(Sesto Potere) – Ravenna – 8 novembre 2022 – “Per le procedure amministrative complesse, e l’impianto di rigassificazione è sicuramente fra queste, il concetto di presto non coincide con quello di bene. Sono necessari approfondimenti tecnici e valutazioni complesse da parte di numerosi soggetti qualificati, e la posta in gioco è un bene sancito dalla Costituzione della Repubblica: il diritto all’ambiente, alla salute e alla sicurezza degli abitanti di oggi e delle future generazioni. Aggirare la VIA (valutazione di impatto ambientale) e le usuali normative è una scorciatoia, che tuttavia comporta, per arrivare prima al traguardo, danni all’ambiente, inquinamento dell’ aria circostante, rischio per la salute e la vivibilità presenti e future, probabili danni all’economia costiera. E’ soprattutto ci lega per l’eternità alla schiavitù delle fonti fossili (con buona pace di chi aveva voluto credere alla favola della temporaneità dell’ impianto); non è certo un traguardo neutro quello che viene raggiunto”:

a scriverlo in una nota congiunta sono il Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” e la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’ Emilia Romagna.

Il “traguardo raggiunto” di cui si parla è la firma del decreto di approvazione del provvedimento autorizzativo del rigassificatore di Ravenna.

“Un “traguardo” presentato come “una tappa storica per Ravenna e per il Paese”… Ma l’opinione pubblica deve sapere che questo risultato costa e costerà la sospensione della carta costituzionale. L’art. 41, infatti, stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali. A meno che la Giustizia Amministrativa, com’è auspicabile che avvenga, non ci metta un freno, costringendo gli attori di quest’impresa a tornare indietro e ad imboccare la strada giusta, quella che porta fuori e lontano dalla dipendenza energetica dalle fonti fossili”: aggiungono il Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” e la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’ Emilia Romagna.

“Se si ragiona sul fatto che oltre al rigassificatore di Ravenna, a breve farà la sua comparsa quello “gemello” di Piombino (dove tuttavia, almeno, il mondo politico e le istituzioni si sono in gran parte schierate a fianco di chi protesta), e che in diverse altre parti d’ Italia (Sardegna, Calabria, Puglia e altre località costiere) si prevedono analoghi progetti, si capisce bene come l’ intenzione del Governo nazionale, di quelli regionali e di gran parte di quelli locali sia di fare della filiera del costosissimo e distruttivo gas liquefatto un pilastro del futuro del Paese. Se poi si aggiunge che la scelta dei rigassificatori non si sostituisce ma si somma a quella di potenziare le estrazioni (anche in prossimità delle coste) e di costruire ulteriori gasdotti, si può concludere che tutte le parole spese sulla transizione ecologica non siano state che una “riverniciatura verde” con grandi benefici soltanto per i profitti dei colossi del fossile”: aggiungono le due associazioni.

Mentre la comunità scientifica lancia ogni giorno disperati allarmi sul peggioramento irreversibile della situazione climatica, ed accorati appelli affinché si inizi subito a ridurre – pur gradualmente – la quantità di emissioni climalteranti, ogni scelta che comporti proprio l’aumento di tali emissioni, e il prolungamento ad oltranza della dipendenza dal sistema fossile, appare incomprensibile, nonché irresponsabile nei confronti delle generazioni future”: si lamentano la Rete per l’ Emergenza Climatica e Ambientale dell’ Emilia Romagna e il
Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” che annunciano la volontà di tenere nelle prossime settimane le proprie assemblee per valutare come procedere nell’azione di contrasto a queste decisioni – ritenute: “irresponsabili” – cercando “tutte le possibili convergenze con quei movimenti e quelle realtà impegnate a proporre un futuro di giustizia climatica e sociale, come già si è visto in numerose manifestazioni che in tutto quest’ anno stanno percorrendo il Paese, fra le quali quella di Bologna del 22 ottobre”.

In dicembre, a un anno dal lancio delle quattro leggi regionali di iniziativa popolare finalizzate a una politica regionale orientata alla transizione ecologica, il Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile” e la Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’ Emilia Romagna annunciano che si svolgerà un appuntamento presso la sede della Regione (nella foto in alto un precedente presidio) per manifestare una “protesta” e rappresentare “le proposte” di chi: “non si vuole rassegnare, e vuole costruire un futuro diverso e libero dalla schiavitù del fossile”.