Piena del Po, salito di oltre 1 mt nelle ultime 24 ore verso il livello di criticità

(Sesto Potere) – Bologna – 27 novembre 2019 – La piena del grande fiume Po minaccia un bacino dove nasce oltre 1/3 della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’allarme rosso per l’onda di piena che si propaga pericolosamente lungo tutta l’asta fluviale con la chiusura dei ponti, lezioni sospese nelle scuole, evacuazioni di persone e animali e divieti di accesso alle aree golenali.

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A Pontelagoscuro il livello idrometrico è salito di oltre un metro nelle ultime 24 ore verso il livello di criticità massima ma la situazione del principale fiume italiano – sottolinea la Coldiretti – è indicativa dello stato di sofferenza in cui si trovano molti corsi d’acqua del bacino ed anche i grandi laghi del nord come il Maggiore con un grado di riempimento pari addirittura al 119%, quello di Garda all’89% e quello di Como al 80%, tutti con livelli ben oltre la media del periodo.

Questa mattina ,  all’idrometro di Boretto,  dopo aver toccato la quota di 7,74 metri , la piena ha iniziato lentamente a stabilizzarsi, in attesa della naturale  decrescita, il livello del Po in piena. Cinque anni fa, nel 2014, era andata peggio: mezzo metro in più di livello, con la maggiore portata   degli affluenti, come Enza e Crostolo, che invece questa volta hanno scaricato meno acqua verso la foce.

I tecnici terranno d’occhio per tutta la giornata la “piena lunga”, quando il livello sarà tornato sotto i 7,50 metri si potranno riaprire i ponti sul Po a Boretto e Guastalla, oltre alla strada sull’argine maestro fra Luzzara e Brescello (l’ex Statale 62), chiusi fino a giovedì mattina.

Complessivamente, ci stiamo lasciando alle spalle un mese di novembre del tutto anomalo con precipitazioni record

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in molte regioni, spesso accompagnate da eventi estremi, che hanno provocato danni all’agricoltura e alla pesca.

La furia delle onde assieme ai temporali e al vento forte hanno spazzato via gli impianti in mare per l’allevamento di vongole e cozze – spiega Coldiretti – con gravissimi problemi soprattutto nella zona dell’alto Adriatico, a partire dalla zona della Sacca degli Scardovari, nel Polesine. A preoccupare – continua la Coldiretti – è ora la piena dei fiumi che riversa in mare acqua dolce che cambia il grado di salinità e sconvolge l’ecosistema delle vongole che rischiano così di morire.

Un danno – conclude la Coldiretti – che si aggiunge alle perdite subite nelle campagne dove sale ad oltre 100 milioni di euro il conto dei danni in agricoltura con decine di migliaia di ettari di terreno coltivato finiti sott’acqua con colture asfissiate, serre divelte, ortaggi perduti, vigneti distrutti ed anche frane e smottamenti nelle campagne dove ora a preoccupare è l’impossibilita di seminare soprattutto in Piemonte e Lombardia.

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