(Sesto Potere) – Forlì – 27 luglio 2022 – I romagnoli hanno scarsa conoscenza delle norme che regolano la sicurezza nei luoghi di lavoro e degli enti pubblici e privati che gestiscono le assicurazioni contro gli infortuni e le malattie professionali. Pochi conoscono il numero esatto delle ‘morti bianche’ o degli incidenti in azienda.

Questo emerge dal sondaggio che l’Ugl Romagna ha condotto nel corso della campagna di indagine condotta nelle piazze di Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna, con i sindacalisti che hanno chiesto ai cittadini di compilare un questionario in forma anonima “sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Hanno aderito alla consultazione: 500 lavoratori in attività, 300 pensionati, 400 studenti e 350 disoccupati. Una percentuale statistica attendibile: 1.550 persone equamente divise tra le quattro città capoluogo di provincia della Romagna.

“Dal sondaggio è emerso che il 52% delle persone non conosce la 626, ovvero il decreto legislativo emanato il 19 settembre 1994,  oggi legge 81 del 2008, per regolamentare la sicurezza sui luoghi di lavoro. Molti si sono detti convinti che la legge fosse entrata in vigore molti anni prima. Il paradosso è che la maggior parte dei lavoratori che non conosce il contenuto della normativa ha in realtà partecipato a corsi di formazione e aggiornamento sulla sicurezza”: commenta Filippo lo Giudice, segretario territoriale di Ugl Romagna.

Tornando ai dati del sondaggio, emerge che: il 99% delle persone è pienamente consapevole di cosa sia il ‘lavoro nero’. Mentre la maggior parte delle persone confonde le funzioni di Inps e Inail.

“All’80% chi ha composto il nostro questionario ha sbagliato le cifre esatte dei morti e degli infortuni sul posto di lavoro. Prevale una sottostima del fenomeno che in realtà, nel nostro Paese e in particolare nella nostra regione è molto grave. Nel nostro Paese le denunce di infortunio mortale sul lavoro sono state l’anno scorso 1.361, ma in Romagna chi ha compilato il questionario Ugl ritiene che non si superi la soglia dei 200/500 decessi in media. Così come c’è un divario tra il peso reale degli infortuni registrati in Italia (564mila denunciati all’Inail nel 2021) e la stima (2.000 circa) formulata dai cittadini coinvolti nel sondaggio. Segno che il problema, gravissimo, nonostante sia al centro del dibattito politico/istituzionale da anni, non è ancora ben compreso dai cittadini e dagli stessi lavoratori”: aggiunge il segretario territoriale di Ugl Romagna, Filippo lo Giudice.

Spicca nella rilevazione effettuata dall’Ugl in Romagna un’alta percentuale di giovani disoccupati, in attesa di primo impiego, che non ha trovato riscontro ai tanti curricula inviati alle aziende, o di chi non è stato mai contattato dalle agenzie interinali private o dagli uffici pubblici di collocamento.

“Raramente si incrociano domanda e offerta di lavoro. Segno che a livello nazionale si deve avviare al più presto un processo di riforma dei soggetti pubblici e privati di somministrazione o ricerca di impiego”: ammette Filippo lo Giudice.

Nel sondaggio svolto dall’Ugl Romagna emergono anche due temi che potranno e dovranno essere presi in considerazione dagli amministratori e dai politici che in questi giorni si candidano a governare il Paese.

I pensionati denunciano l’esiguità delle pensioni minime e sociali (“con 400 euro al mese non si campa e non ci si pagano le bollette”: è stato il ritornello delle persone più anziane ai gazebo Ugl); e i giovani soprattutto gli studenti universitari extra-sede lamentano il costo proibitivo degli affitti (“450-500 euro al mese per un posto letto ed uso bagno e cucina in comune è una speculazione inaccettabile”: hanno detto decine di giovani provenienti dal Sud, oggi in Romagna per studiare).

“Sono due criticità che evidenziano, a nostro parere, la necessità di adeguare le pensioni al costo reale della vita e moltiplicare i servizi ed anche gli alloggi in ogni città per gli studenti universitari”: conclude il segretario territoriale di Ugl Romagna, Filippo lo Giudice, che annuncia la prossima iniziativa di indagine tra i cittadini che riguarderà il reddito di cittadinanza e le reali prospettive di impiego per chi percepisce il sussidio.