Report ‘Spiagge 2019’ di Legambiente: in Emilia Romagna e Liguria solo il 30% del litorale è “free”

(Sesto Potere) – Rimini – 12 agosto 2019 – Qual è lo stato di salute ambientale e turistico delle coste italiane e il diritto di accesso alla spiaggia libera? A tracciare un quadro complessivo dei lidi della Penisola – caratterizzata da ben 3.346 km di coste sabbiose – è il rapporto Spiagge 2019 di Legambiente che fotografa una situazione complessa e variegata.

spiaggia cervia

Parliamo di un Paese – scrive in una nota Legambiente – dove le spiagge libere sono spesso un miraggio, quelle presenti sono il più delle volte di serie B e poste vicino a foci dei fiumi, fossi o fognature dove la balneazione è vietata. A ciò va aggiunto l’impatto che ormai i cambiamenti climatici, l’erosione e il cemento selvaggio stanno avendo sulle coste ridisegnandole, il problema dell’inquinamento, l’accessibilità negata e quello delle concessioni senza controlli.

Dall’altra parte, però, in questi anni lungo il nostro litorale si è registrato un grande fermento green che punta, in maniera sempre più concreta, sulla sostenibilità ambientale, su un impegno plastic-free e sulla difesa della biodiversità come testimoniano le numerose storie selezionate in questo report e l’esperienza avviata attraverso il marchio “Ecospiagge per tutti”.

A parlar chiaro sono i dati e le esperienze virtuose raccolte dall’associazione ambientalista: in Italia sono ben 52.619 le concessioni demaniali marittime, di cui 11.104 sono per stabilimenti balneari, 1.231 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, mentre le restanti sono distribuite su vari utilizzi.

Complessivamente si può stimare che le sole concessioni relative agli stabilimenti ed ai campeggi superano il 42% di occupazione delle spiagge, ma se si aggiungono quelle relative ad altre attività turistiche si supera il 50%.

spiaggia romagnola

In Liguria ed Emilia-Romagna ad esempio quasi il 70% delle spiagge è occupato da stabilimenti, in Campania è il 67,7%, nelle Marche il 61,8%. In alcune aree il continuum di stabilimenti assume forme incredibili, come in Versilia, dove sono presenti 683 stabilimenti sui 1.291 dell’intera regione. Risalendo dal Porto di Viareggio fino al confine Nord del Comune di Massa si possono percorrere lungo la spiaggia 23 chilometri a piedi con accanto stabilimenti di ogni tipo e dimensione, dove saltuariamente sopravvivono alcune strisce di spiagge libere che tutte assieme non arrivano ad un chilometro di lunghezza.

Una situazione di sovraffollamento che lascia pochi spazi a quanti cercano spiagge per tuffi liberi. Ci sono poi situazioni di illegalità che riguardano le coste come il caso di Ostia, nel Comune di Roma, o quello di Pozzuoli dove muri e barriere impediscono addirittura di vedere e di accedere al mare, o di dune sbancate nel Salento per realizzare parcheggi e tirare su stabilimenti balneari.

Inoltre non dimentichiamo che quasi il 10% delle coste è interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. In Veneto oltre un quarto della costa è in queste condizioni, mentre in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Lazio oltre il 10% della costa rientra in questa categoria.

Se si considerano i tratti di costa non balneabili, un ulteriore 9,5% della costa risulta quindi non fruibile. Il risultato è che complessivamente nel nostro Paese la spiaggia libera e balneabile si riduce mediamente al 40% , con situazioni limite in Emilia-Romagna, Campania, Marche, Liguria dove diventa difficile da trovare quelle al contempo libere e balneabili.

In Italia non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, tale scelta viene lasciata alle Regioni che il più delle volte optano per percentuali molto basse. In Molise, ad esempio, la Legge Regionale del 2006 prevede il 30% di spiagge libere, ma non è applicata dai PSC dei 4 Comuni

bimbi in spiaggia

costieri, in Calabria la quota è del 30%, nelle Marche del 25%, mentre in Campania ed Abruzzo solo del 20%. Addirittura in 5 Regioni (Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Veneto) non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate.

Al contrario emergono esempi virtuosi come quello della Puglia che da 13 anni, grazie alla Legge Regionale 17/2006 (la cosiddetta Legge “Minervini”), ha stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti e fissa una percentuale di spiagge libere del 60%

Sul fronte economico permane la forte sperequazione nella definizione dei canoni concessori, con situazioni paradossali che fanno registrare il pagamento di canoni demaniali bassissimi per concessioni spesso molto remunerative. Nel complesso nel 2016 lo Stato ha incassato poco più di 103 milioni di euro dalle concessioni a fronte di un giro di affari stimato da Nomisma in almeno 15 miliardi di euro annui.

In questi anni c’è stato un vero e proprio boom degli stabilimenti green. Dal Cilento al Salento, da Ravenna a Viareggio, passando per il Parco di Migliarino San Rossore per arrivare all’area protetta di Torre del Cerrano sono tanti gli stabilimenti che hanno deciso di intraprendere una svolta green, scegliendo ad esempio di essere “plastic free” e di coinvolgere i bambini in progetti di educazione ambientale. Per esempio, c’è chi ha deciso di puntare su prodotti bio come accade per il progetto Happy Bio nato dalla collaborazione tra Confcommercio e Camera di Commercio di Ravenna, stabilimenti balneari della costa romagnola e fattorie delle colline forlivesi.

 

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