mercoledì, Gennaio 28, 2026
HomeEmilia-RomagnaRimini, progetto di pet therapy dal mese di gennaio esteso anche ad altri reparti dell'ospedale...

Rimini, progetto di pet therapy dal mese di gennaio esteso anche ad altri reparti dell’ospedale Infermi 

(Sesto Potere) – Rimini – 28 gennaio 2026 – Migliorare la salute e il benessere fisico, emotivo, cognitivo e sociale delle persone, così da promuoverne il recupero, la guarigione e il miglioramento della qualità della vita, con l’ausilio di animali da compagnia. È la finalità della pet therapy, termine coniato nei primi anni ’60 da Boris Mayer Levinson, psichiatra che per la prima volta fa riferimento all’impiego degli animali (in particolare quelli d’affezione) per curare specifiche patologie.

L’utilizzo degli animali a fini terapeutici ha radici molto antiche e nel corso del tempo ha assunto un’importanza crescente: negli ultimi decenni la relazione uomo-animale si è sostanzialmente modificata e si è affermata la consapevolezza che, da tale relazione, l’essere umano può trarre notevole giovamento.

Quella degli Interventi Assistiti con gli Animali, appartenenti a specie domestiche in grado di instaurare relazioni sociali con l’uomo, specificatamente addestrate da professionisti formati, è una forma di co-terapia, che affianca le terapie tradizionali senza mai sostituirsi ad esse, e permette infatti di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e stabilire un canale di comunicazione più efficace, migliorando il tono dell’umore sia dei pazienti che degli operatori.

Dal primo progetto avviato nel 2017 alla Procedura di presidio

Pertanto all’ospedale Infermi di Rimini, dopo una prima “sperimentale” attivazione nell’ottobre 2017 in Oncoematologia Pediatrica grazie all’Istituto Oncologico Romagnolo, con pausa forzata causa Covid nel 2020 e ripartenza l’anno seguente, gli Interventi Assistiti con gli Animali dal mese di gennaio sono stati estesi anche ad altri reparti – come illustrato in una conferenza stampa – con il fondamentale supporto economico di associazioni del Terzo Settore: Pediatria, Hospice e Oncoematologia Pediatrica con il contributo dell’Istituto Oncologico Romagnolo; Rianimazione e Neuropsichiatria Infantile grazie all’associazione Il Germoglio; Psichiatria e Geriatria grazie alla Fondazione Amadori.

In totale, dunque, in base al numero di posti letto e alle rispettive patologie, sono almeno una cinquantina i pazienti che possono usufruirne nei vari reparti coinvolti al momento.

L’apposita procedura di presidio che è stata elaborata consente comunque a tutte le Unità Operative di richiedere un intervento assistito con gli animali. Del resto, gli Interventi Assistiti con gli Animali rientrano nel più ampio percorso di umanizzazione delle cure in ospedale. Il progetto si prefigge di contribuire a ridurre la percezione del dolore e dell’ansia legata ai trattamenti sanitari, verso i quali aiuta a sviluppare un atteggiamento più collaborativo. L’intervento contribuisce ad alleviare i sentimenti di disagio non solo del paziente, ma anche della sua famiglia, e a rendere più sereno il suo approccio alle terapie e al personale sanitario, facilitandone l’ingresso nel percorso di cura e nell’ambiente ospedaliero.

Le evidenze dell’efficacia della presenza degli animali da affezione

Trattandosi di terapia che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie, può essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo; pertanto nei bambini, negli anziani e in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici, il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali), alleviando i sentimenti di disagio dovuti alla degenza tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario, e recuperare alcune abilità che queste persone possono avere perduto.

Proprio sulla base delle evidenze legate all’efficacia della presenza degli animali da affezione sono state anche aggiornate dall’Azienda le modalità per l’accesso degli animali da affezione in ospedale, dopo il regolamento di disciplina del 2014 a seguito della legge regionale emessa l’anno precedente. La strutturazione del percorso di attivazione garantisce che le attività assistite con gli animali vengano svolte in sicurezza per i pazienti, gli operatori e per gli animali stessi al fine di contenere il rischio infettivo, in ottemperanza alla normativa vigente, quello di cadute e lo stress per l’animale riducendo la possibilità di risposte aggressive in corso di intervento.

