(Sesto Potere) – Bologna – 29 agosto 2025 – Gli ultimi dati statistici dell’Inail relativi al primo quadrimestre 2025 evidenziano un calo complessivo delle denunce di infortuni, ma un aumento delle denunce con esito mortale e delle malattie professionali. L’incremento ha riguardato principalmente i settori Industria e servizi e Agricoltura. Le denunce di malattie professionali sono aumentate sia tra gli uomini che tra le donne. Con prevalenza dei lavoratori stranieri, i più colpiti, in media il doppio degli italiani.
Sempre in base al report Inail le malattie più frequentemente denunciate sono quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, seguite da quelle del sistema nervoso e dell’apparato uditivo. Tra le malattie più gravi, si registrano anche i tumori e le patologie respiratorie.
“L’analisi territoriale dell’Inail evidenzia un aumento delle denunce su scala nazionale. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi 5 mesi del 2025 sono state complessivamente 42.383, ben 3.515 in più rispetto allo stesso periodo del 2024 (+9,0%). L’aumento è del 35,2% sul 2023, del 65,6% sul 2022, del 77,2% sul 2021, del 154,0% sul 2020 e del 54,8% sul 2019. Dunque, c’è una preoccupante progressione. L’aumento del fenomeno interessa il Nord-Est e dunque l’Emilia-Romagna per un 3,2%”: spiega Tullia Bevilacqua, segretario regionale di Ugl Emilia-Romagna.
“Dato che non esistono ragioni per ipotizzare la presenza di un più alto livello di nocività nelle aziende del territorio regionale, è molto verosimile pensare che in Emilia-Romagna si operi una ricerca più attenta di queste malattie e si verifichi una più alta adesione, da parte degli operatori sanitari e degli enti di tutela, verso l’obbligo di certificazione delle patologie correlate al lavoro. Ma nonostante questo, il problema rimane”: aggiunge ancora Tullia Bevilacqua.
“Come abbiamo visto i settori più colpiti dal fenomeno delle malattie professionali sono industria e agricoltura, mestieri usuranti dove esistono rischi specifici legati in agricoltura a: sostanze chimiche e radiazioni solari, e nell’industria a: rumore, vibrazioni e sollevamento manuale di carichi. Tanto per fare alcuni esempi. In alcuni casi – e ce lo ricorda la cronaca quasi ogni giorno – con l’uso adeguato dei mezzi di protezione e la tenuta di corretti comportamenti dettati dalla legge si potevano evitare eventi traumatici gravi, invalidanti o mortali. In alcuni casi le norme di sicurezza sul lavoro non sono applicate alla lettera”: ricorda, ancora, il segretario regionale di Ugl Emilia-Romagna.
Che fare dunque?
“Come sindacato abbiamo chiesto di alzare la guardia agli organismi di controllo e intensificare le verifiche di legge sui cantieri e nei luoghi di produzione. Ma non basta. C’è anche la questione della previdenza e della protezione sociale e professionale dei lavoratori. Francia, Danimarca e Olanda rappresentano modelli che tutelano maggiormente la forza lavoro, con il diritto a prestazioni sanitarie e indennità economiche ed il datore di lavoro che paga l’intero contributo di assicurazione in casi di malattie professionali. E diciamo questo non con l’invito a imitare soluzioni adottate all’estero, ma per ribadire che il sistema esistente in Italia può e deve essere rivisto. Se non vogliamo ogni anno ripetere il cahier de doléances su i morti e le malattie professionali che colpiscono il nostro sistema produttivo”: conclude il segretario regionale Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.