(Sesto Potere) – Roma – 17 gennaio- Lo stipendio è sempre tra i motivi principali di insoddisfazione di un lavoro visto che molto spesso è ritenuto inadeguato allo sforzo manuale e/o intellettuale che vi si dedica. In Italia è sempre stato un problema e di certo la nostra nazione non è considerata in Europa luogo dove la meritocrazia viaggia di pari passo con il salario. Infatti le stime pongono il nostro paese in una zona intermedia della classifica quanto a valore degli stipendi medi annuali. 

Poi mettiamoci anche l’effetto pandemia che negli ultimi due anni ha finito per impattare pesantemente anche sul mondo del lavoro e di conseguenza sulle paghe mensili. 

Così anche lo scorso anno in alcuni settori il divario salariale è rimasto molto elevato. Questo è quanto si evince dall’indagine svolta da applavoro.it, il portale web che mette in contatto domanda e offerta di lavoro, sugli stipendi mensili medi comunicati dagli iscritti alla piattaforma nell’anno 2021. I dati mostrano come alcuni settori sono rimasti altamente remunerativi grazie anche all’alta specializzazione e responsabilità, mentre altri invece continuano ad arrancare.

“Purtroppo dai nostri dati in possesso risulta ancora ben evidente un divario tra retribuzioni, misurato sulle medesime professioni ma in zone differenti del paese” – spiega Marco Contemi imprenditore e fondatore del portale applavoro.it.  “Questo dislivello agevola la creazione di situazioni lavorative sempre più svantaggiose, soprattutto in zone d’Italia dove scarseggia l’offerta di lavoro, e ci si ritrova quindi spesso costretti ad accettare condizioni non eque proprio per necessità e mancanza di alternative valide”.

centro per l’impiego

Tralasciando i ruoli dirigenziali e i professionisti, nel 2021 ancora una volta il settore che ha guadagnato di più stando ai dati di applavoro.it è stato quello commerciale/terziario con gli agenti di commercio a fare da apripista. Il loro stipendio medio mensile si è aggirato sui 2.300 euro. A seguire abbiamo gli operai specializzati con circa 1.450 euro. Non male nemmeno i cuochi che dopo un 2020 nerissimo con la chiusura delle attività, si sono rialzati lo scorso anno e sono ritornati agli stipendi medi dell’era pre-pandemia con circa 1.400 euro.

Ma accanto a questi che sono stati i settori meglio retribuiti nel 2021 c’è anche la triste realtà di quelli meno retribuiti. All’ultimo posto troviamo gli operatori di call center, un lavoro che offre un fisso base e un guadagno extra a commissione e che molto spesso viene sottopagato rispetto alle ore lavorate. Lo stipendio medio per loro è stato di circa 750 euro al mese. Non è andata molto meglio alle segretarie o alle bariste che a stento sono riuscite a portarsi a casa 1.000 euro. 

Numeri che riflettono quello che è lo scenario nazionale dell’Italia dello scorso anno. Poi, come accade da decenni persiste il gap tra territori soprattutto del Nord e del Sud quanto a benessere lavorativo e stipendio medio. 

Le zone dove si è guadagnato di più:

Analizzando i dati ancora più nel dettaglio dei singoli settori divisi per località si è evidenziato ancora una volta come in alcune zone si viene retribuiti meglio per la medesima mansione. 

Si potrebbe dire ad esempio che chi lavora nel mondo della ristorazione come cuochi o camerieri, per loro Venezia risulta essere la provincia più profittevole con 1.600 euro di stipendio medio per i primi e 1.400 per i secondi. Per gli impiegati invece Milano è al top con circa 1.450 euro al mese. Ma le differenze non sono solo a favore delle città del Nord Italia. Gli infermieri ad esempio, un settore molto richiesto soprattutto in quest’epoca storica risulta guadagnare di più a Napoli con circa 1.600 euro. Stesso discorso per gli operai specializzati che a Palermo hanno guadagnato addirittura 1.800 euro al mese, probabilmente dovuto ad una minore disponibilità di forza lavoro altamente specializzata sul territorio. 

Da questa analisi quindi si evince la forte discrepanza che esiste tra le varie categorie lavorative. Un deficit che potrebbe essere superato introducendo il salario minimo già adottato da diversi stati in Europa ma che di fatto è ancora utopia in Italia.