(Sesto Potere) – Forlì – 21 gennaio 2026 – In questi giorni, sulle pagine dei quotidiani ed anche sui social media, si è sviluppato un dibattito sull’andamento negativo della demografia in Romagna.
Per Legacoop Romagna: “stupisce la sorpresa di alcuni, perché che la Romagna sia una delle Regioni con il maggiore affanno demografico d’Italia e d’Europa, non è una novità. E infatti il Centro Studi della Cooperazione di Legacoop Romagna lo ha evidenziato anche per il 2025. La Romagna è più vecchia dell’Emilia e, con uno scarto maggiore, dell’Italia”.
Le statistiche ci dicono che gli ultra 65 romagnoli sono passati dal 23,6% della popolazione nel 2015 al 25,6 nel 2025, per un totale attuale di 286.749 cittadini, aumentati in dieci anni di ben 22.976 unità (l’equivalente della popolazione intera di un comune come Santarcangelo di Romagna, all’incirca).
Sono aumentati di 3.697 unità anche i cittadini della fascia anagrafica 15-64 anni. Ma è l’andamento demografico della fascia 0-14 anni a gettare la Romagna in pieno inverno demografico: dal 2015 ad oggi i ragazzi segnano -21.508, un dato davvero allarmante.
Si alza, dunque, l’età media, che passa in dieci anni da 45 a 47 anni (46,6 in Regione e 46,4 in Italia).
“Guardando anche all’andamento dell’immigrazione e della popolazione straniera, inoltre, si scoprono ulteriori dati che interessano il sistema delle imprese ed hanno un impatto di cui tenere conto, soprattutto in termini di convivenza e di programmazione dei servizi per le persone. Neppure qui vi è una inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato precedentemente: anche fra la popolazione di origine straniera calano i ragazzi e crescono gli anziani, risultato del consolidamento sempre più evidente della nostra come società a tutti gli effetti multiculturale e multietnica. A chi propone letture “abbreviate” ed un po’ vecchie, per elaborazione, in Romagna anche gli stranieri fanno pochi figli e, come tutti, invecchiano. Dal 2015 gli ultra 65, che rappresentano oggi il 7,6% della popolazione straniera, sono aumentati di 5.550 e i bambini, pari al 15,6%, sono diminuiti di 3.076”: spiega Legacoop Romagna.
In franata, come ormai sappiamo bene, le nascite: 9166 in Romagna passate da 9.166 a 6.437, con un calo del 30%.
Nessuna speranza, quindi, per il saldo finale del bilancio demografico romagnolo, che è nettamente negativo, facendo registrare un -6.201 cittadini residenti (-22.412 in Emilia-Romagna).
Per il terzo anno consecutivo, dunque, l’analisi dei dati demografici romagnoli mostra un invecchiamento progressivo della popolazione che pare irreversibile.
Una situazione preoccupante anche per Legacoop Romagna e che secondo l’associazione: “merita di essere analizzata da più punti di vista, per gli effetti che ne derivano: la difficoltà a reperire manodopera, che sta diventando un dato strutturale, anche alla luce della diminuzione della popolazione attiva; la programmazione dei servizi per le persone, di ogni etá, dall’infanzia fino agli anziani”.
Su quest’ultimo punto (le politiche di supporto per bambini ed anziani), per Legacoop “è necessario un salto di qualità, costruito sulla consapevolezza una tendenza – quella sull’inverno demografico – anche per la Romagna ormai incontrovertibile”.
“E, per questo vanno fatte scelte – politiche, amministrative, imprenditoriali – decise ed urgenti. Sui bambini va concentrata una grande attenzione, poiché sostenere le famiglie resta l’unico strumento efficace per provare ad invertire il trend di diminuzione delle nascite. Ma è sulla non autosufficienza – e quindi sulle persone anziane e con disabilità e cronicità di vario genere – che l’Emilia-Romagna deve giocare la sua sfida piú importante. Il sistema attuale, sicuramente virtuoso sul piano qualitativo, arranca dal punto di vista della sua sostenibilità e della capacità di rispondere ai bisogni, che stanno letteralmente esplodendo. Servono uno scatto in avanti, una riforma profonda sul piano organizzativo e, soprattutto, una visione nuova del sistema, che guardi lontano. Di certo, non esiste altra strada se non quella di rinsaldare quel patto tra pubblico e privato – a cominciare dalla cooperazione sociale – che attraverso sperimentazioni, percorsi formativi, prove sul campo, rispetto per ogni persona e amore per le comunitá locali, ha costruito da 50 anni a questa parte, i servizi dell’Emilia-Romagna”: conclude Legacoop Romagna che su questa sfida si dice “pronta a fare la propria parte”.

