(Sesto Potere) – Riccione – 9 dicembre 2021 – Si è tenuto a Riccione, in provincia di Rimini, il VII° Congresso della Fai Cisl Emilia Romagna, federazione dei lavoratori agroalimentari e ambientali che in regione conta quasi 18 mila iscritti. L’assise, dal titolo “RiGenerazione: persona, lavoro, ambiente”, ha confermato Daniele Saporetti Segretario generale; con lui nella segreteria regionale sono stati eletti Roxana Vlad e Gianni Alviti.

Nato a Forlì e residente a Ravenna, 58 anni, Saporetti ha ricoperto numerosi ruoli nel settore agricolo e alimentare fino al 2010, anno in cui è stato eletto Segretario organizzativo della Cisl di Ravenna. Eletto alla guida della Fai Cisl regionale nel 2016, chiude il quinquennio con un incremento di 4 mila iscritti. Tra i temi centrali nella sua relazione, la salute e la sicurezza sul lavoro.

“In Italia ogni anno si contano più di mille morti bianche e quasi 700 mila incidenti sul lavoro, non è un problema soltanto legislativo ma culturale: servono percorsi formativi, non solo in ambito lavorativo ma anche scolastico, funzionali a una reale sensibilizzazione al rischio e alla prevenzione, la sicurezza deve essere acquisita come valore profondo a livello individuale indipendentemente da ruoli e mansioni”.

Il lavoro agroalimentare, è emerso dagli interventi di dirigenti, iscritti, delegati, ha garantito il cibo sulle tavole degli italiani anche in piena pandemia e ha consolidato il settore come asset strategico del Paese, eppure in Emilia Romagna il 2020 e il 2021 hanno fatto registrare preoccupanti cali di produzione per pesche, susine, nettarine e albicocche, causati dalle gelate primaverili e da calamità come cimice asiatica e alternaria.

Da sinistra: Pieri, Alviti, Saporetti, Vlad e Rota

Altra grande preoccupazione, il lavoro nero e grigio, con alcuni casi di lavoratori che – denuncia la Fai Cisl – non hanno mai visto una busta paga in diversi mesi o addirittura anni di lavoro agricolo. Positivo, invece, il primato detenuto dalla regione in Europa con 44 prodotti certificati Dop e Igp, marchi che fanno da traino anche per altri comparti a cominciare dal turismo. Quanto all’industria alimentare, invece, desta preoccupazione la mancata sigla del contratto nazionale da parte delle imprese del settore carni, presente in Emilia Romagna con importanti realtà produttive: “Siamo riusciti ad ottenere l’applicazione degli aumenti salariali e della parte normativa del nuovo Ccnl – ha detto Saporetti – ma coerentemente con questo Assocarni dovrebbe anche sottoscrivere il contratto, come hanno fatto le associazioni degli altri settori”.

I lavori congressuali sono stati presieduti dal Segretario generale della Cisl Emilia Romagna, Filippo Pieri, che ha evidenziato l’autorevolezza contrattuale guadagnata sul campo dalla Fai nei confronti delle imprese e delle istituzioni con un presidio costante del territorio e delle periferie.

“Abbiamo davanti un periodo complesso e lo sciopero proclamato da Cgil e Uil non sarà di aiuto”, ha detto poi il sindacalista: “Come Cisl continuiamo a credere che l’unità sindacale non vada compromessa: questo è il momento della coesione sociale, della responsabilità, della partecipazione, non di uno sciopero generale che rischia di confinare ai margini il sindacato. Se fosse stata condivisa l’idea di un patto sociale, come stiamo proponendo da tempo al governo e alle altre associazioni – ha aggiunto Pieri – probabilmente non saremmo arrivati a questa situazione, per di più dopo aver avviato i due confronti su fisco e pensioni, ottenendo i tagli Irap e Irpef e un miliardo e mezzo di decontribuzione per i dipendenti con redditi sotto i 35 mila euro”.

Chiudendo il Congresso, anche il Segretario generale della Fai Cisl nazionale, Onofrio Rota, ha commentato la scelta di Cgil e Uil di scioperare il 16 dicembre: “Un errore radicalizzare il conflitto con uno sciopero scelto per questioni politiche e non di merito”, ha detto il sindacalista, “anche perché i temi affrontati con il governo rispetto la manovra economica e l’impegno a rivalutare le pensioni, hanno trovato spazio grazie all’interlocuzione e alla mobilitazione unitaria. La scelta di proclamare lo sciopero rischia invece di disorientare e dividere i lavoratori, in un momento delicato per il Paese e con importanti segni di dialogo e di ripresa della crescita, e rischia dunque di vanificare tutto il confronto svolto finora e i risultati ottenuti rispetto alle richieste del sindacato”.