Polizia sgomina banda di ladri che ‘operavano’ in trasferta in Romagna

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(Sesto Potere) – Rimini – 13 dicembre 2020 – Al termine di una lunga e laboriosa indagine effettuata dalla Polizia di Stato della Questura di Cuneo, alle prime ore di giovedì 10 dicembre i poliziotti della Squadra Mobile di Cuneo supportati da poliziotti della Squadra Mobile di Rimini e Forlì-Cesena e da equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Bologna hanno eseguito delle misure cautelari emesse dal G.I.P presso il Tribunale di Asti su richiesta di quella Procura della Repubblica, che ha diretto le indagini, nei confronti di 6 persone gravemente indiziate dei reati di associazione a delinquere, furto aggravato plurimo, riciclaggio, porto abusivo di arma comune da sparo, possesso di distintivi contraffatti e resistenza a pubblico ufficiale.

Gli indagati, tutti di etnia sinti-piemontese, abitanti nelle province di Cuneo, Novara e Asti, sono stati individuati nel corso di una complessa attività investigativa iniziata lo scorso mese di agosto.

A destare l’attenzione degli investigatori cuneesi sono stati gli insoliti spostamenti degli uomini effettuati, con una certa periodicità e senza apparente motivo, in Emilia Romagna, dove in realtà si recavano per compiere le proprie azioni criminose consistenti in furti in abitazione.

A seguito dei numerosi servizi di pedinamento ed osservazione, supportati anche da servizi tecnici, i poliziotti sono riusciti a delineare il “modus operandi” degli indagati che si davano sistematicamente appuntamento in un comune dell’astigiano per poi spostarsi, con auto di grossa cilindrata, su cui apponevano targhe false, in varie località della provincia di Rimini, muniti degli arnesi necessari (flessibili, trapani e altro materiale atto allo scasso) con i quali riuscivano ad introdursi nelle abitazioni da saccheggiare.

In Romagna li attendeva un basista che provvedeva ad individuare un luogo sicuro dove pernottare e una base logistica (un cascinale appartato nei pressi di Igea Marina) dove custodire il materiale necessario per portare a compimento il “colpo” preventivato.

In alcuni casi i ladri si introducevano negli appartamenti forzando porte e finestre per poi sradicare, con l’uso di potenti flessibili, le casseforti murate; in altri, invece, spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine e carpita la fiducia del malcapitato (il più delle volte persone anziane che vivevano in solitudine), indossando pettorine ed esibendo placche riproducenti l’effige dell’Arma dei Carabinieri, riuscivano ad introdursi nelle abitazione e, distratti i malcapitati, le depredavano.

Ogni furto era organizzato con cura nei minimi dettagli, con ripetuti e maniacali sopralluoghi da parte del basista che passava le minuziose informazioni ai complici. L’attività criminale, per quanto ricostruito, ha fruttato alla banda circa 500mila euro ed arrecato ingenti danni materiali e patrimoniali alle vittime (in alcuni casi dell’ordine di 100mila euro).