Progetto Eni: a Ravenna il più grande centro di stoccaggio di CO2 al mondo. ‘No’ di Legambiente

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(Sesto Potere) – Ravenna – 25 giugno 2020 – L’annuncio dato direttamente dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine degli Stati generali: a Ravenna può nascere il più grande centro di stoccaggio di CO2 nel sottosuolo al mondo, un hub internazionale di decarbonizzazione come transizione alla green economy.

Il progetto è di Eni e il primo commento del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e dell’assessore allo Sviluppo economico e green economy, Vincenzo Colla, è positivo: “Si tratta di un progetto altamente innovativo in campo energetico e ambientale, che va nella direzione della sostenibilità e di una riconversione produttiva che guarda a quella che per noi è una priorità: la green economy. Ne esce rafforzato ulteriormente il nostro obiettivo di arrivare entro pochi mesi a siglare con tutte le parti sociali in Emilia-Romagna un nuovo Patto per il lavoro e per il clima”.

“Il piano di Eni per la decarbonizzazione, attraverso la cattura e lo stoccaggio di CO2 con lo sfruttamento dei giacimenti esauriti di metano al largo di Ravenna, è un esempio di come l’economia circolare possa diventare un volano di sviluppo e di occupazione per il territorio e il Paese- sottolineano Bonaccini e Colla -. L’Emilia-Romagna è nelle condizioni di porsi come hub internazionale della transizione verso la green economy, attraverso l’innovazione tecnologica e lo sviluppo sostenibile, in Europa e nel mondo. Potendo contare sul ‘fare sistema’ tra istituzioni, parti sociali, operatori privati nei territori e le grandi professionalità che qui sono presenti, a partire proprio da comparto ravennate dell’energia”.

Il tema sembra riscontrare gli interessi anche delle amministrazioni locali e, comunque, rinfocola il dibattito sul futuro energetico dell’Alto Adriatico, già interessato ai progetti degli impianti eolici in mare.

Ma il progetto non piace a Legambiente che in una nota commenta: “L’idea dello stoccaggio della CO2 è fuori dal tempo, non offre garanzie di fattibilità tecnica di lungo periodo oltre che economica. Non è nemmeno in linea con la radicalità degli interventi necessari per fermare la crisi climatica con produzione di energia verde, innovazione, efficienza e risparmio energetico. A nostro avviso la priorità dovrebbe essere quella di produrre energia pulita e non di investire grandi quantità di energia nel confinamento della CO2 senza intervenire efficacemente sulla riconversione del settore Oil&Gas e la tutela dei posti di lavoro”.

“E’ impossibile pensare di risolvere l’emergenza climatica senza intervenire alla radice. Seppur in condizioni emergenziali come queste, l’operazione di confinamento potrebbe richiedere investimenti energetici proibitivi. Puntando sul rinnovabile e sulla riconversione ecologica ci sarebbero invece maggiori certezze sui risultati. Ci sono già diversi interventi da mettere in campo, a partire dai cantieri per la dismissione delle piattaforme estrattive che vedono al momento in Adriatico possibili interventi su 34 impianti (di cui 25 di Eni) e puntando sulle opportunità derivanti da impianti eolici offshore. Cantieri ben più concretizzabili e appetibili per le aziende del settore, già in crisi da anni”: si legge nella nota di Legambiente.

“Ricordiamo – conclude l’associazione – che è recente la proposta di un impianto da più di 300 MW tra Rimini e Riccione, oltre all’interessamento per proposte progettuali anche davanti alle coste ravennati. Sarebbe dunque il momento di avviare un reale confronto istituzionale sulle opportunità di questa tecnologia e su come avviarla. Viceversa al momento va riscontrata l’assenza della Politica nel definire un quadro di riferimento per i privati nè una direzione di marcia: il Piano Energetico regionale vigente non fa i conti con la tecnologia dell’eolico a mare, e il Patto per il lavoro non sembra avere affatto aperto il capitolo”.

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