Turismo: 2020 annus horribilis, 1 dipendente su 4 ha perso il lavoro

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(Sesto Potere) – Roma – 25 maggio 2021 – Dopo anni di crescita, nel 2020 è diminuito il numero di occupati nel settore turistico. Questo, che in anni normali vale il 13% del Pil, si è trovato al centro della tempesta perfetta. Le restrizioni agli spostamenti come misura per contrastare il contagio pandemico, hanno di fatto reso impossibile fare turismo o spostarsi per partecipare a fiere ed eventi.

Tutto ciò, ovviamente, ha avuto pesantissime ripercussioni dal lato dell’occupazione nel settore, passata da un anno record come il 2019 con 1,3 milioni di occupati a 953 mila. In un solo anno è come se si fosse tornati indietro di una decade, infatti, siamo tornati al numero di occupati del 2011.

In sostanza, nel 2020 un dipendente del turismo su quattro ha perso la propria occupazione. Il calo peggiore ha riguardato chi aveva contratti a tempo determinato o stagionali: tra questi uno su tre ha perso il lavoro. La crisi ha colpito maggiormente le donne (183 mila occupate in meno rispetto al 2019), i giovani e gli stranieri: infatti, queste ultime due categorie hanno visto ridursi l’occupazione del 30% e le giornate lavorate del 40%.

Ad accertarlo lo studio, basato su dati forniti dall’INPS, realizzato da Federalberghi e Fipe in partnership con EBNT (Ente Bilaterale Nazionale per il Turismo) che ha analizzato l’andamento dell’occupazione dipendente dell’intera filiera del turismo italiano nel corso del 2020.

I DATI NEL DETTAGLIO

GLI OCCUPATI – I lavoratori dipendenti occupati in Italia nelle aziende del settore sono stati 953.548 nel 2020 mentre nel 2019 erano 1.300.512 (media annua). Ciò si traduce in una perdita del 26,7% degli occupati e del 37,9% delle giornate retribuite. Gli occupati sono stati per il 47,5% uomini ed il 52,5% donne per un’età media di 37 anni. La maggioranza (58,9%) ha meno di 40 anni. Il 43,9% risulta assunto a tempo pieno ed il restante 56,1% a tempo parziale. Gli stranieri rappresentano il 23,7% della forza lavoro dipendente.
Nel dettaglio, le imprese ricettive contano una forza lavoro dipendente media annua pari a 177.282 unità, i pubblici esercizi 746.615, l’intermediazione 22.772, il termale 5.873 e i parchi di divertimento 1.005. Dei 347 mila occupati in meno tra il 2019 ed il 2020, 243 mila erano occupati nei pubblici esercizi, 92 mila nelle strutture ricettive, 10 mila
nell’intermediazione ed il resto nelle terme e nei parchi divertimento.

LE AZIENDE – Il numero delle aziende turistiche con lavoratori dipendenti è pari a 168.535, mentre nel 2019 era 200.388 (media annua), di queste 21.810 appartengono al comparto ricettivo, 142.351 ai pubblici esercizi, 4.004 all’intermediazione, 221 al comparto termale e 149 ai parchi di divertimento.

LA DIMENSIONE MEDIA – L’organico nel settore turismo è in media passata da 6,5 lavoratori dipendenti per azienda nel 2019 a 5,5 nel 2020. In particolare, nel comparto ricettivo hanno lavorato 7,8 dipendenti per azienda e in quello dei pubblici esercizi 5,2 dipendenti per azienda. Nell’intermediazione, invece, i dipendenti per azienda sono stati
5,8, mentre nel comparto termale e nei parchi di divertimento sono stati rispettivamente 26,3 e 6,2.

GLI OCCUPATI PER LIVELLO PROFESSIONALE

I DIRIGENTI – Nelle aziende del settore i lavoratori dipendenti assunti come dirigenti ammontano a 765 unità (media annua), mentre nel 2019 erano 790. Si tratta di figure professionali presenti soprattutto nelle aziende di maggiori dimensioni che nel settore rappresentano una quota minoritaria. Si evidenzia che nel comparto ricettivo se ne sono registrati in media 273, nei pubblici esercizi 331, nell’intermediazione 113, nel termale 29 e nei parchi di divertimento 19.

I QUADRI – Gli occupati inseriti nel turismo in qualità di quadri erano 5.064 nel 2019 e sono diventati 4.651. Nei servizi ricettivi ne risultano 2.017 (media annua), nei pubblici esercizi 1.790, nell’intermediazione 771, nel termale 60 e nei parchi di divertimento 12.

