Referendum costituzionale, Biserna: “Sì al taglio dei parlamentari”

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(Sesto Potere) – Forlì – 2 settembre 2020 – Domenica 20 e lunedì 21 settembre 2020 si voterà il referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari, in concomitanza con le elezioni regionali e comunali. L’esito della consultazione sarà comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori.

Giancarlo Biserna

Se il “sì” vincerà, i parlamentari passeranno dagli attuali 945 a 600.

A favore del “sì” è l’ex vicesindaco della giunta Balzani, Giancarlo Biserna, già esponente dell’Italia dei valori, che in una nota motiva: “Votare “sì” al taglio dei parlamentari è cosa buona e giusta, e ci aiuta a capirlo, in ultima istanza, anche il fatto che gran parte dei cosidetti “grandi” (e adesso con loro c’ è anche  Romano Prodi) sono tutti, e tutti straparlano, per il “no”. Perché proprio coloro che hanno avuto ed hanno ancora le maggiori responsabilità dei disastri del sistema Italia ci spiegano che dobbiamo votare “no” in nome di una democrazia che per primi non hanno realizzato proprio loro. E noi, vero popolo tolstojano, che ci lamentiamo di questi signori e ambienti, ricchi sfondi e dominanti sempre, come facciamo a credere ancora ai loro ragionamenti? Se anche questa volta ci facciamo abbindolare, dopo, per favore: tutti a casa e pedalare, e basta lamentarsi di una politica disastrata e corrotta. Basterebbero queste considerazioni, perché il popolo voti “sì” al taglio”.

“Io non sono convinto che vinca il “sì” al taglio, perché appunto il popolo è largamente bue ed è facile manipolarlo, ma se ce la facesse, come dicono i sondaggi, sarebbe una bella sventola per i giornalini e social, per la finanza, per gli intellettuali di regime e per i loro epigoni, e per questi parlamentari e politici che hanno fatto fortuna anche con  945 posti.
Addirittura dopo aver predicato per anni che il nostro parlamento è uno dei più numerosi e poco attivi del mondo ora si inventano che non è vero, dandoci notizie a spicchi e bocconcini con confronti impossibili. E comunque la giustificazione più misera di “lor signori” per il “no” è sempre quella: che le cose vanno fatte, sicuro, ma non così e  al buio, bensì in una riforma complessiva. In pratica, è la solita scusa che si usa sempre quando si vuole affossare un cambiamento e prendere tempo. Guardiamo al sodo, ora facciamo questo taglio e domani andiamo avanti per adeguare il resto, non facciamoci fregare sempre”: scrive fra l’altro Biserna in un suo lunghissimo comunicato stampa.

Per la cronaca, l’esito del voto referendario impatterà con la “riforma Fraccaro“, il provvedimento che prende il nome dal sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio che  riduce il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200 (in aggiunta al taglio dei seggi dei deputati da 12 a 8 e dei senatori da 6 a 4 eletti all’estero), e comporterà la necessità di ridisegnare i collegi elettorali con un’altra legge in materia.

Nello specifico, si parla di un taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento, ossia 345 politici totali in meno che dovranno lasciare Roma. Un taglio che determinerà l’elezione di 1 deputato ogni 151.210 abitanti (mentre oggi era 1 per 96.006 abitanti) e di 1 senatore ogni 302.420 abitanti (mentre oggi era 1 ogni 188.424 abitanti).

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