Stranieri, accolti 167 profughi nell’Unione Valle Savio

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(Sesto Potere) – Cesena – 25 ottobre 2019 – Le norme introdotte dal Decreto Sicurezza mettono i sindaci italiani in seria difficoltà soprattutto per quanto riguarda la gestione del sistema dei servizi di prima accoglienza. È questo il contesto venuto a crearsi anche a Cesena dove gli enti impegnati sul territorio nella gestione della prima accoglienza non hanno rinnovato in un primo momento la disponibilità a garantire la continuità dei servizi a causa della scarsa chiarezza relativa ai servizi richiesti (vigilanza dei Cas e di carattere sanitario) e della insufficiente remunerazione per la copertura dei costi.“In realtà – commenta l’Assessora ai Servizi Sociali, all’Integrazione, al Volontariato e al Terzo Settore Carmelina Labruzzo – nonostante le restrizioni introdotte dal Decreto Sicurezza, nel nostro comune l’accoglienza dei profughi è sempre stata una assoluta priorità. Nel corso del 2019 la Prefettura di Forlì-Cesena, dopo l’emanazione dei 4 bandi rimasti quasi del tutto orfani di risposta, ha rinegoziato i termini delle convenzioni che hanno garantito la copertura dei servizi di accoglienza dal 1 luglio al 31 agosto e dal 1 settembre fino a fine anno”.Attualmente la Convenzione tra la Prefettura e l’Unione Valle del Savio supporta l’accoglienza di 167 profughi (di cui 12 donne e 4 nuclei familiari con 9 figli minori) distribuiti nei 18 Cas presenti tra Cesena, Mercato Saraceno e Sarsina. Di questi, 4 sono gestiti dall’Associazione Misericordia Valle del Savio, 2 dalla Croce Oro e i restanti 12 da ASP Cesena Valle del Savio. Esattamente un anno fa (ottobre 2018) gli accolti erano 216 (49 in più rispetto a oggi) e i Cas complessivamente coinvolti erano 28 (10 in più rispetto ad oggi).

Asp Cesena Valle Savio attualmente gestisce 101 posti di accoglienza per Richiedenti Asilo CAS e 23 posti di seconda accoglienza con il Progetto Sprar; l’equipe operativa nel corso del 2019 si è orientata anche a svolgere un ruolo attivo nella gestione di 3 progetti Ministeriali FAMI (di cui per uno è capofila la Prefettura di Forlì-Cesena) finalizzati a promuovere: interventi per facilitare l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi con azioni di sperimentazione di un modello di co-housing e azioni di sostegno alla ricerca casa; una mappatura di aziende disponibili all’inserimento socio-lavorativo; la formazione degli operatori sociali e sanitari; implementazioni di protocolli per favorire l’inserimento scolastico di minori che arrivano da ricongiungimenti familiari; la formazione in tecniche di agricoltura sostenibile e in strumenti di accesso al credito per favorire l’auto-imprenditorialità  dei cittadini stranieri.Inoltre, è attiva anche una collaborazione con l’Ufficio Progetti Europei del Comune per la realizzazione del Progetto Values e con l’Università di Psicologia per il Progetto Unicorn per favorire lo scambio di buone prassi in diversi ambiti e per favorire l’integrazione dei migranti.

“Non è facile prevedere – riprende l’Assessora Labruzzo – quello che si prospetterà dopo il 31 dicembre prossimo. La Prefettura ci ha fatto sapere che intende superare definitivamente il modello previgente attualmente in proroga, seppur già parzialmente rivisto, e portare a regime l’assetto organizzativo dei CAS secondo le previsioni del nuovo Capitolato ancorato al Decreto Salvini. Nel caso in cui il ‘mercato’ continuasse a non accogliere quanto previsto da tale Capitolato, la Prefettura si troverebbe costretta o a prorogare ancora il sistema attualmente vigente oppure a ricollocare forzatamente gli ospiti attualmente inseriti nei CAS gestiti dalle Unioni in altri CAS, ricercando la disponibilità di posti su tutto il territorio nazionale (in particolare nel Sud Italia risultano attualmente diverse strutture di accoglienza semivuote”.

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