(Sesto Potere) – Rimini – 28 giugno 2021 – Una straordinaria collaborazione a sostegno della Sanità Romagnola da parte di 16 Rotary club della Romagna, che hanno unito le forze per rendere possibile la partecipazione al Global Grant promosso dalla Rotary International Foundation, ha portato all’erogazione complessiva dei 78.000 euro, necessari a far decollare il progetto di telemedicina, per l’assistenza ed il monitoraggio a domicilio dei pazienti a cui sono stati impiantati dispositivi cardiaci (pacemaker, defibrillatori, resincronizzatori).

Remotheart è un progetto basato sul controllo “a distanza”, ovvero remoto, dei dispositivi cardiaci impiantabili di ultima generazione, che consentono di comunicare con un trasmettitore al domicilio del paziente, al fine di inviare dati di natura tecnica, parametri e funzionamento del dispositivo impiantato e informazioni di carattere clinico, relative ai parametri vitali del paziente. Le trasmissioni da remoto possono essere programmate, col solo scopo di validare il corretto funzionamento dell’impianto, oppure possono essere originate dalla rilevazione di parametri fuori dalla norma.

Da un’esperienza innovativa iniziata a Forlì nel 2019 grazie all’Associazione Cardiologica Forlivese, che ha messo a disposizione le risorse necessarie a consentire di assistere con monitoraggio remoto tutti i pazienti cardiologici portatori di dispositivi, passando da 120 a 650 assistiti in meno di un anno, è nata dunque  l’idea di estendere l’applicazione del servizio così sviluppato, a tutta l’azienda USL della Romagna, attraverso un processo top-down, con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sui pazienti con scompenso cardiaco e di “mettere in rete” tutti i pazienti romagnoli portatori di dispositivi in grado di inviare informazioni sullo stato di compenso della malattia.

Il progetto Remotheart, che in tutta la Romagna interesserà un numero stimato pari a circa 6500 pazienti portatori di device cardiologici, dei quali 800 per lo scompenso cardiaco, rappresenta un tipico esempio di come le iniziative dei singoli territori possano essere messe a valore per tutti. Oggi ciò è reso possibile, anche proprio grazie all’intervento dei Club Rotariani dell’area romagnola, che hanno ben compreso questo valore, portandolo all’attenzione della Rotary International Foundation.

Il numero di impianti di pacemaker e defibrillatori è significativamente aumentato nell’ultima decade, a causa delle nuove indicazioni emerse dai risultati dei grandi studi clinici. Molti pazienti portatori di dispositivo impiantabile sono anche affetti da scompenso cardiaco, patologia invalidante e sempre più diffusa, che richiede un sistema di assistenza dedicato. Nella maggioranza di questi il dispositivo è in grado di raccogliere ed inviare  segnali utili a monitorare lo stato clinico del paziente.

Il follow-up, ovvero il controllo periodico, clinico e del dispositivo, dei pazienti portatori di device cardiaco è parte integrante del processo terapeutico, la frequenza dei controlli programmati per portatori di pacemaker è generalmente di 1 volta/anno, mentre per i portatori di defibrillatore impiantato è di 2 volte/anno. La frequenza dei controlli aumenta ulteriormente quando il dispositivo si avvicina all’esaurimento del generatore. Questo determina un carico di lavoro crescente in maniera esponenziale per i centri di elettrostimolazione, difficilmente sostenibile a breve e medio termine. Il tutto è reso più difficile dalla complessità clinica di molti pazienti trattati: essi, infatti, richiedono un follow­up intensivo con visite frequenti, spesso non programmate in caso di eventi avversi.

Un limite importante dei follow­up tradizionali è inoltre rappresentato dall’acquisizione ritardata delle informazioni diagnostiche memorizzate dal dispositivo, che se acquisite tempestivamente possono invece facilitare una reazione clinica tempestiva con conseguenti benefici per il paziente.

Il monitoraggio remoto dei dispositivi permette di fornire alla struttura ospedaliera un flusso continuo di informazioni relative allo stato del dispositivo. Questo è reso possibile grazie ad un trasmettitore consegnato al paziente, che controlla ed invia i dati al server dedicato del fornitore, a cui gli operatori della clinica possono accedere mediante sito web e autenticazione certificata.

Obiettivo di questo progetto è predisporre e implementare una tecnologia che metta a disposizione in modo strutturato e interoperabile tutte le informazioni provenienti dai diversi dispositivi medici cardiologici impiantabili, a supporto di un modello di cura che consenta l’assistenza sanitaria dei pazienti cardiologici presso il proprio domicilio.

