Sgominata rete di pedofili: in manette anche un 40enne di Modena

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(Sesto Potere) – Venezia – 16 ottobre 2020 – Usavano chat di messaggistica del social KIK per non essere facilmente rintracciabili e scambiarsi materiale pedopornografico, ma le indagini della Polizia Postale di Venezia coordinata dal Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma hanno portato ieri all’esecuzione di 16 decreti di perquisizione, alla denuncia di altrettante persone in 16 province italiane e all’arresto di 4 persone per divulgazione, cessione e detenzione di ingente quantità di immagini video e foto pedopornografiche.

Alcuni di essi – il più anziano del gruppo ha oltre 60 anni, il più giovane 23 – hanno precedenti specifici e sono ritenuti responsabili di divulgazione, cessione e detenzione di ingenti quantità di immagini video e foto pedopornografiche. In particolare, sono stati arrestati un 60enne di Mantova, un 30enne di Brescia, un 40enne di Modena e un 50enne trentino per la detenzione di materiale pedopornografico. 

Luciana Lamorgese

Dopo la lunga e capillare attività di indagine, è stato possibile dare un nome ai nickname utilizzati in rete dai pedofili, portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete.

Infatti, diversamente dal più noto WhatsApp dove l’utente è immediatamente identificabile tramite il suo numero di cellulare, il social “Kik” permette l’accessibilità dal proprio smartphone, con un mero account.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, nel ringraziare la Polizia Postale per l’operazione, ha dichiarato: «È incessante l’attività di prevenzione e di contrasto della pedopornografia on line e, più in generale, di monitoraggio dell’intera rete internet a salvaguardia dei minori e di tutte le fasce deboli. Operatori di polizia specializzati, quotidianamente, controllano in maniera capillare la rete internet, avviando complesse attività investigative e provvedendo all’interdizione della navigazione di centinaia di pagine web coinvolte nei gravissimi fenomeni di abuso di minori, alimentati anche dalla proliferazione di organizzazioni criminali transnazionali senza scrupoli, capaci di operare nell’ombra del dark web».