Protocollo Regione E-R e Slow Food Italia per sostenere le piccole produzioni tradizionali

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(Sesto Potere) – Bologna – 10 ottobre 2020 – Emilia-Romagna sempre più bio. Negli ultimi sette anni, da quando è attivo il Programma di sviluppo rurale 2014-2020, sono cresciute del 71% le imprese biologiche di produzione e di trasformazione certificate raggiungendo, da Piacenza a Rimini, la cifra di 6.100 unità, di cui 5150 (l’85%) vere e proprie imprese agricole. 

Nello stesso tempo lo scorso anno la nostra regione contava 165mila ettari di superficie agricola utilizzata a bio, che nel corso del 2020 è aumentata fino a superare i 172mila ettari. 

Numeri che fanno dell’Emilia-Romagna la prima regione in Italia per le imprese di trasformazione agroindustriale e commercializzazione/importazione di prodotti biologici (1.270 nel 2019) e per impiego di prodotti biologici nelle mense regionali, in particolare in quelle scolastiche. 

Queste le statistiche diffuse nel corso della giornata d’apertura di Sana Restart – il Salone internazionale del biologico e del naturale in programma dal 9 all’11 ottobre presso BolognaFiere – cui la Regione Emilia-Romagna ha confermato anche quest’anno la propria partecipazione con uno stand.

E sempre nella cornice del Sana, presso il proprio stand, la Regione Emilia – Romagna ha rinnovato l’intesa con l’associazione Slow Food Italia, firmando (con l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, e il presidente regionale dell’associazione Slow Food Italia, Antonio Cherchi , nella foto in alto) un nuovo protocollo che impegna entrambi, e fino al 2022, alla promozione dei prodotti agricoli e alimentari che rappresentano l’identità culturale ed economica del territorio regionale e costituiscono un patrimonio di biodiversità e sostenibilità.

Tra le finalità del protocollo, lo sviluppo di un programma di iniziative comuni per lo studio e la realizzazione di progetti volti a sostenere le piccole produzioni tradizionali rappresentative del territorio e della sua ricchezza in biodiversità, la promozione delle caratteristiche di sostenibilità e di qualità delle piccole produzioni (compresi i Presidi su mercati locali, nazionali e internazionali) e l’individuazione di percorsi di formazione dei produttori per accrescerne la professionalità, la conoscenza delle produzioni locali e la consapevolezza del proprio ruolo rispetto alla valorizzazione dell’identità del territorio.