(Sesto Potere) – Ferrara, febbraio 2022. Sette ore al giorno per compilare moduli e firmare referti, un’ora e mezza per il verbale operatorio, un’ora per compilare le cartelle cliniche, quarantotto minuti per i pazienti. A contare il tempo perso per dimissioni, compilazione di moduli, prescrizioni, certificazioni e tutti i vari adempimenti burocratici, quello che rimane da dedicare ai pazienti si riduce a poche decine di minuti, neanche un’ora al giorno a ortopedico.

Sono questi i risultati importanti della ricerca dal titolo emblematico “Tempo perso” realizzata dalla società scientifica Otodi – Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri di Italia, in collaborazione con Otodi Young. La prima di questo genere che analizza la qualità del tempo di cura dei medici ortopedici italiani.

La survey ha raccolto i dati di 82 unità ospedaliere di ortopedia e traumatologia italiane (il 20% delle 400 totali) distribuite in modo omogeneo sul territorio nazionale, focalizzando l’analisi su tre macroaree: le attività svolte in reparto, in sala operatoria e in ambulatorio/Pronto Soccorso.

Il commento

“Abbiamo realizzato questo studio perché ce lo chiedevano gli ortopedici: il lavoro burocratico sta aumentando a livelli insostenibili a discapito delle attività davvero importanti, quelle cliniche e quelle chirurgiche” ha ribadito il presidente Otodi Vincenzo Caiaffa – “il passaggio alla digitalizzazione, che è fondamentale per il nostro Sistema Sanitario, non si sta compiendo nel modo giusto, si perde molto tempo in pratiche burocratiche e questo va a discapito del nostro lavoro”.

I risultati della survey

L’ortopedico in Ambulatorio/Pronto Soccorso, su una media di 30 prestazioni giornaliere, dedica fino a 410 minuti al giorno alla compilazione di moduli per presidi ortopedici, certificati di malattia o INAIL oltre che la programmazione di controlli, il collegamento dei database ai sistemi tessera sanitaria e la firma dei referti con token.

Il chirurgo ortopedico può trascorrere in reparto fino a quattro ore al giorno solo per la compilazione delle cartelle cliniche, o per completare le procedure finalizzate alla dimissione dei pazienti, o la compilazione dei moduli di richiesta di continuità assistenziale.
In sala operatoria non va meglio: il chirurgo può trascorrere oltre 100 minuti al giorno per la registrazione dei codici degli impianti, la compilazione del verbale operatorio o lo scarico dei mezzi di sintesi.

dottore in corsia

In una équipe di 10 chirurghi, delle 24 ore complessive, 11 ore sono dedicate a questioni burocratiche; ciò significa che due ortopedici al giorno non lavorano come medici chirurghi, bensì sono dedicati ad altre attività.
Tutto questo ha diverse cause : connessioni lente, banche dati che non parlano tra di loro, in generale una “lentezza digitale” equamente distribuita su tutto il territorio nazionale, a dimostrazione che l’inefficienza non è degli operatori, ma dei sistemi informatici.

Le proposte di Otodi

“Tutto questo rallenta il nostro lavoro, anziché agevolarlo come dovrebbe essere l’obbiettivo della digitalizzazione”: rimarca il presidente Caiaffa. “Di questo passo, l’atto medico si svuoterà del suo intrinseco significato – conclude Caiaffa – e l’attività lavorativa assumerà sempre di più la forma di un atto burocratico nel mercato sanitario. Stiamo assistendo a una vera e propria mortificazione del ruolo professionale del medico che è costretto a sottrarre spazio al malato, a scapito di tutti gli inviti alla umanizzazione delle cure, in un momento storico di grave carenza dei chirurghi ortopedici. Sono chiare le cause che hanno portato a questo, ma Otodi vuole proporre delle soluzioni: basterebbe, ad esempio, che i sistemi e le piattaforme informatiche usassero lo stesso linguaggio e comunicassero i dati tra di loro, lasciando al medico obbligo di firma ma non di compilazione e riconsegnandogli il ruolo principe per cui è chiamato e per cui è pagato: l’assistenza e la cura del paziente. La digitalizzazione della sanità deve essere un aiuto, non un ostacolo”.