giovedì, Febbraio 12, 2026
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A Forlì sit-in di associazioni e gruppi del territorio contro il ddl Bongiorno

(Sesto Potere) – Forlì – 12 febbraio 2026 – Domenica 15 febbraio alle ore 11.00 in Piazzetta Primo Levi (di fronte al Centro Donna – Via Tina Gori 58) a Forlì un gruppo di numerose associazioni e gruppi del territorio si ritroverà per un sit-in di denuncia, mobilitazione e solidarietà. Evento in coincidenza con manifestazioni diffuse in oltre 100 piazze in tutta Italia per rilanciare la mobilitazione promossa dalla rete D.I.RE (Donne in Rete Contro la Violenza) contro il disegno di legge sulla violenza sessuale, noto come il Ddl Bongiorno.

“Un disegno di legge che riduce il significato del consenso e arretra le tutele giuridiche per le donne e le persone LGBTQIA+.  La proposta di riforma in esame al Parlamento ha eliminato dal testo base la parola “consenso” e l’ha sostituita con “volontà contraria” o “dissenso”, un cambiamento che movimenti, centri antiviolenza, giuriste e femministe considerano un grave arretramento nella tutela delle vittime e nella definizione stessa del reato di violenza sessuale. Questo spostamento rischia di far ricadere sulle persone che subiscono violenza l’onere di dimostrare di aver detto no, anziché porre al centro il principio fondamentale che senza consenso non c’è rapporto libero e legittimo”: afferma il cartello di associazioni composto da Amnesty international Forlì, Anpi Forlì Cesena, Arci comitato Forli, Associazione Luciano Lama, Cgil Forlì Cesena, CNA Impresa Donna, Conferenza Democratiche forlivesi, Coordinamento donne ACLI di Forlì – Cesena, Federconsumatori Forlì Cesena, Fidapa BPW Forlì, Forlì città aperta, Forum delle donne Forlì, Gruppo ricerca femminismi, Ipazia Libere Donne Cesena, Libera Forlì – Cesena, Rea, Soroptimist Forli, Tavolo Permanente Associazioni contro la violenza alle donne Forlì, Udi Aps Forlì, Uil Forli, Un secco no e VoceDonna di Castrocaro.

“La violenza sessuale è un fenomeno strutturale, radicato nei rapporti di potere e nella cultura patriarcale, e non può essere reinterpretata come una contrapposizione terminologica priva di effetti concreti sulla vita delle persone. Ridurre la legge a un concetto debole di “volontà contraria” significa rendere più difficile raccontare la violenza, ostacolare l’accesso alla giustizia e aumentare la vittimizzazione secondaria. Per questi motivi, insieme a tante altre realtà italiane, ci uniamo all’appello per una mobilitazione permanente e per dire chiaramente che solo SÌ è SÌ. E invitiamo tutta la cittadinanza, associazioni, collettivi, gruppi e singolə a partecipare a questo sit-in a Forlì per ribadire con forza il diritto alla libertà, all’autodeterminazione e alla tutela dei corpi”. 

Gli organizzatori del sit-in chiedono di non portare bandiere, mentre sono graditi cartelli e striscioni sui contenuti della mobilitazione promossa dalla rete D.I.RE.