LE DICHIARAZIONI IN CONFERENZA STAMPA
Jamil Sadegholvaad, Sindaco di Rimini, ha detto: “Anche questa iniziativa rientra nell’alleanza fra Terzo Settore e istituzioni locali, in questo caso Azienda sanitaria, che sta portando proficui risultati. Un’ulteriore conferma che un’alleanza tra le varie componenti della nostra comunità è fondamentale per fornire le migliori risposte possibili ai cittadini, nella fattispecie alle persone che hanno bisogno di cure. E’ evidente che l’ospedale non è un luogo dove si va troppo volentieri, anche se è quello oggettivamente migliore quando qualcuno di noi non sta bene, però ritengo che questo percorso di umanizzazione delle cure sia davvero molto importante. In momenti complicati della vita, per un bambino, un adulto o un anziano, è di grande valore poter contare anche su questo tipo di terapia. E allora è doveroso ringraziare quegli Enti del Terzo Settore che l’hanno resa possibile la concretizzazione di questo progetto, che non si può considerare sperimentale nella nostra città poiché è una bella realtà che sta prendendo ancora più corpo all’interno dei nostri ospedali”.
Francesca Raggi, Direttrice del presidio ospedaliero, ha aggiunto: “In quest’occasione non presentiamo semplicemente un progetto, riconosciamo un modo di intendere la cura che tiene insieme competenza clinica, sicurezza, relazione e qualità della vita. Gli Interventi Assistiti con gli Animali sono oggi sostenuti da evidenze scientifiche solide: la letteratura documenta effetti significativi sulla riduzione dell’ansia, del dolore percepito e dello stress, sul miglioramento dell’umore, dell’aderenza ai trattamenti e della relazione di cura. Studi condotti in ambito pediatrico, geriatrico, psichiatrico e nelle aree ad alta intensità assistenziale mostrano benefici misurabili anche sul piano neuroendocrino, con riduzione del cortisolo e aumento dell’ossitocina, e sul benessere degli operatori. Non si tratta di un gesto simbolico né di un’attività accessoria. Gli Interventi Assistiti con gli Animali sono una co-terapia strutturata, regolata, sicura, che affianca le terapie tradizionali senza sostituirle e che richiede competenze professionali, procedure chiare e responsabilità organizzativa.

All’Ospedale Infermi di Rimini questo percorso è cresciuto nel tempo. È nato in un ambito altamente specialistico come l’Oncoematologia Pediatrica, ha attraversato una fase di sospensione forzata durante la pandemia e ora è parte integrante del nostro modello di umanizzazione delle cure, con una procedura aziendale dedicata e con un’estensione a più contesti assistenziali: dalla pediatria alla geriatria, dalla salute mentale alla rianimazione, fino all’Hospice. Questo è stato possibile grazie a una forte alleanza tra istituzione sanitaria e Terzo Settore. Gli enti che ringraziamo non hanno semplicemente finanziato un progetto: hanno condiviso una visione di cura che mette al centro la persona, la sua esperienza di malattia e la dignità del percorso assistenziale. Per questo è un momento di gratitudine, ma anche di responsabilità. Perché quando un intervento dimostra valore clinico, organizzativo e umano, il compito delle istituzioni è farlo crescere, governarlo e renderlo stabile nel tempo”.

