(Sesto Potere) – Bologna – 27 gennaio 2022 – Prosegue la mappatura precisa delle zone a rischio per individuare eventuali cinghiali morti o resti. E finora, in Emilia-Romagna, non sono stati rinvenuti cinghiali positivi al controllo per la Peste suina africana (Psa). Per la prima volta in regione, sull’Appennino bolognese e modenese, sono stati usati droni dotati di termocamere per rilevare la presenza di eventuali carcasse di animali.

La zona sarà poi cartografata e georeferenziata con sistema Gis (Geographic Information System), sistema informativo computerizzato che permette l’acquisizione, registrazione e analisi di informazioni derivanti da dati geografici.

Con l’uso della tecnologia e l’impegno di una ventina di persone, nella giornata di ieri, l’operazione di battuta ha riguardato le zone di montane di Iola di Montese (Mo) e Ronchidoso in comune di Gaggio Montano (Bo).

Una iniziativa di prevenzione simile a quelle già organizzate a Piacenza e a Parma, e in procinto di partire anche a Reggio Emilia. I servizi territoriali della Regione assieme alle Polizie provinciali di Modena e Bologna hanno coordinato sul crinale appenninico l’operazione di controllo e monitoraggio del territorio. Sul posto hanno coadiuvato le operazioni anche gli uomini del Corpo Forestale e i cacciatori del territorio.

Cimice asiatica

“Quello effettuato -commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi– è un esempio pratico e significativo di operazioni di ricerca di carcasse di cinghiali nel territorio appenninico. I miei complimenti alla Polizia provinciale di Modena e Bologna per il lavoro svolto. Un grazie anche ai volontari. La Regione, assieme alle altre istituzioni del territorio, alle associazioni di volontari e a tutti gli enti coinvolti sta coordinando le operazioni di controllo, a tutela degli allevamenti suinicoli e del comparto zootecnico”.

“Siamo soddisfatti e orgogliosi – sottolinea Gian Domenico Tomei, presidente della Provincia di Modena – della sperimentazione con l’uso dei droni per la ricerca della presenza di carcasse animali, fortemente voluta dalla nostra amministrazione nella consapevolezza che, anche in questo ambito, la tecnologia offra strumenti in grado di garantire risultati significativi, riducendo i tempi e consentendo di controllare maggiori porzioni di territorio rispetto alle procedure ordinarie. Siamo pienamente disponibili – conclude Tomei – ad offrire il pieno supporto alla Regione per l’impiego di queste soluzioni in altri territori, anche perché sappiamo bene quanto sia determinante il ‘fattore tempo’ in questi casi”.

Resta sospesa nelle province di Piacenza e Parma alla caccia collettiva ai cinghiali e alla caccia con l’ausilio dei cani.