Stili di vita, 40% persone con obesità non pensa sia una malattia cronica

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(Sesto Potere) – Roma – 22 maggio 2020 – Migliorare le abitudini alimentari e fare attività fisica: queste sono le strategie più efficaci per una corretta gestione del peso a lungo termine secondo 7 persone su 10 con obesità, considerata una malattia cronica solo da poco più del 60 per cento dei malati. Tra i medici, il 91 per cento dichiara l’obesità una malattia cronica, da affrontare – per quasi 8 su 10 di loro – comunque con misure di miglioramento dello stile di vita.

Sono i principali risultati della survey condotta in Italia, all’interno dello studio internazionale ACTION-IO. I dati italiani sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Eating and Weight Disorders – Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity.

L’obiettivo dello studio internazionale ACTION-IO (Awareness, Care, and Treatment In Obesity MaNagement – an International Observation), che ha coinvolto 11 paesi in cinque continenti, è stato quello di identificare le percezioni, le attitudini, i comportamenti e gli ostacoli per la cura dell’obesità sia per le persone con obesità sia per i medici. In Italia sono state 1.500 le persone con obesità e 300 i medici che hanno completato il questionario.

Dalla survey è emerso che, nonostante l’84 per cento delle persone con obesità sia consapevole del grande impatto dell’obesità sulla salute generale, quasi il 40 per cento non la ritiene una malattia cronica, al contrario del già ricordato 91 per cento dei medici. Inoltre, è importante sottolineare che solo una piccola parte di persone con obesità (il 13 per cento) e di medici (il 19 per cento) ha dichiarato che la società e/o l’assistenza sanitaria italiana stiano rispondendo alle esigenze delle persone con questa malattia.

“L’obesità deve essere considerata come una malattia cronica, a patogenesi multifattoriale, che necessita di cure e attenzioni adeguate. La gestione terapeutica è complessa e richiede un approccio multidimensionale. Le principali linee guida dell’obesità indicano che il primo passo della terapia è rappresentato dalla modificazione degli stili di vita attraverso l’intervento nutrizionale, l’incremento dell’attività fisica strutturata e le modifiche comportamentali. Tuttavia, quando questa prima strategia risulta insufficiente o del tutto inefficace è possibile ricorrere alla terapia farmacologica e in alcuni casi alla chirurgia bariatrica”, afferma Paolo Sbraccia, Vice Presidente IBDO Foundation e Professore Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Roma “Tor Vergata”

Dallo studio è emerso che rispetto alle conversazioni riguardo il peso, le raccomandazioni più frequenti dei medici alle persone con obesità sono state di migliorare le abitudini alimentari e ridurre l’apporto calorico (63 per cento) e praticare attività fisica (63 per cento). Meno frequentemente è stato consigliato di seguire una dieta specifica (22 per cento) o programmi di allenamento (34 per cento) e raramente di ricorrere a farmaci per la perdita di peso su prescrizione (11 per cento) o alla chirurgia bariatrica (10 per cento). Poche volte è stato anche raccomandato di rivolgersi a degli specialisti (24 per cento) e a nutrizionisti o dietisti (31 per cento).

Inoltre, solo una minoranza di medici ritiene attualmente disponibili valide opzioni farmacologiche (25 per cento) o di chirurgia bariatrica (58 per cento) per perdere peso. Analogamente, la maggior parte delle persone con obesità ha dichiarato che preferisce gestire il proprio peso autonomamente piuttosto che dover ricorrere all’utilizzo di farmaci (83 per cento) o della chirurgia (81 per cento).

“In linea con lo studio internazionale ACTION-IO, i dati italiani rivelano la necessità di implementare le conoscenze sull’obesità di medici, governi, persone con obesità e opinione pubblica in generale, migliorando l’educazione relativa alle basi biologiche per far sì che venga riconosciuta come malattia cronica. In secondo luogo, bisogna sfidare la percezione errata che l’obesità sia sotto il controllo dell’individuo e i medici devono promuovere conversazioni utili sulla perdita di peso. Infine, è necessario migliorare la formazione degli operatori sanitari per quanto riguarda la gestione clinica dell’obesità sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare”, conclude Paolo Sbraccia.

Lo studio ACTION-IO
ACTION IO è il più ampio studio realizzato per studiare gli ostacoli alla gestione dell’obesità sia dal punto di vista delle persone con obesità sia dal punto di vista dei medici. Lo studio ha coinvolto oltre 14.500 persone con obesità e quasi 2.800 operatori sanitari provenienti da 11 paesi, tra cui: Australia, Cile, Israele, Italia, Giappone, Messico, Arabia Saudita, Corea del Sud, Spagna, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito. ACTION IO completa le informazioni acquisite dagli studi ACTION condotti negli Stati Uniti e Canada, fornendo una fotografia generale riguardo gli ostacoli nella cura dell’obesità nella popolazione globale, nonché evidenze su misura per ogni paese coinvolto per indicare azioni concrete da intraprendere nella lotta all’obesità. ACTION IO e gli studi ACTION condotti negli Stati Uniti e in Canada sono stati sponsorizzati e finanziati da Novo Nordisk.

L’obesità
L’obesità è una malattia cronica che richiede una gestione a lungo termine1. L’obesità è una malattia complessa e multifattoriale, influenzata da fattori genetici, fisiologici, ambientali e psicologici ed è associata a numerose gravi conseguenze per la salute2,3.
L’aumento della prevalenza dell’obesità a livello globale rappresenta un problema di salute pubblica che comporta gravi implicazioni in termini di costi per i sistemi sanitari4,5. Nonostante l’elevata prevalenza, molte persone con obesità non ricevono sostegno ai loro sforzi per perdere peso e la malattia rimane sostanzialmente mal diagnosticata e sottostimata6.

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