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60 giorni di sospensione per l’avvocato Minutillo: “impugnerò la decisione alla Corte di Cassazione e alla Corte UE dei Diritti dell’uomo”

(Sesto Potere) – Forlì – 1 aprile 2025 – “Sessanta giorni di sospensione dall’esercizio della professione di avvocato per aver osato scrivere la parola “Negro” su una cartellina interna di studio. Non in un atto giudiziario, non in aula, non in una comunicazione rivolta alla controparte, ma su un fascicolo cartaceo riservato alla gestione interna dello studio per identificare una controparte di cittadinanza nigeriana, dal nome lunghissimo e impronunciabile.”: lo comunica il diretto interessato l’avvocato Francesco Minutillo.

E’ la sanzione disciplinare gli è stata comminata dal Consiglio nazionale forense, una decisione di secondo grado, in seguito a quanto accaduto in tribunale a Ravenna, alcuni anni fa, dove lo stesso avvocato Minutillo aveva sfoderato una cartellina con la scritta “contestata” sotto gli occhi attenti di qualcuno che ha pensato bene di fissare il termine e poi … “fotografato di nascosto e diffuso alla stampa”: racconta Minutillo, che poi aggiunge: “da tale vocabolo, utilizzato senza aggettivazioni ed in forma neutra, si pretende di dedurre chissà quale malanimo in chi l’ha scritto”.

“La giustizia disciplinare forense, in nome della dignità e del decoro, ha deciso che una parola, da sola, fuori da ogni contesto offensivo, vale quanto un insulto, quanto una condotta degradante, quanto – perché no – un doping accidentale o un hate speech da social media.  Si ferma un avvocato per sessanta giorni, non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha scritto – in privato e soprattutto per quello che si ritiene che possa avere pensato .Lo scrivono anche fior di linguisti e sociologi di ogni più varia sensibilità politica ed ha ragione il Generale Vannacci: il termine “negro”, assunto al di fuori di ogni altro contesto, non costituisce offesa. Qui non c’è un insulto. Non c’è una bestemmia. Non c’è un’aggressione. C’è una parola usata come etichetta interna su una copertina di fascicolo, nel 2020, in un contesto puramente organizzativo”: commenta Minutillo.

“Una parola che tra l’altro ha sempre fatto orgogliosamente parte del Vocabolario Italiano fino a quando le influenze anglosassoni hanno iniziato a pretenderne ed imporne una differente sfumatura. Eppure, come nei più cupi esperimenti di polizia linguistica, la parola è diventata reato di opinione. L’intenzione? Superflua. Il contesto? Irrilevante. L’offesa concreta? Nessuna”: sempre secondo l’avvocato Minutillo

Ma qual è stata la motivazione della sanzione? Testualmente: “La volgarità delle espressioni utilizzate, la violenza insita nelle stesse e la assoluta mancanza della considerazione del grave vulnus che avrebbe comportato all’immagine dell’ordinamento forense…”.

E replica Minutillo: “Questa non è giustizia, è ideologia travestita da moralismo, è cancel culture applicata al Codice Deontologico, dove non conta più ciò che fai, ma ciò che dici – o, peggio ancora, ciò che scrivi su una cartellina privata. È il processo a un’intera categoria che, in silenzio, sta abdicando al proprio diritto di parola e di pensiero, per non finire sanzionata, sospesa, espulsa dal tempio del politicamente corretto. Ed è un vento pericoloso quello che porta a voler sanzionare l’avvocatura per una questione estranea alla professione ma per fatti che costituiscono semplice opinione”.

Per concludere, l’avvocato Francesco Minutillo annuncia: “impugnerò questa decisione innanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione e, se necessario, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, affinché venga riaffermato un principio elementare: “le parole, senza contesto, non sono reati. La libertà, senza il diritto di parlare, non è più libertà“. Questa è una battaglia di giustizia alla quale non mi sottrarrò”.