(Sesto Potere) – Bologna 23 dicembre 2021) La Cisl Emilia Romagna si è costituita parte civile nel processo di mafia denominato “Perseverance” che riguarda la penetrazione dell’ ‘Ndrangheta in Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Modena e Reggio e l’operazione condotta dalla polizia di Reggio Emilia e il comando provinciale dei carabinieri di Modena nel marzo scorso contro le cosche nel marzo scorso.

“La penetrazione delle organizzazioni mafiose nell’economia legale crea una forza distruttrice nella nostra economia. A pagare un caro prezzo, sia sotto l’aspetto economico sia sotto quello sociale, sono i lavoratori e le lavoratrici, costretti a subire una continua violazione dei propri diritti”, ha dichiarato Filippo Pieri (nella foto in alto) subito dopo la costituzione di parte civile di Via Milazzo davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare di Bologna. A processo anche la Cgil s’è costituita parte civile.

tribunale di bologna

L’operazione Perseverance, in continuità con le operazioni Aemilia e Grimilde, ci racconta come le mafie hanno saputo infiltrarsi nell’economia, per investire – grazie a sofisticate tecniche che richiedono sistemi di occultamento e reimpiego del denaro e all’apporto di professionisti compiacenti – i profitti dei loro traffici illeciti.

“I delitti contestati agli odierni imputati ledono direttamente la Cisl, sia in riferimento agli scopi statutari che si prefigge sia perché vanificano i risultati di una lotta complessa e costosa in termini di sforzi associativi e di vite umane coinvolte. La violenza della ‘ndrangheta paralizza ogni tentativo di ribellione pacifica, terrorizza le vittime e le fa sentire isolate al punto da perdere la fiducia anche nel sindacato e nelle altre associazioni presenti sul territorio”, ha motivato il massimo dirigente della Cisl in regione.

“In queste circostanze – ha concluso Pieri – la partecipazione nel processo penale della Cisl Emilia Romagna, ente che per statuto elabora strategie di lotta al dominio mafioso a fianco delle vittime, assume ancora maggiore rilevanza. È la voce di chi non può averla perché terrorizzato di essere esposto in solitudine alle violenza dei clan e si immedesima in un’organizzazione sindacale che da decenni opera attivamente sul territorio”.