UniParma, laurea ad honorem in Relazioni Internazionali a Mattarella

0
201

(Sesto Potere)- Parma, 4 ottobre 2021 – «Le università sono state, nei secoli, motori dell’Europa, che oggi è la nostra casa. L’auspicio è che sappiano continuare a esserlo anche in futuro». Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che oggi ha ricevuto la laurea ad honorem in Relazioni Internazionali ed Europee all’Università di Parma. «Ancor prima che si affermasse l’età moderna – ha spiegato –  le università lavoravano su un terreno che si sarebbe rivelato propedeutico a una “coscienza europea”».

«Libertà e uguaglianza, democrazia e solidarietà costituiscono i pilastri di questa Europa, le cui “vocazioni fondatrici”, come scrive Edgar Morin, sono proprio quella culturale e politica, intesa nel senso di un continuo “progettare, rigenerare, rivitalizzare, sviluppare e reincarnare la democrazia”», ha detto il Presidente nella sua lectio, nella quale ha spaziato dalla storia dell’università al ruolo dell’alta cultura come volano per il domani («non separare il destino della democrazia da quello dell’alta cultura è una chiave indispensabile per affrontare le trasformazioni della società globale»), dalla pandemia («è bene fare tesoro degli insegnamenti tratti in questi due anni difficili») alla «svolta europea» maturata sin dalle prime fasi della diffusione pandemica e poi culminata con il Next Generation EU (un «piano di ripartenza» che aspira a diventare «la spina dorsale di una nuova, più solida e più equa, integrazione del Continente»). «Per immaginare l’Europa del domani – ha spiegato il Capo dello Stato – può esserci di grande aiuto ritornare alle origini della convivenza europea. L’università è uno degli elementi di fondo di queste origini, tra i più interessanti. Forse è giunto il momento per chiedere che le istituzioni europee inseriscano nella loro agenda, accanto alle grandi questioni incompiute della sicurezza e della armonizzazione economica e fiscale, anche il tema della dimensione universitaria. Appare maturo il tempo di un diritto universitario europeo, inserito se necessario nei Trattati, così da porre il nostro continente all’avanguardia nel fornire un supplemento di garanzie, se occorre anche speciali e temporanee, agli studenti e ai docenti delle università, nel loro percorso. Si tratta di una questione che deve essere proposta e può trovare posto nel percorso di riflessione della Conferenza sul futuro dell’Europa».

Chiesa di San Francesco del Prato “esaurita” nei numeri consentiti dalle norme anti-Covid, per una cerimonia trasmessa anche in diretta streaming per permettere di assistervi alla platea più ampia possibile. Presenti i Ministri Patrizio Bianchi, Maria Cristina Messa e Andrea Orlando e moltissime autorità locali e nazionali, oltre a una folta rappresentanza accademica, in un luogo appena riaperto, “ripartito”, dopo tanti anni.

«Non a caso abbiamo scelto questo luogo: la cerimonia che ci vede oggi protagonisti avviene in un momento in cui l’Università stessa riparte con rinnovato slancio dopo un periodo difficilissimo, in cui anche il sistema universitario italiano, messo a dura prova dalla pandemia, ha cercato in ogni modo, grazie al fondamentale ausilio delle tecnologie e all’impegno delle persone che compongono le comunità accademiche, di stare vicino alle studentesse e agli studenti garantendo continuità formativa, diritto allo studio e pari opportunità. Con Lei, Presidente, qui insieme a noi, mi fa piacere sottolineare proprio questo: la ripartenza. Ripartenza della vita di relazione che costituisce l’essenza più alta dell’esperienza universitaria, nei rapporti tra le persone che compongono la Comunità accademica, e ripartenza dell’Italia intera dopo quasi due anni di terribili difficoltà costate anche la vita a tante persone che non dobbiamo e non possiamo dimenticare», ha detto nel suo intervento il Rettore Paolo Andrei, che ha brevemente ripercorso alcuni passaggi della carriera istituzionale del Presidente della Repubblica