(Sesto Potere) – Rimini – 17 ottobre 2021 – La Romagna ha mostrato un elevato livello di resilienza economica rispetto alla crisi legata alla pandemia del Covid-19, nonostante abbia registrato una brusca frenata delle esportazioni nel 2020 (-13% rispetto al 2019). Il territorio è caratterizzato da performance d’eccellenza nei settori alimentare, turistico, e calzaturiero, comparti nei quali presenta realtà di alto livello come la filiera alimentare di Ravenna e Forlì-Cesena, la riviera di Rimini e provincia e il distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli, ma che tuttavia rappresentano anche i settori economici che hanno registrato gravi perdite durante il lockdown.

Da questa premessa prende il via l’analisi realizzata da EY, in collaborazione con Luiss Business School, presentata nel corso della quinta edizione di Fattore R, Romagna Economic Forum, presso il Grand Hotel di Rimini.

I segnali sono incoraggianti, ma emerge la necessità di dare nuovo slancio nel medio-lungo periodo al territorio romagnolo. La strategia di ripresa e sviluppo che abbiamo individuato passa in primo luogo dalla digitalizzazione, dalla sostenibilità ma anche dall’interconnessione, caratteristiche fondamentali per rilanciare l’attrattività della Romagna. Promuovere forme di collaborazione tra i diversi attori del territorio (imprese capofila, PMI, start-up, università e istituzioni), infatti, significa creare un sistema interconnesso di aziende dinamiche, sostenibili e in grado di attrarre talenti e concretizzare quindi le condizioni per la crescita. In EY siamo convinti che lo sviluppo del territorio sia una delle chiavi per il successo del PNRR e quindi per la ripresa del Paese, per questo abbiamo inserito anche Fattore R in un progetto più ampio, il roadshow Imprenditori d’Italia, che toccherà alcuni dei principali distretti italiani e che vuole valorizzare e sostenere realtà d’eccellenza come quelle romagnole” – commenta Alberto Rosa, partner EY, Responsabile per l’Emilia-Romagna.

Rimini

Alimentare: in Romagna il 17,4% delle imprese green regionali, in crescita l’incidenza delle imprese biologiche

La filiera agroalimentare riveste un ruolo di primo piano per l’economia della regione: il comparto pesa per il 15% sul totale delle imprese manifatturiere e dà lavoro al 17% degli addetti nella manifattura. Si registra un trend rilevante: a maggio 2020 si sono sviluppate 1.035 imprese green, pari al 14,7‰ del totale delle imprese territoriali attive e al 17,4% delle imprese green regionali. Più della metà delle imprese green (55,3%) si concentra nell’agroalimentare. Inoltre, l’incidenza delle imprese biologiche, sul totale di quelle agricole, passa dall’11,1% del 2018 all’11,5% del 2019 (contro il 9,3% dell’Emilia-Romagna). Dall’analisi delle esportazioni emerge che la Romagna è uno dei territori cresciuto maggiormente (+11% nel primo trimestre 2020 e +9,2% nel primo trimestre 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), grazie alla performance positiva della provincia di Ravenna che traina l’intero territorio.

Turismo: segnali di ripresa

Il turismo rappresenta uno dei settori più rilevanti per l’economia della Romagna: nel 2019 il settore alloggio e ristorazione rappresentava il 9,9% delle imprese dell’area con un numero di addetti pari al 13,6%. La Romagna e in particolar modo la provincia di Rimini rappresentano la zona a più alta vocazione turistica nella regione, con oltre la metà degli arrivi regionali (56%) e quasi i tre quarti delle presenze (70%) nel 2019. Questi dati hanno chiaramente segno opposto nel 2020, dove il comparto ha fatto registrare il -44% e il -43% rispetto al 2019 (dati comunque positivi rispetto alla media italiana del calo di presenze pari al -63,9%). Nel 2021 i dati mostrano segnali incoraggianti: con riferimento al solo trimestre estivo del 2021 (giugno, luglio e agosto), il numero di presenze è cresciuto del 37% rispetto allo stesso periodo del 2020, con un +41,7% di turisti stranieri. L’analisi delinea un turismo di prossimità, legato perlopiù alle complementary activities. Il punto di debolezza è relativo invece al basso potere attrattivo che la destinazione romagnola ha verso i turisti internazionali a più alto valore aggiunto per il territorio, per l’incapacità di adattamento ai nuovi trend globali del turismo (benessere, sostenibilità e slow tourism).

Calzaturiero: filiera produttiva in loco asset premiante

Il numero di imprese e addetti impegnati nel settore calzaturiero in Romagna evidenzia la centralità della provincia forlivese con 198 imprese e 3534 addetti nel 2019. In quest’area si sviluppa il distretto di San Mauro Pascoli: l’aver conservato in loco la filiera produttiva è stato ad oggi premiante. Il tema della sostenibilità ambientale è uno dei temi centrali per la ripresa e la crescita futura del distretto: si evidenzia una difficoltà – soprattutto da parte di alcune realtà più piccole – ad approcciare tematiche legate alla sicurezza chimica o all’economia circolare in modo proattivo. Il settore calzaturiero ha fatto registrare un calo del 22,7% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, tuttavia – grazie anche alle vendite online – il comparto ha risposto molto bene nel 2021 (+19,4%) riavvicinandosi ai livelli pre-pandemia.

Sostenibilità, digitale e formazione le chiavi per il rilancio della Romagna

In linea con le misure del Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR), EY e Luiss Business School hanno individuato i principali ambiti di intervento che possano aiutare a delineare gli scenari futuri di crescita e sviluppo delle realtà produttive romagnole: infrastrutture fisiche, sostenibilità ambientale ed economia circolare, digitalizzazione e innovazione, formazione specialistica e universitaria e attrattività del territorio.