(Sesto Potere) – Roma, 17 febbraio. “Ho ricevuto una risposta insoddisfacente dal sottosegretario Anna Macina, quando, al contrario, è urgente individuare il nome del nuovo capo del Dap-Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Servono soluzioni strutturali per superare la situazione precaria e esplosiva degli istituti carcerari, mi sarei aspettato, quindi, che fosse prioritario identificare al più presto una persona esperta della materia dal punto di vista tecnico/professionale, conoscitore profondo, equilibrato e obiettivo delle dinamiche del sistema dell’esecuzione penale, in grado di attivare una progettualità immediata, evitando misure parziali e temporanee”.

Lo ha affermato il parlamentare forlivese della Lega Jacopo Morrone replicando, in Commissione Giustizia alla Camera, alla risposta del sottosegretario alla Giustizia Anna Macina a un question time dove lo stesso Morrone chiedeva “se si stia valutando la figura che andrà a sostituire l’attuale capo Dap, in prepensionamento dal primo marzo prossimo, e entro quali tempi avverrà la nomina”.

Anna Macina

La questione delle criticità delle carceri italiane (riscontrate anche in quelle d’Emilia-Romagna e di Forlì) è al centro dell’agenda dei sindacati di categoria e delle forze politiche da tempo.

“Oltre a non essere procrastinabile la riforma complessiva dell’Amministrazione penitenziaria, serve un cambio di ottica che tenga prioritariamente conto delle garanzie e delle tutele da assicurare ai circa 37.000 operatori del Corpo di Polizia penitenziaria. Credo che il candidato ai vertici del Dap debba saper risolvere laicamente e con onestà intellettuale i filoni di intervento di una riforma complessiva, tra cui sono prioritari: la riforma del Corpo di Polizia penitenziaria; il sovraffollamento; il ripristino di condizioni di sicurezza, superando o rielaborando la ‘sorveglianza dinamica’ e il regime delle ‘celle aperte’; i gravi limiti del sistema sanitario penitenziario. La mancanza di indicazioni concrete da parte di Macina non fa altro che sollevare ulteriori preoccupazioni sul futuro assetto del Dap e, di conseguenza, sull’intero sistema penitenziario”: conclude Morrone.