Laura Contalbrigo, Dirigente Veterinario Centro di Referenza nazionale Interventi Assistiti con gli Animali, ha dichiarato: “È veramente un’occasione eccezionale per promuovere lo svolgimento di questo tipo di servizio sul territorio secondo le modalità delineate dal Ministero della Salute fin dal 2015. E questo come organo tecnico-scientifico di tale Ministero, oltre all’attività di ricerca, rientra nei nostri compiti istituzionali creando sinergie con la medicina umana. La mia funzione quindi è stata quella di supportare il presidio ospedaliero nell’affrontare la strutturazione di una procedura, che possa realmente integrare questo servizio alla persona con gli altri già offerti, in sicurezza e con uno standard qualitativo elevato. L’Italia è l’unico Paese europeo che ha regolamentato gli Interventi Assistiti con gli Animali, attraverso un accordo Stato-Regioni che risale al 2015 e con linee-guida allegate, recepite pure dall’Emilia-Romagna, regione virtuosa in questo ambito perché già prima aveva posto regole per questo tipo di servizio. Ora ha veste istituzionale e va a integrarsi in maniera strutturata all’interno dei servizi sanitari e socio-sanitari, oltre a sostegno economico grazie ai finanziamenti stanziati dalla Regione, una delle poche in Italia. Quello che ancora un po’ manca è invece il riconoscimento degli interventi come parte integrante dei servizi offerti all’interno della struttura ospedaliera e questo avviene proprio attraverso le procedure costruite, grazie a un gruppo interdisciplinare, che se ci pensiamo è l’incarnazione del concetto di ‘one health’. In tal senso Rimini è un modello che mi auguro possa essere esteso anche in altri territori: i miei complimenti per quanto è stato realizzato qui, per l’impegno e la professionalità, perché questo servizio richiede un’attenta formazione, disciplinata e con la necessità di essere in possesso di una specifica idoneità. Tale approccio multidisciplinare resta quindi un elemento chiave attorno a cui è possibile costruire una maggiore umanizzazione delle cure, aspetto su cui lavorare per migliorare effettivamente i servizi erogati all’interno delle strutture ospedaliere”.
Samanta Nucci, psicologa Oncoematologia Pediatrica e coordinatrice progetto, ha affermato: “Si tratta di un percorso nato da un piccolo progetto, nel silenzio di una sala riunioni, approvato dopo un’iniziale diffidenza e cresciuto grazie alla determinazione di chi ci ha creduto, alla collaborazione delle associazioni del Terzo Settore fino a diventare oggi parte integrante di una cura globale, che pone al centro la persona, porta sorrisi e allevia la sofferenza. Un’esperienza che dal 2017, grazie al supporto economico dell’Istituto Oncologico Romagnolo, accompagna i bambini, i ragazzi, le famiglie e gli operatori dell’Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infermi di Rimini, in un cammino fatto di empatia, relazione e umanizzazione delle cure. Gli incontri con gli animali si svolgevano nella stanza adiacente al Day Hospital, spazio che per la prima volta si apriva ad una modalità di intervento diversa, capace di affiancare la terapia medica con la forza della relazione uomo-animale. Dopo stop forzato per l’emergenza sanitaria da Covid-19, gli Interventi Assistiti con gli Animali ripartono nel 2021 all’interno del Day Hospital e delle stanze di degenza di Oncoematologia Pediatrica. In questo contesto la loro efficacia e il valore terapeutico della presenza dei pet emerge con forza. I bambini chiedono di venire in ospedale i giorni in cui ci sono i cani, faticano ad andare a casa, più volte i pet accompagnano i bambini in uscita. Così alla luce dei risultati ottenuti, dell’impatto positivo osservato, si decide di formalizzare l’attività attraverso la creazione della Procedura di Struttura P18, che riconosce ufficialmente gli IAA come parte del percorso assistenziale. E grazie al fondamentale supporto economico dell’Istituto Oncologico Romagnolo, della Fondazione Amadori e dell’associazione Il Germoglio, il progetto è stato esteso alla Pediatria, all’Hospice, alla Neuropsichiatria Infantile, alla Psichiatria, alla Rianimazione e alla Geriatria. Ogni contesto trova in questa esperienza una risposta diversa ma sempre profondamente umana: conforto, motivazione, riduzione dello stress, sollievo emotivo. Gli Interventi Assistiti con gli Animali si confermano così non solo come attività complementare, ma come una vera e propria alleanza terapeutica, capace di restituire centralità alla persona, anche nei momenti più difficili della malattia.

Il mio ringraziamento va a chi fin da subito ha detto ‘Sì’, ovvero la dr.ssa Roberta Pericoli e la Struttura Semplice Interdipartimentale di Oncoematologia Pediatrica dove tutto è iniziato, ma anche all’Istituto Oncologico Romagnolo, alla Fondazione Amadori e all’associazione Il Germoglio, che hanno creduto nel progetto e lo sostengono. Alla dr.ssa Alice Pasini, medico veterinario che si occupa della cura dei pet dal 2017, al centro cinofilo Dog Galaxy, ai coadiutori degli animali, a Lucia Veronesi, che mi ha sostenuto e supportato, ai nostri amici pelosi e alla Dr.ssa Francesca Raggi che ci ha permesso di raggiungere questo importante traguardo”.

