UniBo, Patrick Zaki resta in carcere. Amnesty: “L’Italia reagisca”

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(Sesto Potere) – Bologna – 22 novembre 2020 – Il ricorso della difesa di Patrick Zaki contro la decisione del 7 ottobre di prolungare di altri 45 giorni la detenzione preventiva dello studente egiziano dell’Università di Bologna è stato respinto. Una successiva udienza, il 7 novembre, è stata rinviata al 21 novembre. Arrestato a febbraio, Patrick rischia fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falso’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. Dovrà attendere almeno altri 30 giorni in carcere prima della prossima udienza.

Abdelfattah al-Sisi

“È urgente, importante, che questo mese che manca alla prossima udienza il Governo italiano non lasci passare aspettando di arrivare a quella data. Sono 30 giorni in cui è fondamentale fare qualcosa di più, di concreto, nei confronti del Governo egiziano perché scarceri Patrick” ha dichiarato all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Nel carcere di Tora in cui Patrick Zaki è detenuto la pandemia da Covid-19 è entrata da mesi. In questa situazione disperata, un segnale incoraggiante è la crescente preoccupazione internazionale per Patrick e per tutti gli altri prigionieri di coscienza egiziani. Quasi 300 parlamentari (una sessantina statunitensi, gli altri membri del parlamento europeo o di parlamenti nazionali di stati europei) hanno inviato lettere pubbliche al presidente Abdelfattah al-Sisi chiedendo l’immediata scarcerazione di tutti coloro che sono detenuti solo per aver esercitato i loro diritti umani.

Al governo italiano, anche in questa occasione, Amnesty International Italia rinnova l’appello ad agire: “con sollecitudine e fermezza. Attendere l’udienza successiva sperando che vada bene e magari inviando ad assistervi un rappresentante dell’ambasciata al Cairo, è un atteggiamento improduttivo. Occorrerebbe ben altro: richiamare temporaneamente l’ambasciatore per consultazioni e per un nuovo mandato chiaro e bloccare la fornitura di due fregate militari alla Marina egiziana”.