(Sesto Potere) – Forlì – 21 dicembre 2022 – Vengono definiti whistleblowers e sono coloro che segnalano violazioni del diritto dell’Unione europea e delle disposizioni delle normative nazionali delle quali siano venuti a conoscenza nell’ambito di un contesto lavorativo.

Oggi in Commissione Giustizia alla Camera è stato discusso lo Schema di decreto legislativo recante l’attuazione della Direttiva Ue 2019/1937 che tutela proprio questi soggetti.

Più nel dettaglio, con il termine whistleblowing s’intende la rivelazione spontanea da parte di un individuo, detto “segnalante” (in inglese “whistleblower”, appunto) di un illecito o di un’irregolarità commessa all’interno dell’ente, del quale lo stesso sia stato testimone nell’esercizio delle proprie funzioni. Il segnalante spesso è un dipendente ma può anche essere una terza parte, per esempio un fornitore o un cliente.

Relatrice dell’atto, per alcuni fondamentali articoli, è stata Alice Buonguerrieri (Fratelli d’Italia).

“Parliamo – afferma Buonguerrieri – di una normativa molto importante, perché mette in sicurezza coloro che, venuti a conoscenza durante l’esercizio del loro lavoro, sia in ambito pubblico che privato, di una violazione in materia di legislazione comunitaria e nazionale, la segnalano. In casi come questi c’è uno scoglio da superare: capita che il segnalante tema possibili conseguenze correlate alla segnalazione, è un fattore che intimorisce e magari non permette l’emersione di tutti i casi di illeciti. C’è chi ha paura di perdere il posto di lavoro, di essere demansionato o soggetto a mobbing. Parliamo quindi di atti ritorsivi nei confronti di chi ha dato il via alla segnalazione”.

“Il recepimento di questa direttiva comunitaria introduce tutele molto rilevanti: lo fa in termini di riservatezza del denunciante, del contenuto della denuncia e dei documenti presentati; ma pure nelle tempistiche certe e celeri dell’iter, nella modalità con cui la segnalazione stessa può essere attuata: anche oralmente o con un messaggio. Di fondamentale importanza è poi la norma che vieta ogni forma di ritorsione in danno al segnalante in senso lavorativo e che prevede sul punto una inversione dell’onere della prova in suo favore. Competente a decidere riguardo alle condotte ritorsive è il Giudice ordinario che, applicando questa normativa, può adottare tutte le misure anche urgenti necessarie a tutelare il lavoratore, tra cui la reintegrazione nel posto di lavoro, la cessazione della condotta, il risarcimento del danno. E’ una normativa – conclude la deputata di FdI – molto importante che aiuta a far emergere degli illeciti, tutelando le persone che segnalano la violazione”.