Denis Amadori, Presidente associazione Il Germoglio e Fondazione Amadori, ha evidenziato: “È sempre un momento emozionante essere qui, a rappresentare Il Germoglio e Fondazione Amadori, bracci operativi del gruppo Amadori, formato da novemila donne e uomini che lavorano ogni giorno per l’azienda, al fine di intervenire a favore della nostra comunità. Del resto, come ricordava la dottoressa Pericoli qualche anno fa, non solo i farmaci curano ma anche ambienti funzionali accoglienti e belli, ad esempio il ristrutturato Day Hospital pediatrico. Questo progetto è un’ulteriore tappa di umanizzazione nel percorso di cura, che deve essere olistico. Il progetto Interventi Assistiti con gli Animali ci ha colpito profondamento per il suo contenuto di umanizzazione: sono 10 anni che abbiamo iniziato il nostro percorso di supporto all’oncologia pediatrica e in questo periodo osservare il sorriso dei bambini e la loro empatia con gli animali da compagnia ci ha impressionato per l’efficacia. Attraverso la costituzione della Fondazione Amadori riusciamo ad ampliare il nostro raggio di azione anche alla rianimazione, psichiatria e geriatria. Le mie sono parole di ringraziamento, in primis per il personale medico sanitario, che ogni giorno dimostra passione e professionalità, cosa non scontata, le istituzioni e tutti gli attori della filiera della solidarietà, segno tangibile di una comunità matura, grazie alla quale si possono realizzare cose meravigliose”.
Fabrizio Miserocchi, Direttore Generale Istituto Oncologico Romagnolo, ha aggiunto: “Come IOR siamo molto legati al progetto di Pet Therapy, avviato nel 2017, che nasce su basi scientifiche e sanitarie solide. Il protocollo adottato si ispira al modello sviluppato dall’Ospedale Pediatrico Meyer, una delle prime esperienze europee di Interventi Assistiti con gli Animali in ambito ospedaliero, ed è stato successivamente adattato alle specificità locali. Il percorso è stato condiviso con la Direzione Ospedaliera, il team dell’Onco-ematologia Pediatrica e un partner tecnico specializzato come Dog Galaxy Forlì ASD, garantendo standard elevati in termini di sicurezza igienico-sanitaria, metodologia e continuità degli interventi. È un progetto che nasce dall’ascolto dei bisogni dei ragazzi e delle loro famiglie, che ci permette di portare umanità, relazione e sollievo emotivo dentro i luoghi di cura, con serietà e continuità. Un progetto a cui si sono affezionati in questi 9 anni diversi partner finanziatori, ne ricordo uno su tutti che ha dato continuità alla sua azione come la Nove Colli che con il progetto “NoveColli4Children” ha coinvolto tanti singoli amatori e grandi campioni dello sport come Yuri Chechi, Fabio Aru, Paolo Bettini, Mario Cipollini e tanti altri. Per queste ragioni continueremo a sostenere con convinzione questo progetto, certi del valore che porta ogni giorno ai pazienti, a chi se ne prende cura e ai professionisti che li accompagnano nel percorso di cura”.
E infine Tiziano Carradori, Direttore Generale Ausl Romagna, ha detto: “Prima di tutto mi associo ai ringraziamenti a chi ha reso possibile tutto questo. Chi ha anzianità di servizio come me ha la fortuna di vedere cose che iniziano e poi si sviluppano, perché questo tema venne affrontato in Regione quando ero direttore generale dell’assessorato nel periodo 2012-2015 e venne formalizzato durante l’anno seguente. Quindi in questa attuazione, come pure in quelle delle altre strutture ospedaliere della nostra azienda sanitaria anche se in modalità differenti, trovo una serie di elementi: da quelli di carattere scientifico, relativamente all’utilità per il miglioramento della compliance terapeutica in alcune categorie di pazienti, alla riduzione degli aspetti stressanti da istituzionalizzazione. Apprezzo e sostengo tale iniziativa anche per un’esperienza personale: avevo 11 anni quando morì mio padre e se non avessi avuto un cane, non so come sarei riuscito a controllare l’odio generato da quel lutto e penso che questo elemento condizioni anche gli approcci che prendiamo nella nostra professione. Nella nostra società abbiamo tante famiglie unipersonali, con circa il 40% dei nostri anziani che sono soli come persone, ma spesso accompagnati da animali da affezione. In vari studi è emerso che la possibilità di aprire l’ingresso nei luoghi di cura a quelli che sono compagni di affettività, anche se non umani, consente di evitare delle soluzioni di continuità affettiva che vanno a modificare la qualità in cui si vivono determinati momenti. Una delle determinanti fondamentali con cui si rispetta l’art. 32 della Costituzione è proprio quello di garantire qualità e umanità delle cure, pertanto pur con tutte le difficoltà del caso e le incertezze del futuro in un contesto generale così particolare noi continueremo a sostenere queste iniziative. E questa in modo particolare, perché un animale è vivo e trasmette, permettendo alla persona di vivere determinati momenti con un’altra modalità”.