(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 23 febbraio 2022 – Criminalità organizzata, criminalità economico-finanziaria e baby gang: questi i principali temi approfonditi nella riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, tenutasi ieri pomeriggio in prefettura, allargata alla presenza del procuratore generale della Repubblica di Bologna, Lucia Musti, il procuratore di Reggio Emilia f.f., Isabella Chiesi, e dei rappresentanti della direzione investigativa antimafia di Roma e Bologna, Bartolo Amato e Marco Marricchi.

È stato presentato un quadro complessivo dei recenti fenomeni criminali e degli interventi posti in atto e sono state espresse valutazioni sullo stato della sicurezza nella provincia reggiana che si basa su tre pilastri fondamentali: il controllo del territorio, la prevenzione ed il coordinamento.

Il controllo del territorio è certamente la pietra d’angolo del sistema, premessa indispensabile per l’efficace e continua prevenzione delle attività criminali: la presenza visibile ed attenta delle forze dell’ordine nei luoghi della vita quotidiana non serve solo ad impedire che i reati vengano commessi, ma anche a creare la serenità necessaria per il libero ed ordinato svolgimento della vita sociale in tutte le sue forme.

mafie all’assalto dell’Emilia

Il coordinamento rappresenta l’anello di chiusura del sistema, perché salda tra loro, rendendole più efficaci, le molteplici e varie attività dei soggetti che debbono contribuire alla tutela dei cittadini, della loro incolumità e dei loro beni. Il coordinamento si realizza in una duplice dimensione: la prima è quella dell’integrazione funzionale delle forze di polizia, la seconda è quella della “sicurezza integrata”, cioè del coinvolgimento attivo delle altre istituzioni pubbliche e private, in un impegno corale per produrre più sicurezza e migliore vivibilità quotidiana dei “territori”.

«Per affrontare al meglio i fenomeni di illegalità, di qualunque tipo – ha sottolineato in apertura il prefetto, Iolanda Rolli -è fondamentale che le istituzioni si presentino unite: è questo l’intento della riunione odierna, mettere in connessione la fase repressiva, curata dalla procura, con la fase preventiva, coordinata dalla prefettura, con l’indispensabile apporto delle forze di polizia».

Grazie anche alla presenza dei rappresentanti della direzione investigativa antimafia, i lavori si sono concentrati soprattutto sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, evidenziate dalle numerose interdittive adottate di recente dalla prefettura.

«Il processo di evoluzione del tessuto sociale ed economico della provincia di Reggio Emilia – ha sottolineato il prefetto – ha profondamente trasformato la realtà urbana: questa ha assunto, infatti, via, via una fisionomia sempre più metropolitana. La realtà estremamente dinamica e florida, la diffusa ricchezza del territorio unita alle possibilità offerte da un sistema in continua crescita ed espansione, hanno rappresentato un fattore di attrazione per attività speculative illecite condotte da elementi della criminalità organizzata mafiosa. In particolare, è forte e radicata la presenza di affiliati a cosche ‘ndranghetiste. Dediti dapprima al traffico di stupefacenti, hanno poi orientato i propri interessi speculativi soprattutto verso il settore dell’edilizia privata, caratterizzato negli anni passati da un significativo sviluppo, facendo registrare anche uno spiccato interesse verso il settore dei pubblici appalti».

prefettura Reggio Emilia

Di un loro radicamento nel territorio ha parlato, da ultimo il procuratore generale della Repubblica di Bologna f.f., Lucia Musti, che nel suo intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, lo scorso 22 gennaio, aveva lanciato un preoccupante allarme: “All’iniziale infiltrazione delle mafie è succeduto l’insediamento, fino all’attuale radicamento”.

