(Sesto Potere) – Cesena – 3 febbraio 2026 – Bilancio positivo per il Centro Malattie Emorragiche Congenite (MEC) dell’Azienda USL Romagna che, tra bambini, adolescenti e adulti assiste circa quattrocento pazienti.
Riconosciuto come centro spoke dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito della rete regionale MEC, il centro ad alta specializzazione dell’Azienda sanitaria romagnola ha sede all’ospedale Bufalini di Cesena ed è guidato della dottoressa Chiara Biasoli.
Il centro si occupa della diagnosi e del trattamento delle malattie emorragiche congenite e acquisite, un gruppo di patologie rare e complesse, causate da un’anomalia nei meccanismi della coagulazione del sangue, che portano a sanguinamenti frequenti e potenzialmente letali. Tra le più note ci sono le emofilie e la malattia di Von Willbrand, ma esistono anche forme acquisite e altre condizioni meno comuni e conosciute.
“Si tratta di malattie che impattano fortemente sulla qualità della vita, ora significativamente migliorata grazie alle moderne terapie disponibili – spiega la dottoressa Biasoli. Prendiamo in carico il paziente dalla diagnosi e tutte le problematiche cliniche intercorrenti. Una fra le MEC più frequenti è l’emofilia che può comportare lo sviluppo di severo danno articolare, disabilità, emorragie in organi vitali. La malattia colpisce il sesso maschile, le donne portatrici possono comunque essere esposte a sanguinamenti anomali, tra cui mestruazioni abbondanti o emorragie post-parto”.
Il trattamento principale è la terapia sostitutiva con i fattori della coagulazione mancanti, attualmente affiancata da terapie emostatiche innovative frutto della ricerca dell’’ingegneria medica, oltre alla risolutiva terapia genica. Sottolinea la dottoressa Biasoli, “come la terapia medica si incardini in una indispensabile gestione multidisciplinare del paziente”. Il Centro MEC dell’Ausl della Romagna si avvale infatti di un team multi professionale, sia ospedaliero che territoriale, composto da diverse figure professionali quali ortopedico, fisiatra, fisioterapista, psicologo, odontoiatra, medico di laboratorio e farmacista.
Fondamentale è anche la collaborazione fornita dall’associazione di pazienti che condivide programmi di prevenzione, informazione e formazione.

