(Sesto Potere) – Faenza – 30 gennaio 2026 – Organizzata dal MIC Faenza – Museo internazionale della ceramica e dalla Fondazione Museo Ginori, la mostra “Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura”, al MIC Faenza dal 31 gennaio al 2 giugno, rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia, proponendo una narrazione inedita dell’evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo.
Attraverso un’ampia selezione di opere e manufatti provenienti dalle collezioni del Museo Ginori e del MIC Faenza, le curatrici Oliva Rucellai e Rita Balleri mettono in scena la dialettica tra creatività e limiti imposti dalla materia, tra ricerca estetica e progresso scientifico, tra tradizione e mutevolezza del gusto della committenza.
Il racconto ha inizio nella prima metà del Settecento, quando Carlo Ginori, appassionato di chimica, fonda l’omonima manifattura e si dedica personalmente alla ricerca della ricetta dell’impasto della porcellana.
Il percorso si snoda poi in diverse sezioni dedicate alle sculture in porcellana; al progressivo arricchirsi della decorazione pittorica e della tavolozza cromatica; alle innovazioni di Carlo Leopoldo Ginori (inventore della fornace a quattro piani), di Giusto Giusti (il chimico della manifattura che riscopre la ricetta del lustro delle antiche maioliche rinascimentali) e dei primi direttori artistici della manifattura.
L’esposizione si chiude con il passaggio della Ginori a vera e propria industria e con uno sguardo rivolto al XX secolo, quando la neonata Richard-Ginori fonderà gran parte della sua prosperità sulla produzione di porcellane elettrotecniche, solitamente non esposte in ambito museale.
Con questa mostra il MIC Faenza rende nuovamente omaggio alla ricchezza delle collezioni del Museo Ginori (attualmente chiuso al pubblico a causa dei lavori di ristrutturazione della sua sede di Sesto Fiorentino), in continuità con la collaborazione avviata in occasione della mostra Gio Ponti – Ceramiche, ospitata a Faenza dal 17 marzo al 13 ottobre 2024.

I commenti
“Spesso, dietro a un certo impasto, al colore di uno sfondo o a una particolare forma che oggi ci appaiono scontati – racconta Oliva Rucellai, capo-conservatrice del Museo Ginori – ci sono scoperte, invenzioni, ricerche e fallimenti di cui non siamo consapevoli. Questa mostra è un invito a leggere la storia della Manifattura Ginori anche attraverso queste conquiste”
“Questa mostra si inserisce in un programma del nostro Museo di valorizzazione delle manifatture italiane che hanno fatto la storia della ceramica italiana. – continua la direttrice del MIC Faenza Claudia Casali – Ginori è sinonimo di eleganza ma anche di ricerca, tecnica e tecnologia. Questa esposizione è una straordinaria opportunità di vedere riuniti gruppi scultorei come Amore e Psiche di eccezionale importanza nella produzione Ginori, evento unico e difficilmente riproponibile”.
Dal 7 febbraio, ogni sabato alle ore 16:00, visita guidata inclusa nel prezzo del biglietto.
Highlights
Amore e Psiche a confronto
Tra le opere che aiutano il visitatore a comprendere le sfide senza precedenti affrontate dalla Manifattura Ginori fin dai suoi esordi, un posto d’onore spetta ai due esemplari del gruppo Amore e Psiche, oggi appartenenti alle collezioni del MIC Faenza e del Museo Ginori, esposti per la prima volta insieme.
Le due composizioni, realizzate dalla Manifattura Ginori a poca distanza l’una dall’altra, testimoniano con straordinaria eloquenza il carattere sperimentale della produzione di grandi sculture in porcellana che fin dal Settecento distingue la fabbrica di Doccia dalle altre concorrenti coeve.
Il confronto diretto tra le differenti soluzioni adottate dal capo modellatore Gaspero Bruschi nei due esemplari rende efficacemente conto delle difficoltà poste dalla cottura di opere di così grandi dimensioni.
La mostra consente inoltre di osservare per la prima volta anche le forme in gesso “a tasselli” ricavate dall’archetipo in marmo conservato nelle Gallerie degli Uffizi e impiegate per eseguirne la traduzione in porcellana.