«I fatti giudiziari sono molto chiari, si tratta di elementi ben individuati molti di loro sono stati raggiunti da provvedimenti restrittivi in carcere ovvero sono stati già condannati per gravi delitti. Il monitoraggio delle fenomenologie criminali sul territorio reggiano vede dedicate le migliori risorse disponibili e sull’esito degli approfondimenti grande è l’attenzione dell’A.G. A questo si aggiunga che la prefettura, dalla metà del 2020, dopo un’analisi puntuale delle esigenze del territorio, ha individuato tra le priorità l’attività di prevenzione dei tentativi di infiltrazione mafiosa nei pubblici appalti. D’intesa con i vertici delle forze di polizia, è stato dato un forte impulso al gruppo interforze ed è stato adottato un modulo operativo che ha consentito di avviare con determinazione un nuovo percorso e i risultati del lavoro avviato, estremamente impegnativo, sono stati immediatamente visibili: negli ultimi 18 mesi sono stati adottati 60 provvedimenti interdittivi antimafia a carico di aziende infiltrate, 38 i provvedimenti emanati lo scorso anno e 14 le interdittive già adottate dall’inizio del 2022, nei confronti di ditte operanti principalmente nel settore dell’edilizia».   

«In gran parte, all’interno di questi provvedimenti, ricorrono gli stessi nomi ormai noti alla cronaca, che vengono restituiti dai processi svolti e in corso. Da questi si evidenziano importanti elementi e si confermano, se ancora ve ne fosse bisogno, la dominante presenza in questa provincia della consorteria mafiosa cutrese, la quale ha avuto la capacità di infiltrarsi nel contesto economico-sociale del territorio».
Al riguardo, il procuratore generale della Repubblica di Bologna, Lucia Musti, ha evidenziato che «la presenza nella riunione odierna è significativa della vicinanza a questo territorio, gravemente colpito, come gran parte della regione, dalle infiltrazioni mafiose, e che sta cercando di fronteggiare al meglio questo fenomeno, nonostante le principali istituzioni preposte a contrastarlo, la prefettura in via preventiva e la procura in via repressiva, siano caratterizzate da pesanti carenze di organico».

Sul punto, il presidente della provincia, Giorgio Zanni, e il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, nell’apprezzare l’attenzione dedicata dal procuratore alla provincia reggiana, hanno sottolineato come negli ultimi dieci anni si stia lavorando non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello culturale, per formare quegli anticorpi al crimine organizzato di cui i reggiani non disponevano.

Luca Vecchi

«Proprio in un momento di massima esposizione del comparto delle costruzioni, dovuto ai flussi economici legati ai fondi messi a disposizione dal Pnrr, – ha concluso il prefetto -è importante continuare a monitorare il fenomeno di infiltrazione criminale nel settore. È necessario alzare l’asticella dei controlli, soprattutto rispetto ai Fondi messi in campo per rilanciare l’edilizia e per contribuire alla lotta all’inquinamento ambientale, anche se in parte hanno già inquinato l’economia, come accertato da alcune inchieste. Gli investimenti sono necessari per uscire dall’emergenza e sono molto attrattivi. Perché, ce lo ripete la storia, l'”emergenza” è sempre stata un grande affare per le mafie. Oggi i criminali mafiosi sono sempre più criminali economici e sono molto spregiudicati. Gli operai delle imprese edìli ‘ndranghetiste sono spesso privi di alcuna competenza e addirittura muniti di qualificazioni professionali false e vengono fatti lavorare in condizioni di sfruttamento. Il processo Aemilia e il processo Grimilde ci hanno consegnato la piena consapevolezza della presenza di dinamiche mafiose nel territorio reggiano. Il messaggio complessivo, tuttavia, non è assolutamente pessimistico. La ‘ndrangheta ha una forte presenza, ma forte è anche l’istanza di legalità che giunge dal territorio e dobbiamo garantire la massima attenzione a tutti i cittadini onesti ed alle imprese sane, vanto della provincia a livello nazionale e internazionale. Sta a noi, come cittadini, nei diversi ruoli che ricopriamo nella società e nel lavoro, impedire che questo radicamento si rafforzi ancor di più, rifiutando le lusinghe e le scorciatoie e denunciando le intimidazioni».