Sapro, imputati assolti in appello. Zelli: la società non doveva essere liquidata

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aula tribunale

(Sesto Potere) – Bologna – 1 dicembre 2020 – Processo di secondo grado in corte d’appello a Bologna per la bancarotta di Sapro Spa, l’allora società pubblica per l’urbanizzazione di aree produttive e per l’insediamento delle imprese sul territorio di Forlì-Cesena, fallita nel 2010, su richiesta della Procura della Repubblica di Forlì, sotto il peso di 110 milioni di euro di debiti a bilancio. Tutti assolti gli imputati.

La sentenza ribalta le condanne in primo grado comminate al direttore e ad alcuni amministratori della società che era stata voluta nell’ormai lontano 1995 dai Comuni di Forlì e Cesena come soci principali, con la partecipazione della Provincia e con quote minori dei Comuni di: Forlimpopoli, Bertinoro, Santa Sofia e Galeata.

tribunale di Forlì

Gabriele Zelli, amministratore locale per lunghi anni e testimone nel processo, commenta così la vicenda: “Accolgo con soddisfazione la sentenza di assoluzione di tutti gli imputati di quella che è stata definita “la vicenda Sapro”. Qualche anno fa ho chiesto volontariamente di essere ascoltato come testimone, come poi avvenne, presso il Tribunale di Forlì, mentre era in corso il processo di secondo grado. Andai per sostenere la correttezza dell’operato degli amministratori di Sapro e per dire che se c’erano stati errori nella conduzione della società questi non potevano avere un risvolto penalmente rilevante”.

Gabriele Zelli

“Posso anche affermare – aggiunge Zelli – che ho sostenuto ed ho scritto che la Società che si occupava degli insediamenti produttivi nei territori della Provincia di Forlì-Cesena non doveva neppure essere posta in liquidazione, come invece è avvenuto. Questo ha privato e priva gli enti locali soci della possibilità di effettuare una politica di insediamento di nuove attività, o di agevolare lo spostamento di aziende esistenti che intendevano ampliarsi. Gli imprenditori che, anche in una situazione di crisi (fortunatamente c’è ne sono stati e ce ne sono anche se in misura inferiore rispetto a prima dell’inizio della crisi economica risalente a oltre dieci anni fa e che perdura), hanno investito nel nostro territorio realizzando nuove sedi per le loro aziende lo hanno dovuto fare avendo come referente un curatore fallimentare, o proprietari di terreni destinati a insediamenti produttivi e non i consigli comunali, le giunte e i sindaci”.

“Da parte mia, da sempre, sono convinto che avere interlocutori della gestione della cosa pubblica, seppure fra un mare di burocrazia, sia sempre meglio che avere come referente un privato che cura i propri interessi personali. Secondo un mio personale giudizio politico con la tutta la “vicenda Sapro” è stata danneggiata l’onorabilità di molte persone, che la sentenza restituisce dopo molte amarezze, una parte dell’economia locale, diverse banche e gli enti soci; a questi ultimi importanti aspetti non si potrà purtroppo porre più rimedio”: conclude Gabriele Zelli.