GLI IMPIEGATI – I lavoratori registrati in questa categoria professionale nel 2019 erano 125.799, mentre nel 2020 sono risultati 95.251 di cui 38.943 unità hanno lavorato nel comparto ricettivo, 35.323 nei pubblici esercizi, 18.136 nell’intermediazione, 2.663 nel termale e 186 nei parchi di divertimento. Si tratta sia in termini assoluti che in percentuale di una delle categorie più colpite con 30,5 mila dipendenti e 1,1 miliardi di giornate retribuite in meno (corrispondenti rispettivamente al -24,3% e al -37,5%).

GLI OPERAI – Nel turismo hanno lavorato mediamente 773.917 operai, mentre nel 2019 erano 1.067.948. Di questi, 128.011 appartengono al comparto ricettivo, 640.030 ai pubblici esercizi, 2.183 sono occupati nell’intermediazione, 3.054 nel termale e 638 nei parchi di divertimento. Nella qualifica di operai confluiscono la stragrande maggioranza delle figure professionali del settore fatta di cuochi, personale di sala, addetti ai piani e facchini.
Si tratta sia in termini assoluti che in percentuale della categoria che ha pagato il prezzo più alto della crisi con 294 mila dipendenti e 8,5 miliardi di giornate retribuite in meno (corrispondenti rispettivamente al -27,5% e al -38,2%).

GLI APPRENDISTI – Il numero degli apprendisti operanti nel turismo risultava pari a 100.752 unità nel 2019, mentre sono diventati 78.833 nel 2020. Nel ricettivo si registrano 8.008 apprendisti, nei pubblici esercizi 69.079, nell’intermediazione 1.529, nel termale 67 e nei parchi di divertimento 150.

GLI OCCUPATI PER TIPOLOGIA CONTRATTUALE

I DIPENDENTI CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO – I lavoratori assunti a tempo indeterminato nel 2019 erano stati 754.891 (il 58,0% del totale), nel 2020 sono diventati 610.758 (il 64,1% del totale). Il maggior numero, 500.234 unità, lavora nei pubblici esercizi, 85.385 nel comparto ricettivo, 20.123 nell’intermediazione, 4.544 nel termale e 471 nei parchi di divertimento.

I DIPENDENTI CON CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO – I contratti a tempo determinato erano 360.621 nel 2019, mentre l’anno successivo si sono ridotti a 214.780, di cui 25.420 sono propri del comparto ricettivo, 186.822 dei pubblici esercizi, 1.806 dell’intermediazione, 538 del termale e 195 dei parchi di divertimento.

I DIPENDENTI CON CONTRATTO STAGIONALE – Gli stagionali sono stati nel 2019 185.000. Nel 2020 sono diventati 127.353 di cui 66.196 inseriti nel comparto ricettivo, 59.186 nei pubblici esercizi, 842 nell’intermediazione, 791 nel termale e 339 nei parchi di divertimento. In termini di occupazione, le ultime due tipologie di lavoro (a termine e
stagionale), sono state le più penalizzate dalla crisi pandemica, infatti hanno perso il 40,4% ed il 31,2%, per un totale di più di 203 mila dipendenti. D’altro canto, tra chi aveva un contratto a tempo indeterminato, c’è stata una riduzione del 19,1% degli occupati e del 34,6% delle giornate retribuite, pari a 6 milioni. In termini assoluti tra il 2019 ed il 2020 sono andati persi 144 mila posti di lavoro tra chi aveva un contratto stabile. Si tratta di un numero troppo alto per pensare che sia semplicemente effetto del turnover naturale. Considerando che tuttora sussiste il blocco dei licenziamenti, si deduce facilmente che una parte rilevante di lavoratori ha deciso di dimettersi ritenendo di non avere più prospettive nel settore.

I DIPENDENTI CON CONTRATTO INTERMITTENTE – I lavoratori assunti con contratto intermittente sono diminuiti di quasi il 40% passando da 143.159 a 89.757, di cui 11.347 unità impiegati nel comparto ricettivo, 78.007 nei pubblici esercizi, 177 nell’intermediazione, 128 nel termale e 98 nei parchi di divertimento.

I DIPENDENTI CON CONTRATTO PART-TIME – Sono stati 535.411 i lavoratori parttime occupati nelle imprese del turismo nel corso del 2020, mentre nel 2019 erano 698.161. Di questi 452.216 sono registrati come operai e 33.844 come impiegati. Nel ricettivo i lavoratori a tempo parziale sono stati 52.647, di cui 40.029 inquadrati come operai e 10.091 come impiegati. Nei pubblici esercizi gli occupati part-time sono stati 473.417, di cui 410.244 operai e
16.981 impiegati. Nell’intermediazione sono risultati in media 7.577 lavoratori a tempo parziale, di cui
879 operai e 6.156 impiegati. Nel termale i part-time sono stati in media d’anno 1.314, di cui 740 operai e 552
impiegati. Nei parchi di divertimento, infine, i lavoratori part-time sono stati 457, di cui 324
operai e 65 impiegati.

