Ricercatori UniBo scoprono quasar di 850 mln di anni fa

(Sesto Potere) – Bologna – 9 agosto 2019 – Un gruppo internazionale di ricercatori ha annunciato la possibile scoperta di un buco nero fortemente oscurato – cioè nella sua fase di crescita iniziale – risalente a soli 850 milioni di anni dopo il Big Bang. Si tratta della prima evidenza dell’esistenza di un buco nero nascosto in un’epoca così remota. La scoperta nasce grazie all’analisi di dati raccolti dal Chandra X-Ray Observatory, il telescopio orbitale della NASA per l’osservazione del cielo nei raggi X.

rilevazione ottica con il telescopio Pan-STARRS

L’oggetto rilevato è un quasar – un buco nero supermassiccio estremamente luminoso – nascosto però da una densa nube di gas che ne starebbe alimentando la crescita. Dalle prime osservazioni, la fonte di raggi X che ha permesso di individuare il buco nero potrebbe corrispondere ad un quasar già noto (chiamato PSO 167-13) oppure ad un quasar ancora sconosciuto presente in una galassia vicina. In entrambi i casi si tratterebbe comunque del buco nero nascosto più distante mai osservato.

Allo studio – pubblicato su Astronomy & Astrophysics – hanno partecipato anche diversi ricercatori dell’INAF – Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio di Bologna e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna.

“L’individuazione di un quasar oscurato nell’Universo a soli 850 milioni di anni dal Big Bang rappresenta una scoperta sensazionale, frutto di anni di ricerca condotta dal nostro gruppo e resa possibile dalla capacità osservative di Chandra”, spiega Cristian Vignali, professore associato presso l’Università di Bologna tra gli autori dello studio. “Individuare altri quasar fortemente oscurati simili a PSO 167-13 ad un’epoca in cui l’Universo è ancora molto giovane sarà uno degli obiettivi principali dell’astrofisica dei prossimi anni”.

“Sospettiamo che la maggior parte dei buchi neri supermassicci nell’universo primordiale siano nascosti, proprio come quello che abbiamo individuato”, dice Roberto Gilli, ricercatore dell’INAF di Bologna che ha partecipato allo studio. “Riuscire a trovare e studiare questa popolazione nascosta potrà permetterci di capire in che modo i primi

segreteria unibo

buchi neri riescano a crescere tanto rapidamente, fino a raggiungere masse pari a miliardi di volte quella del Sole”.

Lo studio è stato pubblicato su Astronomy & Astrophysics con il titolo “Discovery of the first heavily obscured QSO candidate at z > 6 in a close galaxy pair”. Il primo autore è Fabio Vito della Pontificia Universidad Católica de Chile (laureato e dottore di ricerca dell’Università di Bologna). Il programma Chandra è gestito dal Marshall Space Flight Center della NASA (Huntsville, Alabama, USA), mentre il Chandra X-Ray Center dello Smithsonian Astrophysical Observatory (Cambridge, Massachusetts, USA) gestisce gli aspetti scientifici e le operazioni di volo.

Per l’Università di Bologna hanno partecipato Cristian Vignali, Riccardo Nanni e Marcella Brusa del Dipartimento di Fisica e Astronomia. Per INAF – Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio di Bologna hanno partecipato Roberto Gilli, Giovanni Zamorani, Francesco Calura, Andrea Comastri e Marco Mignoli.

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