La fornace a quattro piani
L’esposizione restituisce centralità anche alla produzione più umile e trascurata della manifattura Ginori, dedicando un’intera sezione alla fornace a quattro piani, inventata nel 1816 da Carlo Leopoldo Ginori Lisci e impiegata in gran parte per la cottura della maiolica d’uso quotidiano. Stoviglie per la cucina e per la tavola, oggetti da camera, vasi da farmacia e calamai in maiolica venivano prodotti sia per il mercato di fascia medio-bassa che per le famiglie nobili e per la corte granducale, che se ne riforniva per gli usi più ordinari.
I motivi che li decorano – semplici, ma pur sempre dipinti a mano – sono un esempio di sintesi tra efficacia decorativa ed economia di risorse.
I colori
Se i colori dei variopinti mazzetti fioriti sparsi sugli elementi del servizio per il cardinale Aurelio Roverella – recentemente donato al Museo Ginori – permettono di apprezzare a colpo d’occhio l’intera gamma cromatica della più preziosa porcellana settecentesca, la mostra invita il visitatore a soffermarsi anche sul successivo arricchimento della tavolozza, resa disponibile ai decoratori della manifattura di Doccia dai formidabili progressi compiuti dalla mineralogia e dalla chimica nel corso del XIX secolo. La scoperta del cromo consente, ad esempio, di ottenere tonalità di verde in precedenza mai viste su porcellana e lo zinco viene impiegato per il color ‘d’anchina’ o Nanchino, una particolare sfumatura di giallo rosato che prendeva il nome da un tessuto importato dalla Cina, all’epoca molto in voga.
La riscoperta del lustro
A Giusto Giusti, chimico della Manifattura Ginori, spetta il primato della riscoperta della ricetta del ‘lustro’, lo smalto con riflessi metallici iridescenti che rese celebri nel Rinascimento le maioliche di Gubbio e Deruta e che i collezionisti ottocenteschi ricercavano avidamente.
Grazie alle sue ricerche – stimolate, a dire il vero, da un mercante falsario che venne poi smascherato – la formula perduta fu ritrovata e la manifattura premiata all’esposizione di Parigi del 1855. Prese così avvio la nuova linea della maiolica artistica in stile rinascimentale che valse alla manifattura di Doccia importanti riconoscimenti internazionali e che l’esposizione presenta in numerosi esemplari.

Le tecniche di decorazione seriale
L’International Exhibition di Londra del 1862 conferma il successo della linea artistica Ginori, ma evidenzia anche che – sul fronte dei prodotti d’uso corrente – la qualità della produzione delle manifatture d’oltralpe è molto superiore a quella di Doccia. Convinto della necessità di innovazione tecnica e industriale, l’amministratore della fabbrica Paolo Lorenzini dà avvio a una stagione di grandi investimenti e di altrettanto significativa espansione, che consente di aggiornare i metodi produttivi soprattutto nell’ambito della decorazione. Maestranze francesi vengono assunte a Doccia per introdurre le decalcomanie monocrome stampate a partire da matrici metalliche incise e i decori policromi ottenuti con la cromolitografia.
Anche l’avvento della fotografia ha un impatto rilevante: le fotografie arricchiscono i decori artistici di nuovi soggetti da dipingere a mano e, grazie alla collaborazione con i fratelli Alinari, viene sviluppata una tecnica – impiegata principalmente per la creazione di souvenir di viaggio e di oggetti personalizzati con ritratti di persone care – che consente di trasferire l’immagine fotografica direttamente sulla porcellana.
Le porcellane elettrotecniche
L’invenzione del telegrafo e dell’elettricità aprono alla porcellana un settore merceologico nuovo e promettente – quello degli isolatori – al quale la manifattura Ginori si dedica precocemente fin dagli anni cinquanta dell’Ottocento. Questi “oggetti utili”, inizialmente piuttosto rudimentali, vengono perfezionati nel tempo per migliorarne l’efficienza.
I modelli che l’ingegnere Guido Semenza progetta per la Richard-Ginori nel 1898 si distinguono anche per il loro forte risalto plastico, che conferisce la dignità del miglior disegno industriale a un manufatto che fino a quel momento aveva avuto una valenza esclusivamente tecnica.
Scheda tecnica
Titolo: “Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura”
Cura: Oliva Rucellai e Rita Balleri
Quando: 31 gennaio -2 giugno 2026
Dove: MIC Faenza, viale Baccarini 19, Faenza (RA)
Apertura: fino al 30 marzo dal martedì al venerdì 10-14, sabato e domenica e festivi 10-18, dal 1 aprile dal martedì alla domenica e festivi ore 10-19, chiuso il lunedì e il 1 maggio.
Info: 0546697311, info@micfaenza.org, www.micfaenza.org