Non è trascurabile poi l’aspetto riguardante l’abbattimento dei costi sociali, tenuto conto che la maggior parte dei pazienti sono anziani, che l’80% è accompagnato da un familiare che deve assentarsi dal lavoro e che circa un terzo dei pazienti sono ancora in attività e devono rinunciare essi stessi alla loro attività lavorativa.

Non solo, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo in pandemia da COVID-19, è fondamentale che il paziente fragile possa essere controllato dal proprio domicilio, riducendo la possibilità di contagio.

La crisi pandemica che sta attraversando tutto il mondo e nondimeno l’Italia, ha rimesso in primo piano la necessità di accelerare il processo di innovazione, soprattutto nel settore sanitario, fortemente impattato da questa emergenza, ponendo l’esigenza di sviluppare per i servizi sanitari un nuovo impegno in ambito territoriale.

La tecnologia è stata il principale fattore abilitante durante tutta la crisi: infatti, non solo ci ha permesso di mantenere i contatti con il mondo, ma ha anche contribuito di fatto all’erogazione di molte delle prestazioni sanitarie programmate e alla gestione di tutti quei pazienti cronici che necessitano di cure continuative al fine di scongiurare il precoce deterioramento della condizione di salute. Ecco perché le tecnologie digitali e l’ambiente digitale permettono il raggiungimento di quegli obiettivi che sono caratteristici dei sistemi sanitari di eccellenza, ovvero alta qualità, efficienza, equità, convenienza e accessibilità all’assistenza sanitaria. Le soluzioni innovative rappresentate dai servizi sanitari digitali possono, se progettate in modo mirato e implementate in modo efficiente, fornire migliori risultati di salute e contribuire alla sostenibilità dei sistemi sanitari.

Questo progetto – dichiara il Direttore sanitario Dott. Altini – si colloca nell’ambito di un più complessivo modello organizzativo della Romagna, che include un ripensamento della rete dei servizi, per una sanità più vicina ai cittadini, nella direzione di un potenziamento del territorio, con creazione di nuovi servizi tra i quali rientrano tutte le prestazioni di Telemedicina, che consentono di erogare visite a distanza e di monitorare i pazienti che hanno bisogno di assistenza continua anche a distanza. Oggi possiamo dire che dalla teoria passiamo ai fatti, la telemedicina e la digital health è questo”.

“La leva digitale – afferma il Direttore Generale Dott. Carradori – è dunque la chiave che rende concreta la realizzazione di questo nuovo modello, realizzando le connessioni che concorrono al benessere dei cittadini. Da una parte infatti permette di attivare i meccanismi di coordinamento tra tutti “i touchpoint fisici” del sistema, ossia gli ospedali, le case della salute, gli ospedali di comunità, le Case-residenza per gli anziani, gli uffici dei Comuni che erogano prestazioni sociali, strutture private convenzionate, i MMG e PLS, le farmacie, dall’altra abilita la nascita di nuovi punti di contatto virtuali tra i quali rientrano, a titolo di esempio, tutte le App per la salute che permettono di rendere i servizi ancora più vicini al paziente. In questo modo sarà possibile realizzare un reale sistema di continuità di cura per il paziente. L’avvio del progetto di telemedicina che oggi presentiamo grazie al contributo del Rotary, è un fondamentale tassello di un complesso mosaico di azioni che metteremo in campo nei prossimi mesi.

Da parte dell’Azienda USL della Romagna quindi, un sentito ringraziamento ai Rotary Club per questo sostegno concreto, che conferma la ormai consolidata collaborazione del Rotary, partner sensibile e attento per vocazione, ai bisogni del sistema sanitario pubblico”

 “Al di là dell’entità economica della donazione, quello che preme mettere in risalto è la forte sinergia venutasi a creare tra l’Istituzione territoriale deputata alla tutela della salute e la comunità locale – dichiara Patrizia Farfaneti Ghetti, Presidente del Club capofila di Rimini – sinergia che ci sembra faccia ben sperare per un futuro di ricostruzione del tessuto sociale messo così a dura prova dalla pandemia”.

Il finanziamento è assicurato in particolare da 16 Club delle Province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, suddette e segnatamente da: Rimini, Forlì, Cesena, Lugo, Ravenna, Ravenna Galla Placidia, Forlì Tre Valli, Faenza, Cervia-Cesenatico, Riccione-Cattolica, Valle del Rubicone, Valle del Savio, Rimini Riviera, eClub Romagna, Cesenatico Mare, Riccione Perla Verde, dal Club della Repubblica Argentina “Bahìa Blanca del Norte”, dal Fondo a Designazione Distrettuale del Distretto 2072 e dal Fondo Mondiale della Rotary Foundation per un totale complessivo di EURO 77.876 euro.