(Sesto Potere) – Roma, 25 gennaio 2026 – “Il nostro leader Matteo Salvini ha pagato sulla propria pelle e noi tutti con lui il sistema della giustizia politicizzato, dove logiche correntizie e corporativiste hanno tuttora la predominanza. A svelarlo è stato lo stesso Luca Palamara, per anni stratega e attore della degenerazione del sistema correntizio che governa la magistratura italiana. Tutto però sembra rimasto come prima. Magistrati che hanno avuto ruoli attivi e importanti in interventi di contrasto nei confronti degli altri poteri dello Stato, coadiuvati da media compiacenti, sono tuttora al loro posto e hanno fatto carriere brillanti. ‘Salvini ha ragione ma va attaccato’: non ci possono essere travisamenti sui contenuti politici di questa frase pronunciata dallo stesso Palamara e da lui confermata dopo lo scoppio del ‘caso’ delle nomine pilotate in magistratura. La sinistra temeva la Lega, il suo leader e il suo consenso e certa magistratura ha fatto il resto. Di qui, la via crucis processuale (e mediatica) per Salvini per aver difeso, come ministro dell’Interno, i confini e la sicurezza del Paese. Ci sono voluti anni per confermare l’assoluzione definitiva di Salvini, ma intanto è continuato l’assedio della magistratura politicizzata, che, guarda caso, dallo ‘scandalo Palamara’ non ha avuto ripercussioni se non limitatissime nonostante siano emerse responsabilità certe”: questo afferma il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, intervenuto durante la la terza e ultima giornata di ‘Idee in movimento’, la manifestazione promossa dalla Lega tra Roccaraso e Rivisondoli, in Abruzzo.
“La riforma del sistema giustizia non può più aspettare. Non solo perché gli italiani ormai hanno perso la fiducia, ma perché un Paese che sta ritrovando un ruolo internazionale necessita di un sistema giustizia credibile, che funzioni a pieno ritmo senza aree grigie”: ha aggiunto Morrone nel corso della tre giorni di confronto e rilancio politico della Lega, con l’obiettivo di ribadire la centralità dei temi identitari e di governo in vista delle prossime sfide elettorali.
“Questa non è una riforma solo della magistratura, né tocca la sua autonomia, – ha evidenziato – che oggi non è per nulla garantita proprio dal predominio delle correnti, ma una riforma della giustizia in senso lato. I punti qualificanti riguardano la fine del sistema correntizio, la garanzia di imparzialità del giudice nel processo penale e la parità delle parti, la trasparenza e la priorità per la meritocrazia nelle decisioni dei CSM, l’effettiva indipendenza della magistratura e l’allineamento ad altri ordinamenti europei”.
“Stiamo ascoltando bufale colossali spacciate per verità da influencer e personalità della sinistra e perfino da magistrati che possono fare breccia in un pubblico poco preparato sulla materia. In realtà anche la sinistra sa che la riforma è indispensabile e indifferibile, ma ha trasformato il referendum in un campo di battaglia ideologico/politico contro il Governo. Il voto al referendum è infatti diventato un sì o un no al Governo, non una battaglia per l’indipendenza della magistratura che non è intaccata. È la magistratura politicizzata a essere in trincea contro la riforma, la stessa magistratura che interpreta le leggi secondo il proprio pensiero politico/ideologico travalicando i confini del proprio ambito, mettendo a serio rischio l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la sicurezza dei cittadini”: ha concluso Jacopo Morrone, di professione avvocato.

