Ristorazione collettiva e lockdown, appello di Comune e Città metropolitana di Bologna

0
252

(Sesto Potere) – Bologna – 10 marzo 2021 – Città metropolitana e Comune di Bologna hanno firmato una nota congiunta a sostegno della ristorazione collettiva (in ambito scolastico, ospedaliero, aziendale e commerciale) , inviata ai parlamentari nei giorni scorsi. Nel documento, che analizza l’impatto che la pandemia ha avuto sulle Aziende della ristorazione collettiva, si chiede di istituire un fondo ad hoc per finanziare la rinegoziazione dei contratti pubblici e la copertura degli extra costi generati dal contrasto alla pandemia Covid-19 in due dei settori della pubblica amministrazione maggiormente gravati dalla riorganizzazione dei servizi rivolti all’utenza: il settore socio-sanitario e il settore scolastico.

In particolare, le risorse andrebbero destinate, seppur non esclusivamente, al finanziamento della riorganizzazione dei servizi di ristorazione collettiva scolastica e ospedaliera. Infatti, le imprese e le cooperative della ristorazione collettiva, per assicurare la preparazione e la distribuzione dei pasti a milioni di italiani, in questo particolare momento di emergenza sanitaria, hanno rinnovato e innovato gli standard gestionali pre-Covid.

mensa scolastica

“La resilienza della ristorazione collettiva – si legge nella nota di Città metropolitana e Comune di Bologna – ha permesso, pertanto, di fornire un supporto concreto alle strutture ospedaliere, socio-assistenziali e scolastiche, garantendo una corretta nutrizione a tutti i degenti, ospiti e studenti, nonostante le difficili condizioni contingenti. L’innovazione dei servizi e le conseguenti iniziative intraprese, spesso con totale reingegnerizzazione dei modelli erogativi, hanno comportato costi aggiuntivi rimasti, ad oggi, a carico delle imprese e cooperative che svolgono i servizi di pubblica utilità che mai sono stati interrotti”.

Se non ci sarà un rapido intervento a sostegno del settore – concludono Città metropolitana e Comune di Bologna – il rischio è che le difficoltà delle imprese ricadano sugli oltre 100.000 lavoratori che operano in Italia, di cui l’82% donne e nella quasi totalità con contratto a tempo indeterminato, e sulla continuità e qualità dei servizi forniti.