Tari, Confcommercio Emilia-Romagna: peso insostenibile per le imprese

(Sesto Potere) – Bologna – 13 settembre 2019 – La tassa rifiuti Tari continua a rappresentare un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che la caratterizzano per le imprese del nostro territorio. A lanciare l’allarme è Confcommercio Emilia-Romagna.

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Dai dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it – strumento permanente dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio relative alla tassa rifiuti (Tari) pagata dalle imprese del terziario – si conferma la continua crescita della tassa sui rifiuti  (più contenuta per l’Emilia Romagna), nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti stessi, e i divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni e nella stessa provincia.

In particolare si evidenzia come le categorie dei pubblici esercizi e ortofrutta siano quelle più gravate dalla tassa.

Dal 1° gennaio 2018 secondo quanto previsto dalla legge  del 2013 i Comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti.

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I costi del servizio inseriti nel piano finanziario rappresentano il principale fattore che determina poi le tariffe pagate dalle diverse utenze domestiche e non domestiche.

L’aumento crescente dei costi di gestione dei rifiuti dimostra come nella tassazione continuino a permanere voci di costo improprie a copertura di inefficienze locali di gestione.

Un indicatore attendibile della congruità dei piani finanziari delle amministrazioni locali e, conseguentemente, delle tariffe applicate a cittadini e imprese si ricava da OpenCivitas, sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE per determinare i fabbisogni standard delle varie amministrazioni locali. Tali fabbisogni, calcolati comune per comune, indicano il costo ottimale del servizio di gestione dei rifiuti, calcolato in condizioni di efficienza e appropriatezza, garantendo i livelli essenziali di prestazione.

Confrontando i costi del servizio Tari e i fabbisogni standard, si evidenza come in Emilia Romagna tre Comuni capoluogo di provincia continuano a registrare una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni (Bologna, Rimini e

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Parma).

In particolare a Bologna i costi del servizio si discostano di ben 23 milioni rispetto al fabbisogno individuato (+34%)

La situazione fotografata – insiste la Confcommercio Emilia-Romagna – richiede risposte urgenti per avviare una profonda revisione dell’intero sistema che rispetti il principio europeo ‘chi inquina paga’ e tenga conto delle specificità di determinate attività economiche delle imprese del terziario al fine di prevedere esenzioni o agevolazioni per le aree che di fatto non producono alcun rifiuto e sulle quali invece continua ad essere calcolata integralmente la tassa.

Ma soprattutto – sempre secondo Confcommercio Emilia-Romagna – servono azioni concrete ed efficaci affinché si limiti la libertà fino ad ora concessa ai Comuni di poter determinare il costo dei piani finanziari includendo voci di costo improprie (come i costi del personale) e soprattutto che vincoli gli enti locali al rispetto di norme di legge come quella che li obbliga a tenere conto dei fabbisogni.

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