GLI OCCUPATI PER CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE ETÀ – L’età media dei lavoratori del settore turismo è di 37 anni. In particolare, nel ricettivo essa è pari a 41 anni, nei pubblici esercizi a 36, nell’intermediazione è pari a 41
anni, nel termale a 46 e nei parchi di divertimento a 35.
A seguito della pandemia, i giovani sono risultati i più colpiti sia per quanto riguarda la perdita in termini di dipendenti sia di giornate lavorate (rispettivamente meno 37,0% e 42,9% per gli under 20 e -28,1% e -39,2% per i giovani tra 20 e 30 anni).

SESSO – Nel turismo il numero delle lavoratrici supera quello dei lavoratori: 501.058 donne contro 452.490 uomini, con una percentuale pari al 52,5%. Nel ricettivo è donna il 54,7% delle persone occupate (96.901 lavoratrici in tutto) mentre nei pubblici esercizi il 51,4% (383.731 donne).
Nell’intermediazione la percentuale di lavoro femminile tocca il 72,2% (16.438 donne). Nel termale la percentuale delle donne occupate è pari al 60,3% (3.539 donne) mentre nei parchi di divertimento è del 44,8% (450 donne).
Le conseguenze del blocco generato dalla pandemia si sono fatte sentire in maniera particolarmente pesante sulle donne, che hanno perso 183 mila occupate nel 2020.

NAZIONALITÀ – Nel settore turismo nel 2020 hanno lavorato in media 226.450 lavoratori stranieri (pari al 23,7% dell’occupazione dipendente complessiva). Di questi 45.858 sono occupati nel ricettivo (20,3%), 178.185 nei pubblici esercizi (78,7%), 1.903 nell’intermediazione (0,8%), 395 nel termale (0,2%) e 109 nei parchi di divertimento (0,1%). In questo caso, ad aver avuto la perdita maggiore sono stati proprio gli stranieri
che nel 2019 erano 324.775 (-30,3% in termini di dipendenti e -41,9% in termini di giornate retribuite). Gli italiani, invece, hanno avuto una perdita rispettivamente del 25,5% e del 36,5%.

LA STAGIONALITÀ – Il picco massimo di occupazione è stato registrato nei mesi estivi ed in particolare ad agosto, con 1.274.403 lavoratori occupati, e a luglio con 1.217.178 unità. Il numero più basso di lavoratori, invece, si è concentrato nei mesi del lockdown con appena 395.077 occupati ad aprile e 653.336 a maggio. Anche nei mesi di minore stagionalità, nel 2019 il numero di occupati non era mai sceso sotto il milione.
Anche per quanto riguarda le aziende è stato nei mesi estivi che sono stati registrati i numeri più alti: 204.025 realtà attive ad agosto, seguito da luglio che ne ha contate 200.140. Nel mese di aprile è stato registrato il dato più basso, con 89.892 aziende. Nel momento di minima attività del 2019 (febbraio) le aziende attive con dipendenti erano più del doppio: 182.244.
Rispetto alla dimensione media, infine, è ad agosto che è stata toccata la punta massima con 6,2 dipendenti per impresa. La punta minima è stata registrata ad aprile: 4,4 dipendenti. Particolarmente rilevante è il fatto che nel 2019 la dimensione media minima si era verificata a febbraio (in corrispondenza con la bassa stagione) ed era
comunque di 5,9 dipendenti per azienda.

LE REGIONI CON PIÙ OCCUPATI – La Lombardia è la regione con più lavoratori dipendenti nel turismo con 171.606 unità. La seconda regione è l’Emilia Romagna con 99.568 lavoratori, terzo il Veneto con 93.962. Seguono, il Lazio che occupa 90.229 lavoratori dipendenti e la Toscana che ne registra 65.578. Rispetto all’anno precedente, solo in queste cinque regioni, sono stati persi quasi 200 mila occupati. Guardando a livello di macro-aree, a soffrire di più sono state le imprese turistiche del Centro Italia, che hanno perso il 29,6% degli occupati. Seguono quelle del Nord Ovest, con un -26,6%, quelle del Nord Est con -25,8% e infine il Sud e le isole con -25,3%.

LE PROVINCE CON PIÙ OCCUPATI – La provincia con più occupati nel turismo è quella di Milano con 80.108 lavoratori su un totale di 953.548 dipendenti. Al secondo posto si è classificata la provincia di Roma con 72.276 dipendenti. Terza la provincia di Napoli con 34.142 lavoratori nel turismo. Quarta la provincia di Bolzano che ha
registrato 26.033 dipendenti e quinta la provincia di Torino con 25.705 dipendenti. Particolarmente rilevante il fatto che Venezia sia uscita da questa classifica in quanto nel 2019 aveva 37.332 dipendenti, mentre nel 2020 sono diventati 24.237.