Terremoti, 37% comuni italiani a rischio alto o medio-alto

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(Sesto Potere) – Roma – 16 aprile 2020 – L’Istat ha pubblicato il primo Rapporto sul territorio, 61 quadri tematici sintetici e 11 approfondimenti che offrono valutazioni aggiornate su altrettanti fenomeni morfologici e ambientali e sul loro andamento nel tempo e nella mappa geografica. 

sisma nell’Italia centrale

Uno dei principali fenomeni naturali che portano l’Italia a perdite significative, sia in termini di vite umane che di edifici, infrastrutture, strutture produttive, patrimonio artistico, storico e culturale, è quello del rischio sismico.

La sismicità indica la frequenza e la forza con cui si manifestano i terremoti ed è una caratteristica fisica del territorio. La sequenza sismica dell’Italia centrale iniziata nel 2016 con 67 eventi sismici (di cui sei con magnitudo superiore a 5) e proseguita nel 2017 con più di 20 terremoti con magnitudo uguale o superiore a 4,0. Nel 2018 si è tornati a registrare valori pre-2016. La sequenza del 2016 è stato solo l’ultimo di una lunga serie di eventi sismici rilevanti che hanno colpito l’Italia negli ultimi 50 anni: Belice nel 1968, Friuli nel 1976, Irpinia nel 1980, Umbria e Marche nel 1997, Molise nel 2002, l’Aquila nel 2009, Emilia-Romagna nel 2012 che hanno portato a significative perdite di vite umane
nonché a consistenti danni sociali ed economici.

Secondo la più recente classificazione prodotta dal Dipartimento di Protezione Civile (gennaio 2019) e basata sulla mappa di pericolosità sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), i comuni italiani sono classificabili in funzione della probabilità che si verifichi un terremoto in quattro classi di pericolosità sismica, definite in base alla frequenza e all’intensità degli eventi registrati nel passato.

alluvione modena

A livello nazionale, 2927 comuni (il 37% del totale) ricadono in una classe di pericolosità sismica alta o medio-alta; in essi risiedono più di 25 milioni di persone pari al 41,5% della popolazione e corrispondono a una superficie di 135.000 Km2 (circa il 45% del territorio nazionale).

Le regioni a maggiore rischio sismico oltre al Friuli Venezia Giulia, sono quelle collocate lungo la dorsale appenninica dall’Emilia Romagna alla Sicilia.

Il rischio sismico è legato a tre componenti: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. La pericolosità riflette la frequenza e l’intensità dei fenomeni.

L’Italia risulta avere una pericolosità sismica medio-alta (per frequenza e intensità dei fenomeni) che, associata a una notevole vulnerabilità (dovuta alle condizioni del patrimonio edilizio e infrastrutturale) e a una elevata esposizione (per densità abitativa e presenza di un rilevante patrimonio storico/artistico), porta a fare valutazioni rispetto al rischio strutturale che coinvolgono l’intero Paese.

Il territorio Italiano più esposto a eventi sismici di rilievo è prevalentemente composto da centri di piccole dimensioni, con poco più di 4 mila abitanti per comune, pari a circa la metà della media nazionale. La vulnerabilità sismica in questi comuni è spesso associata a condizioni di relativo isolamento geografico, infrastrutturale e logistico, che comportano una maggiore amplificazione delle conseguenze causate da eventuali eventi calamitosi. Sebbene la pericolosità sismica derivi da fattori naturali di difficile previsione, conoscere la vulnerabilità degli elementi esposti nelle diverse aree del Paese costituisce un elemento utile al fine di disegnare politiche volte a ridurre i danni in caso l’evento calamitoso si manifesti.

Ma nella mappa del rischio stilata dall’Istat c’è anche quello idrogeologico.

Il rischio idrogeologico, viste le caratteristiche geologiche, morfologiche e idrografiche del territorio italiano, è diffuso su gran parte del Paese. I fenomeni di dissesto più diffusi sono le frane e le alluvioni, che in genere si concentrano in territori dove le litologie prevalenti sono rocce poco consistenti, spoglie o rivestite di una vegetazione scarsa. Questo tipo di condizioni si localizzano principalmente in zone distribuite lungo la dorsale appenninica e la fascia delle Alpi e delle Prealpi.

Nel 2017 l’Italia presenta l’8,4% del proprio territorio e il 10,4% della popolazione a rischio
alluvione o esondazione nello scenario di rischio medio. La regione più esposta a esondazioni per la rottura degli argini fluviali è l’Emilia Romagna (45,7% del territorio e 63,7% della popolazione); più in generale questa tipologia di rischio si riscontra in territori perlopiù pianeggianti dove insistono i principali fiumi. Al contrario, in molte regioni italiane
che risultano più montuose o con terreni meno coerenti, a fronte di fenomeni climatici estremi , come le bombe d’acqua, si verificano cedimenti dei terreni con conseguenti smottamenti dei versanti.

Le aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata coprono l’8,4% dell’intero territorio nazionale. Tuttavia, essendo il territorio coinvolto principalmente montano, la popolazione esposta al rischio risulta limitata (solo il 2,2%).

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