Parco del Corno alle Scale, studio su rigenerazione Appennino Tosco-Emiliano

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(Sesto Potere) – Bologna – 17 agosto 2020 – L’area del Corno alle Scale,  la vetta più elevata dell’Appennino Bolognese posta all’estremo lembo meridionale della provincia di Bologna, al confine con Pistoia e Modena, subisce le dinamiche comuni alle aree montane, mature e marginali: spopolamento, invecchiamento, minori disponibilità economiche, anche se il trend negativo ha rallentato la sua corsa negli ultimi anni.

Questo emerge dallo studio “Per una rigenerazione dell’Appennino Tosco-Emiliano: turismo, sostenibilità e sviluppo territoriale nel Parco Regionale del Corno alle Scale”. Una ricerca, realizzata dal Cast, Centro di Studi Avanzati sul Turismo dell’Università di Bologna, commissionata dal Cai Emilia-Romagna per dare evidenza scientifica alla propria contrarierà alla realizzazione di nuovi impianti di risalita, presentato nei giorni scorsi al pubblico (vedi foto).

I dati ufficiali sul turismo segnalano una forte diminuzione della permanenza media (arrivi stabili, presenze in diminuzione), anch’essa caratterizzante molte destinazioni turistiche. Preoccupante è anche il tasso di occupazione delle strutture ricettive (attorno al 12%), molto più basso che nelle destinazioni alpine (39% di media).

Risultati simili anche per l’utilizzazione degli impianti di risalita. Il fenomeno delle “seconde case” è rilevante (33% dei pernottamenti totali nell’area del Corno), così come quello dei visitatori giornalieri (50%).

escursione corno alle scale

I visitatori giornalieri, nonostante siano numerosi quanto i turisti, contribuiscono molto poco (6%) alla spesa turistica complessiva. La spesa media giornaliera è di € 27 (€ 43 in inverno ed € 22 in estate; € 38 per chi pernotta, € 17 per i visitatori giornalieri). Questi valori sono molto più bassi di quelli di altre destinazioni (ad esempio in Trentino la spesa è attorno ai € 100 al giorno). Il turismo contribuisce a circa l’8% del Pil locale (€ 39 milioni), con un moltiplicatore della spesa turistica pari a 0.92.

I visitatori apprezzano la bellezza dell’ambiente naturale e umano, ma indicano che la qualità dei servizi offerti è bassa: questo segnala un potenziale di spesa inespressa, che molto probabilmente risponderebbe in maniera positiva a progetti di investimento sul territorio.

Le stime emerse nello studio indicano che se gli investimenti sul territorio fossero in grado di portare 50mila visitatori in più all’anno si genererebbero € 6 milioni di Pil a livello locale, che potrebbero triplicarsi in alcuni scenari più ottimistici. Questi investimenti potrebbero portare ad un incremento sostanziale dell’occupazione, stimabile tra i 120 e i 400 nuovi posti di lavoro equivalenti a tempo pieno.

Le stime economiche devono essere valutate al netto del costo degli investimenti necessari, diversi da progetto a progetto, e in base alla distribuzione dei costi e benefici sul territorio. Inoltre, va valutato anche l’impatto ambientale, nel quadro di cambiamenti climatici la cui percezione spinge nella direzione di una minore fruibilità del parco soprattutto in inverno. 

Infine, il Progetto A, che prevede il collegamento con il versante toscano attraverso un nuovo impianto di risalita, incontra il favore di molti visitatori, ma è quello più divisivo: mentre la differenza tra favorevoli e contrari nei progetti B (che prevede uno sviluppo basato interamente sul turismo lento) e C (che prevede una commistione tra impianti di risalita e turismo lento) è pari al 65% e 66% rispettivamente, per il Progetto A è pari solo al 30%. Il tutto, ovviamente al netto degli effetti di Covid-19 sul turismo locale”.

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