Vitali (Gioventù Nazionale F-C): “Una targa o un monumento per ricordare il bombardamento di Forlì del ’44”

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il bombardamento di Forlì

(Sesto Potere) – Predappio – 25 agosto 2020 – “Una targa o un monumento per ricordare il bombardamento su Forlì del 25 agosto 1944, ad opera della furia bellica anglo-americana.”: È questa la proposta di Gioventù Nazionale Forlì Cesena, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, a 76 anni dalla tragedia.

Alessandro Vitali

“Doveroso rendere omaggio alle vittime di un brutale bombardamento – afferma Alessandro Vitali, portavoce di Gioventù Nazionale Forlì Cesena – avvenuto nella mattina del 25 agosto 1944 nel pieno centro della città di Forlì.”

Il tragico evento ad opera delle forze alleate era volto a conquistare la città di Rimini e sfondare la linea Gotica.

“Le cronache dell’epoca – prosegue Vitali – narrano che quella mattina di svolgeva a Forli il mercato. Proprio per questo motivo, quando suonarono le sirene che annunciavano il bombardamento, ancora troppa gente era riversata per le strade del centro”.

Furono 84 le vittime totali. I danni maggiori li ebbero il Palazzo delle poste e la zona di San Mercuriale.

piazza della vittoria 19 nov. 44 truppe alleate a Forlì

“Qui, chi cammina per la città ancora oggi, può vedere ancora i segni della tragedia.”: aggiunge il portavoce di Gioventù Nazionale Forlì Cesena.

Il riferimento è al tragico epilogo che si consumò di fronte al Bar Roma, tutt’ora esistente e in attività, in cui perse la vita la sorella (una bambina di 10 anni, ndr) della attuale titolare. I commentatori all’epoca dei fatti parlarono di questa triste vicenda come un nuovo “sanguinoso mucchio” di dantesca memoria. Il poeta Ezra Pound lo descrisse con il celeberrimo verso:“Rimini arsa, Forlì distrutta.”.

“Tale episodio – conclude Vitali – ha segnato profondamente la comunità forlivese, che ha poi saputo ripartire a schiena dritta sulle macerie. Riteniamo opportuno dare il giusto riconoscimento e ricordo a chi ha pagato con la vita l’orrore delle bombe, dal momento che in città ancora manca una testimonianza fisica dell’accaduto.”

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