venerdì, Febbraio 13, 2026
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Immigrazione clandestina, un Cpr a Bologna? Il no di Lepore e Clancy. E de Pascale chiede: “una strategia condivisa, senza veti o forzature”

(Sesto Potere) – Bologna, 13 febbraio 2026 –  Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi oggi pomeriggio a Bologna per un evento culturale ha scritto una lettera indirizzata al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale in risposta alla richiesta del governatore di aprire un confronto sul tema della gestione dell’immigrazione illegale e garantire l’ordine pubblico, annunciando la comunicazione a breve di una collocazione di un Centro di permanenza per i rimpatri proprio nel capoluogo bolognese, anticipando anche il trasferimento di maggiori risorse alle Regioni per garantire la sicurezza.

“Se lo Stato chiedesse alla Regione di sedersi a un tavolo per collaborare, anche se si parlasse di un Cpr e per capire come rendere più efficaci le espulsioni di soggetti socialmente pericolosi, io mi siederei”: aveva dichiarato Michele de Pascale pochi giorni fa intervistato dal Corriere della Sera.

Un’affermazione che ha aperto il dibattito politico.
Anche nel centrosinistra.
Facendo emerge pareri discordanti.

“La proposta di un nuovo Cpr a Bologna è sbagliata e non la condivido. Nel nostro Paese questo sistema non funziona. Servono agenti e volanti, questo chiediamo al ministro Matteo Piantedosi”: ha repplicato il sindaco di Bologna Matteo Lepore  affermando che si tratterebbe di “uno spreco di denaro”.

Ed è dello stesso parere anche Emily Clancy, vicesindaca di Bologna con deleghe alla casa, economia della Notte, clima, pari opportunità e diritti di LGBTIQA+, che nella sua pagina social ribadisce: “Siamo contro l’ipotesi di aprire un CPR a Bologna. Lo siamo dentro le istituzioni e lo siamo nelle piazze. Lo siamo perché sappiamo cosa sono davvero questi luoghi. I Centri di permanenza per il rimpatrio – non sono strumenti di sicurezza. Sono luoghi di detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso reati, ma che si trovano in una condizione di irregolarità. In Italia ce ne sono 10 attivi e negli anni in più casi sono emerse indagini per maltrattamenti, violenze, irregolarità nella gestione. Sono strutture opache, costose, inefficaci rispetto ai rimpatri, e segnate da autolesionismo, rivolte, sofferenza estrema. Non è ideologia. È esperienza. Sono dati. Sono venticinque anni di battaglie civili in questa città e in questa regione. I CPR non risolvono l’insicurezza. Non riducono l’irregolarità. Non producono integrazione. Non garantiscono diritti. Producono segregazione. Producono marginalità. Producono disumanizzazione. La sicurezza vera si costruisce con politiche sociali, con percorsi di regolarizzazione, con lavoro, casa, inclusione. Si costruisce governando i fenomeni, non rinchiudendo le persone in luoghi che hanno dimostrato di non funzionare”.

E sul tema interviene anche Sara Accorsi, consigliera metropolitana delegata al Welfare, che dichiara: “Concordo a pieno con la posizione del sindaco metropolitano Matteo Lepore sui CPR. Ci tengo a precisarlo anche alla luce di quello che è il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) della nostra città metropolitana, che rappresenta oggi il vero cuore pulsante dell’accoglienza strutturata. Al 31 dicembre 2025, i numeri ci consegnano una fotografia chiara: su un totale di 3.830 posti disponibili, ben il 59% (pari a 2.259 posti) è gestito tramite il circuito SAI. È una scelta politica e sociale precisa verso un modello che punta all’autonomia e non alla mera assistenza, un modello condiviso dai Comuni dell’area metropolitana con un impegno importante di Sindaci, Sindache e delle comunità. È una responsabilità condivisa da tuttp il territorio metropolitano, in un sistema modulato per rispondere a fragilità diverse: oltre ai 1.799 posti ordinari, disponiamo di 350 posti dedicati ai Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) e 110 posti per persone con disagio sanitario o mentale. Questa specializzazione garantisce che l’accoglienza non sia solo un tetto sopra la testa. Serve certamente lavorare sui temi della giustizia e della sicurezza con norme volte a contrastare l’illegalità e a punire chi sul nostro territorio disprezza le regole. Non è però il CPR quello che genera sicurezza per cittadine e cittadini. Da tempo, insieme al sindaco Lepore, chiediamo più risorse sul sistema SAI, per migliorarlo ancora e rafforzarlo, perché questo ci aiuta a proteggere sia chi arriva sia il territorio che accoglie. E in questa stessa direzione va la richiesta di tutti gli Enti locali che chiedono interventi strutturali per le forze di polizia locali”.

Ed anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, interviene oggi pomeriggio dopo aver ricevuto nel tardo pomeriggio di ieri la risposta del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, alla sua lettera, inviata anche alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e agli altri presidenti di Regione, per chiedere all’Esecutivo: “l’avvio di un confronto sui temi della sicurezza e soluzioni concrete ed efficaci frutto di un patto istituzionale con il Governo, i Comuni e le amministrazioni territoriali”.

“Fra ieri sera e questa mattina ho sentito telefonicamente sia il sindaco Lepore che il ministro Piantedosi. Due colloqui che hanno chiarito le reciproche posizioni e che spero aiutino a far ripartire il dialogo – afferma de Pascale in una nota – . Un sindaco non può apprendere dalla stampa cosa succederà nella sua città, un ministro ha il dovere di costruire una strategia nazionale e il diritto di trovare leale collaborazione dagli enti territoriali. Ho detto ad entrambi che penso sia un errore far iniziare questo dialogo da un singolo strumento, il CPR, e circoscriverlo a una singola città, Bologna, peraltro, come tutti i capoluoghi di Regione, già gravata da tensioni e difficoltà maggiori rispetto al resto del territorio”: aggiunge de Pascale con un parziale dietro-front rispetto a quanto dichiarato nell’intervista al Corriere della Sera.

“In questo senso – prosegue Michele de Pascale – , “avevo scritto al ministro qualche settimana fa affrontando molti temi legati alla sicurezza: dalle stazioni alla riforma della polizia locale, fino al tema, che ci preoccupa tutti, a maggior ragione dopo alcuni drammatici episodi di cronaca, della certezza della pena o dell’espulsione per soggetti socialmente pericolosi. Su questo ultimo punto, il Governo ritiene imprescindibile il potenziamento della rete dei CPR, mentre alle cittadine e ai cittadini da più parti arrivano dati e statistiche, quantomeno altrettanto autorevoli, che ne dimostrerebbero la sostanziale inefficacia e disumanità, oltre che la genericità dello strumento che si rivolgerebbe sia a soggetti pericolosi che a soggetti che non hanno mai commesso reati”.

Peraltro, “le responsabilità di questi problemi in nessun modo possono essere attribuite in via esclusiva a questo Governo, ma sarebbero le stesse sin dalla loro istituzione nel 1998, dovute alla legge Turco-Napolitano, e meriterebbero un’analisi puntuale e seria, prima di qualsiasi decisione in tal senso. Il punto per me – chiude quindi de Pascale-, rispetto a temi delicati ma purtroppo difficilmente eludibili, come espulsioni coattive e correlata detenzione amministrativa, non deve essere ‘CPR sì’ o ‘CPR mai in Emilia-Romagna’, ma confrontarsi per costruire una strategia condivisa, senza veti o forzature, anche partendo legittimamente da posizioni diverse”.