(Sesto Potere) – Ferrara – 5 gennaio 2022 – Il mondo dei Neandertal si tinge di verde, grazie alla scoperta di nove ciottoli di forma e colore peculiari, raccolti e utilizzati 44mila anni fa. La collezione è stata rinvenuta a Grotta di Fumane, il sito archeologico preistorico in provincia di Verona oggetto di indagine da parte dell’Università di Ferrara.

“Negli anni, l’archeologia del Paleolitico ha restituito importanti evidenze del ruolo ricoperto da simmetria, rotondità e sfumature di colore nel corso dell’evoluzione umana. La sensibilità estetica che ci caratterizza oggi ha origini ben più antiche di quello che pensiamo, e il suo valore nella società viene spesso sottovalutato” racconta il Marco Peresani, Professore del Dipartimento di Studi Umanistici di Unife e coordinatore del gruppo di ricerca.

Oltre a spiccare per il loro colore verde brillante, i ciottoli – piatti, arrotondati e levigati –  sorprendono per le microscopiche tracce e residui organici presenti sulla loro superficie, suggerendo un loro utilizzo nella manifattura di strumenti in osso.

“Lo studio rivela come i Neandertaliani, nel selezionare tali ciottoli, siano stati influenzati da fattori estetici, oltre che funzionali. Infatti, l’area di raccolta, sita a pochi chilometri dalla grotta, presenta un’ampia varietà di rocce di colori e sfumature differenti, dal grigio, al rosa, al nero. Sebbene la maggior parte potesse essere funzionale nella manifattura di strumenti in osso, solo particolari ciottoli costituiti da una roccia metamorfica, la serpentinite, sono stati selezionati rispetto ad altri di colore bianco-grigiastro, rivelando la preferenza per il colore verde da parte degli abitanti della grotta” spiega Peresani.

Il gusto estetico dell’Uomo di Neandertal è cosa nota, se si pensa alla collezione di piume nere e artigli estratti dai più grandi uccelli rapaci nel Paleolitico. La preferenza per il colore verde, tuttavia, aggiunge un tassello in più per comprendere l’evoluzione e il comportamento di questi nostri lontani cugini:  

“Pietre e perle in diverse sfumature di verde sono largamente presenti nell’archeologia della nostra specie, associate a sentimenti di fertilità e buona sorte. In culture indigene moderne, le pietre sono oggetti carichi di valore simbolico che, spesso, va ben oltre quello funzionale. Il fascino per l’esotico, rispecchiato nella collezione di oggetti peculiari e unici per forma o colore, potrebbe aver contribuito, nel corso della nostra evoluzione, a creare coscienza culturale e personale che ci portiamo dietro ancora oggi” aggiunge il Professore.