(Sesto Potere) – Bologna – 13 luglio 2022 – “Prospettive preoccupanti” emergono dall’ analisi di Legambiente Emilia-Romagna del nuovo Piano Regionale Rifiuti e Bonifiche. Un’analisi che è stata condensata in 16 osservazioni di merito con cui l’associazione ha chiesto di rivedere questo strumento di pianificazione.
“Il Piano adottato dalla Giunta Bonaccini, sempre a parere di Legambiente Emilia-Romagna, lungi dal riconoscere i risultati già raggiunti dai cittadini e dalle imprese nei territori più avanzati della regione e spronare gli altri nella giusta direzione, assume un’ottica conservatrice che azzera gli obiettivi ambiziosi del piano precedente”.

“C’è un’ipotesi sbagliata”

“Il primo elemento straniante è che le principali previsioni del Piano si basano su un’ipotesi sbagliata, ovvero che la produzione dei rifiuti urbani e speciali sia una quantità proporzionale al PIL regionale. I dati storici dimostrano il contrario, ovvero che il PIL regionale è sempre cresciuto (salvo nei periodi più critici, come la crisi sanitaria degli ultimi anni) a fronte di una sostanziale stabilità nella produzione dei rifiuti, sia urbani sia speciali. Perché dunque accettare un obiettivo che prevede la crescita dei rifiuti prodotti, quando tutti gli sforzi politici, tecnici e tecnologici vanno nella direzione di aumentare le produzioni riducendo sempre più gli sprechi di materia?”: è la domanda che pone Legambiente Emilia-Romagna.

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La Giunta Bonaccini ha assunto un obiettivo “modesto” sul quantitativo di rifiuti indifferenziati

Il secondo punto d’attenzione evidenziato da Legambiente Emilia-Romagna riguarda il quantitativo di rifiuti indifferenziati: “A fronte di un calo costante di questa quantità tra 2010 e 2020 (in questo decennio la quantità di rifiuti indifferenziati in Regione si è sostanzialmente dimezzata), la Giunta ha assunto un obiettivo modesto (120 kg per abitante ogni anno) che risulta inferiore rispetto alla media dello stesso valore rilevato nei Comuni più virtuosi, quelli che hanno adottato la tariffa puntuale: in questi Comuni è già stato raggiunto un livello di 104 kg per abitante. Abbiamo quindi proposto questo obiettivo per il prossimo quinquennio: ci aspettiamo infatti che tutti i Comuni riescano a raggiungere un valore simile adottando questo sistema di misurazione. Questa proposta, insieme alle altre, è stata rigettata”.

Inceneritori e tariffa puntuale

La riflessione di Legambiente Emilia-Romagna sui rifiuti indifferenziati è legata al tema degli impianti di smaltimento: “La Regione continua a non voler mettere in discussione il fabbisogno di inceneritori, nonostante la chiusura di almeno un impianto appaia realizzabile secondo le nostre proiezioni. Basti notare che la capienza disponibile in questi impianti è stata progressivamente utilizzata per incenerire rifiuti speciali, che però sono al di fuori della pianificazione: non sarebbe il caso di ammetterlo?”

E per Legambiente Emilia-Romagna resta aperto anche il tema dell’effettiva applicazione della tariffa puntuale; “Si era partiti dall’obiettivo di portare tutti i Comuni a questo sistema entro il 2020, si è arrivati a un Piano che proroga la scadenza al 2024. A questo punto avevamo chiesto di anticipare tale data alla fine del 2023 e di prevedere forme di sanzione per i Comuni inadempienti. Anche questa proposta non è stata accolta: la Regione ha demandato la definizione delle nuove scadenze a una futura revisione della legge regionale sull’economia circolare (16/2015)”.

L’ appello ai consiglieri regionali

Legambiente Emilia-Romagna ha lanciato  un appello ai consiglieri regionali affinché: “si riesaminino le proposte delle associazioni e si mettano da parte gli interessi di mantenimento dello status quo, che hanno portato ad un annacquamento degli obiettivi. Siamo convinti che occorra un Piano all’altezza delle ambizioni che la Regione si è data all’interno della Strategia di Sviluppo Sostenibile. Il rischio è quello di perdere i risultati conseguiti negli ultimi 10 anni”.