(Sesto Potere) – Bologna- 29 novembre 2022 – Nell’udienza di oggi al Tribunale di Mansoura ennesimo rinvio – il nono – del processo a carico di Patrick Zaki, lo studente egiziano iscritto all’università di Bologna e attivista per i diritti umani,  arrestato nel febbraio del 2020 e scarcerato – ancora in attesa di giudizio, non ha la possibilità di viaggiare e quindi poter rientrare a Bologna per proseguire i suoi studi – nel dicembre scorso, dopo aver subito la privazione della libertà personale con una lunghissima carcerazione preventiva in riferimento a presunti reati contro la Sicurezza dello Stato. Lo studente Bolognese si era limitato a scrivere un articolo in cui denunciava violenze ai danni della minoranza copta nel Paese egiziano.

“La seduta [di oggi] è stata posticipata al 28 febbraio per completare tutte le pratiche relative all’appello”: ha scritto in arabo sul proprio profilo Facebook lo stesso Patrick Zaki.

In mattinata Patrick Zaki aveva scritto un altro, lungo, post nella sua pagina social, affidando alla sua  community – con tanto di fotografia delle torri gemelle con la sua effige – un messaggio di speranza: “Oggi nuova sessione al tribunale di Mansoura per il mio processo, ad ogni sessione devo andare a Mansoura per partecipare personalmente” nell’incubo di “ricordi che spero non ritornino di sicuro” e nella paura di “rivivere quel calvario”, riferito alla carcerazione: “Vedere l’auto delle deportazioni rappresenta un vero trauma per chi ha vissuto esperienza carceraria e ha bisogno di molto tempo per riprendersene”.

Una delle più importanti crisi [che lascia il] carcere è che non esci dalla tua prigione, anche se esci dalle sue mura, la prigione ti rimane dentro per molto tempo per accompagnarti nel resto del tuo viaggio, questo è quello che succede a me finora. Ma nonostante tutto cerco di sforzarmi per superare l’esperienza, la tua mente non ha smesso di pensare a questo incubo finché non ti tradisce per svegliarti e ricominciare il viaggio”: ha scritto Zaki.

In questi giorni e in vista della nuova udienza del processo si sono moltiplicati i messaggi di solidarietà in suo favore e nella giornata di ieri Amnesty International, e il gruppo universitario Bologna si sono dati appuntamento in Piazza Scaravilli “per esprimere massima solidarietà al nostro collega e concittadino”. 

“Sono grato a tutti gli amici per il loro infinito sostegno. Ad ogni sessione ricevo un enorme numero di messaggi di sostegno e amore che mi fanno sentire di non essere solo in questa difficile esperienza e mi dà qualche speranza che qualcosa di bello possa accadere presto. Finalmente spero che questo incubo finisca presto e di poter tornare a studiare in Italia normalmente e avere la possibilità di lavorare sul mio recupero personale prima di quell’esperienza”: ha risposto idealmente Patrick Zaki.