(Sesto Potere) – Bologna – 11 febbraio 2026 – La Cgil Emilia-Romagna commenta i contenuti dell’intervista rilasciata dal presidente della Regione Michele De Pascale al Corriere della Sera che apre alla possibilità di ospitare in regione – l’indicazione è Bologna – un eventuale CPR, il Centro di Permanenza per il Rimpatrio, dove vengono trattenuti i cittadini stranieri irregolari in attesa di espulsione
“Lo diciamo con estrema chiarezza, la CGIL dell’Emilia Romagna è contraria ai CPR e tantomeno ritiene che rappresentino la risposta alla questione sicurezza. É di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto di monitoraggio sui CPR elaborato dal TAI (Tavolo Asilo e Immigrazione) che plasticamente ne dimostra l’inutilità e l’inefficacia per gli obiettivi dichiarati e il degrado sociale dilagante e disumano che vivono le persone recluse. Nei CPR visitati dal TAI (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani) erano presenti 546 trattenuti che corrispondono a meno dello 0,2% delle persone in posizione di irregolari; a fronte di una capienza teorica complessiva pari a 1.238 posti, la capienza effettivamente disponibile si arresta a 672 posti (ovvero circa la metà di quanto formalmente previsto) per effetto dell’inagibilità di intere aree, dovuta a degrado, carenze manutentive e danni conseguenti a rivolte e proteste delle persone trattenute che vivono in condizioni disumane. L’incidenza dei rimpatri effettuati a partire da un centro di detenzione sul totale dei provvedimenti di allontanamento adottati si è attestata, per il periodo 2011-2024, su una media del 9,9%. Nel 2024 il dato registrato è del 10,4%, in calo rispetto all’anno precedente (10,5%). Il costo dei CPR per i centri sopra menzionati nel 2024 è stato pari a 19.607.757,40€ e nel periodo 2018-2024 pari a 110.549.775,40 euro”: afferma la CGIL dell’Emilia Romagna in una nota.
“Per quanto riguarda le condizioni di vita delle persone recluse, si rilevano gravissime limitazioni al diritto di cura, di difesa, di relazioni e protezione; ambienti fatiscenti, spazi sovraffollati o privi di reale funzione, parti comuni ridotte a corridoi spogli e opprimenti, cortili interamente cementificati che non offrono alcuna possibilità di ristoro fisico o psicologico, servizi igienici inadeguati e senza privacy; di fatto una costante compressione della dignitàumana. Compressione dei diritti anche per quanto riguarda la situazione occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori occupati presso i CPR, caratterizzata da una precarietà strutturale, mediante ricorso a contratti part time, a tempo determinato e tramite prestazioni autonome e partite IVA che incidono direttamente anche sull’organizzazione del lavoro non tutelando la certezza degli orari e delle retribuzioni”: aggiunge, ancora, la CGIL dell’Emilia Romagna, che invita a sfilare le politiche migratorie nazionali dal “carattere emergenziale, repressivo e securitario” e invoca “la necessità di una riforma complessiva del testo unico sull’immigrazione e dalla cancellazione della Legge Bossi Fini”.

