un grande impegno a sostegno dell’identità del credito cooperativo – ha commentato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini –, si è battuto non per il riconoscimento di un privilegio ma per il riconoscimento di un merito, di un tratto distintivo delle nostre banche che hanno una missione diversa da quella dei grandi gruppi. L’Action Plan sull’economia sociale individua il credito cooperativo come attore protagonista, sarà lo strumento per supportare anche in Europa la richiesta di proporzionalità. La Bce deve prendere atto che a domande diverse occorre fornire risposte diverse e non standardizzate. Le banche di credito cooperativo non distribuiscono utili, li accantonano a riserva indivisibile per costruire il patrimonio intergenerazionale del territorio. Ringraziamo il presidente per questo impegno, profuso anche in occasione della Legge di Bilancio”.

I numeri presentati al vicepremier parlano di un modello virtuoso capace di innescare una crescita superiore rispetto al resto dell’industria bancaria: impieghi totali 14,4 miliardi di euro (+3,63%) e raccolta da clientela 18 miliardi di euro (+2,51%), con performance migliori rispetto alle medie del sistema. Forte il focus sul sostegno all’economia reale e alle PMI: per ogni 10 euro di impieghi, 7,85 euro sono destinati alle PMI, di cui 5,87 euro a microimprese con meno di 10 dipendenti; significative anche le quote di mercato in comparti chiave come imprese 5–20 addetti (28,6%), turismo (26,2%), agricoltura (19,1%) e imprese artigiane (23,9%). Il quadro della solidità è completato da un patrimonio (capitale e riserve) di 2,3 miliardi di euro e da un CET1 Ratio del 26,4%, in incremento; inoltre il 79% del risparmio raccolto diventa credito per l’economia reale e, per legge, almeno il 95% del credito viene erogato nello stesso territorio che ha generato il risparmio.

L’incontro ha permesso anche di ripercorrere la capacità del Credito Cooperativo di essere presente nelle emergenze e nel sostegno alle fragilità: dagli interventi in pandemia con le moratorie concesse sui mutui, alle misure legate all’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna (con i 500 milioni di euro di plafond messi a disposizione dai Gruppi bancari cooperativi, le importanti raccolte solidali realizzate dalla cooperazione di credito e il progetto di Microcredito sociale avviato insieme alla Caritas), fino ai 200 milioni di euro messi in campo per supportare imprese, famiglie e territori nel contrasto al caro energia.