Tumore del polmone: 8 casi su 10 individuati troppo tardi in Italia

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(Sesto Potere) – Milano, 28 dicembre 2019 – In Italia solo quest’anno sono state colpite oltre 42.500 persone da una diagnosi di tumore del polmone . Più dell’80% dei nuovi casi viene individuato troppo tardi e questo determina una drastica riduzione delle possibilità di cure efficaci per i pazienti.

E’ quindi necessario riuscire ad anticipare la diagnosi soprattutto per le persone considerate a rischio, come i forti fumatori.

Per questo all’inizio del 2020 partirà uno studio internazionale con l’obiettivo di arruolare, nei prossimi due anni, 24.000 forti fumatori (che consumano almeno un pacchetto di sigarette al giorno) ultracinquantacinquenni in sei diversi Stati Europei: Italia, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna).

Nel nostro Paese l’obiettivo minimo è reclutare almeno 10mila partecipanti grazie al coinvolgimento diretto dei medici di famiglia della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie).

Sarà così creata la RISP (Rete Italiana di Screening Polmonare) per meglio definire le modalità di un nuovo screening attraverso l’uso di TAC spirale a basso dosaggio (low-dose CT scan – LDCT) e di alcuni biomarcatori.

In tutta Italia la Rete verrà realizzata e coordinata dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano attraverso un finanziamento dell’Unione Europea e con il sostegno del Ministero della Salute.

L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi nella sede della Regione Lombardia alla presenza dell’Assessore Regionale al Welfare Giulio Gallera.

Dottore in ospedale

“Si calcola che in tutta Italia siano oltre 600mila i forti fumatori over 55 potenziali candidati allo screening polmonare – afferma il prof. Ugo Pastorino, Direttore della Chirurgia Toracica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano -. E’ dimostrato come l’utilizzo della TAC spirale a basso dosaggio possa portare ad un trattamento tempestivo con una possibile riduzione della mortalità del 50%”.

Ma nonostante le nuove cure, il carcinoma polmonare rimane ancora oggi uno dei big killer nel nostro Paese. Ogni anno provoca oltre 33mila decessi ed è la seconda neoplasia più frequente tra gli uomini, la terza invece per le donne. In particolare tra il genere femminile il numero di nuovi casi l’anno risulta in forte crescita: solo 13mila nel 2019.

“Deve essere una delle priorità della comunità scientifica contrastare questa patologia oncologica e ciò può avvenire anche attraverso il perfezionamento degli strumenti diagnostici, oltre che di quelli terapeutici. Con questo studio vogliamo ottenere nuove evidenze scientifiche, consolidando le nostre conoscenze su esami efficaci e salvavita”: afferma il prof. Ugo Pastorino.

Tra gli obiettivi che si pone la Rete Italiana di Screening Polmonare c’è anche quello di combattere il fumo, uno dei principali fattori di rischio oncologico. Da qui la necessità di coinvolgere i medici di famiglia per sensibilizzare gli italiani non più giovanissimi a smettere con questo pericoloso vizio.

“Nonostante le innumerevoli campagne informative sono ancora oltre 11,6 milioni i fumatori nel nostro Paese – sostiene il dott. Ovidio Brignoli, Vice Presidente della SIMG -. Di questi oltre il 21% è un forte fumatore in quanto consuma al giorno almeno 20 sigarette. Proprio a loro vogliamo rivolgerci perché sono le persone più esposte al rischio d’insorgenza di un tumore polmonare”. “Dobbiamo motivarli a smettere sulla base delle informazioni sul loro stato di salute – sottolinea il dott. Gerardo Medea, Responsabile Nazionale Ricerca per la SIMG -. La TAC spirale a basso dosaggio non si limita a segnalare la presenza di eventuali neoplasie. Può mostrare anche il danno coronarico e il conseguente rischio d’infarto. E’ quindi utile anche per la prevenzione di patologie cardiovascolari o respiratorie tra cui la BPCO”.

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